Contesto storico 2/2

Di Redazione Studenti.

Nell'età ellenistica, si verificò anche una profonda trasformazione economica dei paesi del Mediterraneo orientale.

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La Grecia e l'Oriente, in passato, erano stati due mondi completamente diversi e Alessandro aveva tentato di creare un tentativo di collaborazione fra due territori così diversi. I sovrani ellenistici, invece, mirarono soprattutto a sfruttare le risorse dell'Oriente, tralasciando il progetto di collaborazione fra l'economia greca e quella orientale. Nei regni ellenistici, alla miseria dei ceti popolari, si contrapponeva la ricchezza dei ceti più elevati, i quali si concentravano soprattutto nelle città più importanti. Lo sviluppo dei ceti urbani privilegiati influiva anche sulle concezioni generali della vita quotidiana; infatti, le classi sociali più ricche si preoccupavano di far studiare i figli nelle scuole migliori e di vivere in maniera più decorosa; migliorarono anche le condizioni della donna, la quale poté partecipare più attivamente alla vita sociale. L'Oriente, che era abituato, fin dai tempi antichi, ad una rigorosa disciplina, ricavò notevoli vantaggi dalla fusione con la civiltà greca, la quale era caratterizzata dal rigore razionale, dall'organizzazione e dall'esattezza tecnica.
Nell'età ellenistica, si diffuse anche una nuova cultura che si manifestò in tutti i campi della creatività umana: nell'arte, nella filosofia, nella religione, nella scienza, nella scultura, nell'architettura.
Per quanto riguarda la religione, nel contatto tra la civiltà greca e quella orientale, le concezioni religiose orientali non subirono grandi trasformazioni e i Greci cercarono di individuare nelle religioni orientali, i motivi comuni con le loro tradizioni. Allora, cominciarono ad assumere grande importanza i culti del dio Mitra e della dea Iside, che garantivano la sopravvivenza dell'anima e la serenità di fronte alle inquietudini e alle ansie che iniziavano a diffondersi fra la gente, per quanto riguarda il problema dell'aldilà. La diffusione di queste concezioni orientali accresceva la sensibilità religiosa, precedeva il futuro sviluppo del cristianesimo e favoriva la popolarità dei tradizionali riti misterici, come quello di Eleusi, che assicurava la resurrezione dopo la morte, o il culto di Dioniso, che esaltava la sopravvivenza dell'anima, la quale poteva essere conseguita attraverso riti di purificazione e di iniziazione.
Anche la filosofia dell'età ellenistica era strettamente legata al mutamento della realtà politica e del costume; mentre la filosofia del IV secolo a. C., che aveva avuto grandi rappresentanti come Platone e Aristotele, si era preoccupata soprattutto di giustificare e di spiegare il mondo della natura e di chiarire il significato dell'azione dell'uomo inteso come partecipe alla società della polis, la filosofia ellenistica, invece, preferiva affrontare problemi morali riguardanti il singolo individuo. Infatti, nell'età ellenistica, l'uomo non era più il cittadino che partecipava attivamente ai dibattiti pubblici, contribuendo ad elaborare concezioni politiche utili alla patria, ma era diventato il suddito, soggetto ad un potere assoluto, sul quale non poteva minimamente influire. Nel periodo ellenistico, si diffusero due correnti filosofiche: l'epicureismo di Epicuro, vissuto dal 342 a. C. al 270 a. C., e lo stoicismo di Zenone di Cizico, che visse dal 332 a. C. al 264 a. C.; queste due correnti filosofiche mirarono ad affrontare i problemi che riguardavano l'uomo inteso come singolo individuo: l'uomo di fronte al bene e al male, l'uomo vittima delle passioni, l'uomo responsabile della propria felicità o della propria inquietudine. In base a queste concezioni filosofiche, nasce l'ideale del saggio, che riesce a realizzare la felicità, dominando il piacere senza lasciarsi sopraffare da esso, come sosteneva Epicuro, o che raggiunge la pienezza della sua natura razionale, come affermava Zenone. La filosofia ellenistica, avendo ormai perso il suo antico ruolo consistente nel giustificare tutta la realtà umana, iniziò a opporsi alle istituzioni della società, cercando di dare al singolo individuo, la possibilità di trovare solo in se stesso e nella sua intimità, la ragioni della sua esistenza.
