La Crisi del '300 e la riorganizzazione della società europea

Di Redazione Studenti.

Dal X al XV secolo la popolazione europea passò dai 40.000 ai 70.000. L'aumento della popolazione spinse gli uomini a coltivare zone non molto fertili le quali dopo pochi decenni non rendevano più cibo sufficiente per tutta la popolazione causato anche dalle piogge torrenziali e dalle carestie che si abbattevano sulla popolazione sempre più spesso. Nel primo '300 la popolazione iniziò a diminuire

La peste (malattia della pulce) infuriò ripetutamente in Europa. Ebbe origine in oriente ma a causa degli scambi commerciali si favorì il contagio, che partì dalle coste della Sicilia per poi espandersi in tutta Europa. La peste ebbe effetti disastrosi si calcola infatti che abbia sterminato il 25% della popolazione europea (17 milioni circa).

Il diffondersi dell'epidemia fu causato dalle carestie, infatti fu proprio la fame a spingere la gente a mettersi in cammino e quindi si moltiplicavano le occasioni di contagio. Le nozioni mediche su questa malattia erano praticamente inesistenti e l'impossibilità di spiegare la natura e la propagazione del morbo fece arrivare la gente a credere a superstizioni e leggende. Si sterminarono quindi cani e gatti, e addirittura in Germania si arrivò al massacro della popolazione ebrea che fu accusata di aver avvelenato l'acqua per uccidere tutti i cristiani.

Le terre meno adatte all'agricoltura furono abbandonate e tornarono a ricoprirsi di boschi utili al pascolo. Nel '400 si verificò l'amento dei salari e la diminuzione dei prezzi, questo favorì un miglioramento dell'alimentazione e quindi della qualità della vita. Probabilmente di conseguenza ci fu l'aumento dei matrimoni e delle nascite contemporaneo al calo della mortalità.Alla crisi demografica corrisponde una parallela crisi economica perché la gente per paura della morte non comprava più beni di consumo.

Però non fu del tutto un momento di stagnazione infatti nell'ambito politico continuò il processo di consolidamento degli stati europei e delle monarchie nazionali; in quello sociale si favorì lo sviluppo dell'aristocrazia cittadina nata dall'unione di famiglie di antiche casate feudali e famiglie mercantili. Si sviluppò una nuova concezione dell'uomo che si manifesto nell'arte dove veniva posto al centro dell'opera l'UOMO e nella religiosità dove l'uomo aveva un dialogo intimo e personale con Dio.

La diminuzione dei prezzi e l'aumento dei salari, ridussero i margini di guadagno, si ebbero così passaggi di proprietà a favore dei ceti cittadini. Nacquero numerosi accordi tra i proprietari terrieri e i contadini: il più importante fu la mezzadria con la quale si stabiliva che metà del raccolto spettasse al signore e la parte restante al mezzadro. Questo contratto era molto sfavorevole per il bracciante perché doveva anticipare i costi delle sementi e delle attrezzature, ma non sempre poteva pagarle perché i raccolti erano spesso scarsi.

Tra il '300 e il '400 si ebbe un peggioramento della vita nelle campagne dovuto all'obbligo per i contadini di prestare corvées . Per tutto il Quattrocento ci furono numerose rivolte contadine ( jacqueries ).

Nel '300 si sviluppò il commercio di prodotti meno raffinati ma anche meno cari di quelli che sino ad allora erano oggetto dei traffici internazionali. Infatti se prima il commercio tessile era basato sullo scambio di pannilani, in seguito le vendite diminuirono del 75%.