Crocifisso in classe: la Corte di Strasburgo da' ragione all'Italia

Di Marta Ferrucci.

Dopo la sentenza di prima istanza secondo la quale il crocifisso violava il diritto dei genitori ad educare i figli secondo coscienza, la nuova sentenza da' invece ragione all'Italia. Molto soddisfatto il Ministro Gelmini che, dice, "il crocifisso è un simbolo che unisce, non divide"

Alla fine del 2009 la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo aveva stabilito che la presenza di simboli religiosi nelle aule violasse il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini alla liberta' di religione e di pensiero.

Dopo la sentenza della Corte erano state diverse le voci -da ogni schieramento politico- che si erano alzate a difesa della croce in classe e dalla sezione di Brescia del Pdl era addirittura stata lanciata una raccolta di firme a cui il Ministro Gelmini aveva dato il suo sostegno.

Oggi è arrivata la sentenza del ricorso che, a differenza di quella di prima istanza, da' ragione all'Italia: ''nel decidere di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche frequentate dai bambini della ricorrente, le autorita' hanno agito nei limiti e nel quadro di cui dispone l'Italia prevedendo l'obbligo di rispettare il diritto dei genitori di assicurare la formazione secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche''.

La Corte ha sottolineato che il crocifisso e' soprattutto un simbolo religioso, ma non c'e' alcuna prova che la sua visione sulle pareti di un'aula scolastica possa avere un'influenza sugli alunni.

Esprimo profonda soddisfazione per la sentenza della Corte di Strasburgo, un pronunciamento nel quale si riconosce la gran parte del popolo italiano", ha dichiarato il Ministro Gelmini. "Si tratta di una grande vittoria per la difesa di un simbolo irrinunciabile della storia e dell’identità culturale del nostro Paese.

Il Crocifisso sintetizza i valori del Cristianesimo, i principi sui cui poggia la cultura europea e la stessa civiltà occidentale: il rispetto della dignità della persona umana e della sua libertà. E’ un simbolo dunque che non divide ma unisce e la sua presenza, anche nelle aule scolastiche, non rappresenta una minaccia né alla laicità dello Stato, né alla libertà religiosa.

Oggi è un giorno importante per l’Europa e le sue istituzioni che finalmente, grazie a questa sentenza, si riavvicinano alle idee e alla sensibilità più profonda dei cittadini
”.