I sovrani ellenistici si mostrarono piuttosto diffidenti nei confronti delle nuove correnti filosofiche, anche se a volte chiamarono nelle loro corti, qualche filosofo. Poiché i sovrani ellenistici erano abituati a esercitare un potere assoluto, non intendevano mettere in discussione i generali punti di vista etici e politici; essi sapevano che la filosofia, suscitando opinioni critiche, poteva diventare una disciplina rivoluzionaria e pericolosa per il loro potere. Perciò, i sovrani preferirono appoggiare lo sviluppo delle scienze specialistiche, come la matematica, la geografia e la filologia; nello sviluppo della scienza, si distinsero particolarmente i Tolomei d'Egitto, grazie ai quali, Alessandria divenne la splendida capitale culturale dell'ellenismo. In questa città, i Tolomei crearono il Museo, dove gli studiosi, mantenuti a spese del sovrano, lavoravano efficacemente e accuratamente, grazie alla ricchezza dei mezzi di ricerca e del materiale scientifico messo a loro disposizione. Nelle biblioteche del Museo, c'erano settecentomila volumi che racchiudevano tutto lo scibile umano di quell'epoca; gli studiosi di scienze fisiche e naturali potevano attingere a questi volumi e sviluppare, così, quel processo di specializzazione già iniziato nel IV secolo a. C., nella scuola aristotelica.
Per quanto riguarda la letteratura, nell'età ellenistica si diffusero opere erudite caratterizzate dalla minuziosità e dalla precisione scientifica, che però non avevano quella creatività tipica delle grandi opere tragiche e comiche dei secoli precedenti.
Tra le arti, ebbero un notevole sviluppo soprattutto l'architettura e la scultura. L'architettura rimase sostanzialmente legata alla tradizione greca precedente, ma si basava su una grandiosità non riscontrabile nelle opere architettoniche delle epoche passate. L'architettura ellenistica era caratterizzata soprattutto dalla ricchezza e dall'abbondanza dei motivi ornamentali, che venivano quasi ostentati come segno di opulenza sia nei templi che nelle case dei ricchi. Nell'ambito dell'urbanistica, prevalse la razionalità: mentre nell'età classica, la città nasceva e si sviluppava in maniera caotica, nell'età ellenistica, invece, gli architetti tracciavano prima la pinta della città e poi ne prevedevano le linee di sviluppo.
La scultura ellenistica assunse nuovi caratteri: la tendenza all'idealizzazione e al perfetto equilibrio, tipica dell'arte classica, fu soppiantata dalla rappresentazione dei particolari brutti, grotteschi e comici; alla semplicità classica si sostituirono il virtuosismo dell'artista e un forte senso analitico, che si esplica nello studio dell'anatomia.
Grande importanza fu data anche alla storiografia; infatti, gli studiosi alessandrini cercavano sempre di stabilire la datazione di un'opera, il significato di un'allusione letteraria riguardante il passato, l'origine di un documento.
I risultati migliori si ebbero nel campo scientifico; i Tolomei invitarono a corte, matematici, fisici, astronomi, geografi, sviluppando, così, un'intensa attività scientifica. La geografia fece notevoli progressi: ad esempio, venne intuita l'influenza della luna sul fenomeno delle maree, e il matematico Eratostene di Cirene, vissuto dal 273 a. C. al 192 a. C., riuscì a calcolare quasi con esattezza, la lunghezza del meridiano terrestre e a tracciare, in maniera abbastanza precisa, una carta geografica delle coste mediterranee dell'Europa, dell'Asia e dell'Africa.
La geometria e la matematica ebbero un grande sviluppo, grazie a Euclide di Alessandria e ad Archimede, vissuti entrambi nel III secolo a. C.; Euclide organizzò la geometria in una rigorosa concatenazione di teoremi, che ancora oggi costituiscono la base fondamentale di questa disciplina, e Archimede realizzò molte scoperte fisiche e matematiche, individuando i principi dell'idrostatica e ponendo la premesse per l'elaborazione del calcolo infinitesimale.
Anche la medicina si sviluppò notevolmente; infatti, ad Alessandria, gli anatomisti sezionando i cadaveri, scoprirono che le arterie contenevano il sangue e non l'aria, come si era creduto fino ad allora.
Però, la ricerca scientifica dell'età alessandrina riguardava soltanto una cerchia piuttosto ristretta di dotti e di scienziati; infatti, il rigore dello studio, dell'osservazione scientifica e dell'esperimento non poteva diffondersi fra le masse, le quali preferivano le spiegazione generiche collegate al soprannaturale.