La cultura dell'educazione di Jerome Bruner

Di Barbara Leone.

Distinzione tra i quattro modelli di apprendimento proposti da Jerome Bruner, ognuno dei quali ha un proprio ambito di validità nel processo di insegnamento ai bambini

Nel testo "La cultura dell’educazione" Jerome Bruner afferma che alla base dell’azione formativa ci sono precisi modelli della mente e dell’apprendimento, dotati di conseguenze altrettanto riconoscibili sulle pratiche di insegnamento e sulle modalità di apprendimento degli alunni. Questi modelli sarebbero sostanzialmente quattro: i bambini apprendono per imitazione, i bambini apprendono per esposizione didattica, i bambini come pensatori, i bambini come soggetti intelligenti. Secondo Bruner ciascuno di questo modelli ha il proprio ambito di validità, per questo essi dovrebbero essere fusi in un’unità coerente, una teoria integrata del processo di insegnamento-apprendimento.

I bambini apprendono per imitazione
Questo modello si basa sull’atto del mostrare e presuppone la motivazione, la capacità di riconoscere gli obiettivi e i mezzi e di riprodurli. Si tratta di un modello tipico delle società tradizionale e dell’apprendistato, basati su una scarsa distinzione fra il “cosa” e il “come” dell’apprendimento e sulla convinzione che ciò che conta è soprattutto il “saper fare” piuttosto che il “conoscere” o “comprendere”.

I bambini apprendono per esposizione didattica
Questo modello presuppone l’ignoranza e la “passività” del discente, la presenza della conoscenza, già costituita, “fuori” di lui e la necessità che fatti, regole e principi vengano esposti dal docente, in modo che gli sia possibile impararli e usarli. Il sapere “cosa” (ossia le cosiddette conoscenze proposizionali) diventa il preliminare fondamentale per il “sapere come” (le conoscenze procedurali) e lo sopravanza nettamente.

I bambini come pensatori
In questo caso si ritiene che i bambini siano costruttori attivi di un modello del mondo, che deve essere mediato e ampliato nello scambio intersoggettivo dell’attività formativa. Chi insegna si sforza di penetrare il modo in cui il bambino pensa e di dialogare con esso. La conoscenza non è più considerata esistente di per sé e oggettiva, quanto piuttosto è vista come un insieme di credenze che devono essere giustificate e argomentate all’interno di una comunità.

I bambini come soggetti intelligenti
Secondo questo modello i bambini sono presto in grado di riconoscere la differenza fra conoscenze personali e conoscenze “oggettive” depositate nella cultura. Il compito degli insegnanti consiste nell’aiutarli a compiere questa distinzione e a penetrare nelle conoscenze depositate nella loro cultura di appartenenza.