Contesto Storico di Senofonte (II° parte)

Di Redazione Studenti.

dopo la morte di Ciro, gli Spartani accolsero le richieste di aiuto delle poleis dell'Asia Minore che erano soggette al dominio persiano.

Senofonte: Indice
Vita
- Contesto Storico - Opere - Approfondimenti

<<precedente
L'impresa di Ciro fallì e, nel 401 a. C., egli morì sul campo di battaglia; e, gli Spartani liberarono gran parte delle coste anatoliche, costringendo Artaserse ad accettare una tregua nel 398 a. C. il nuovo sovrano persiano, però, fu più fortunato dei suoi predecessori e riuscì a riprendere il sopravvento, stringendo alleanza con le secolari nemiche di Sparta: Atene, Corinto, Argo e Tebe.
Il governo spartano dovette richiamare in Grecia le truppe inviate in Asia Minore, mentre Atene, dopo aver ricostruito le Lunghe mura grazie ai finanziamenti del Gran Re, cominciava a intravedere la possibilità di riaffermare la sua supremazia come potenza navale.
La ripresa economica e politica di Atene, però, indusse Artaserse a riavvicinarsi a Sparta, ristabilendo, così, un equilibrio che andava esclusivamente a proprio vantaggio. Dunque, alleandosi alternativamente con le opposte coalizioni, il re persiano si impose a tutte le città come unico vero vincitore del conflitto e, nel 386 a. C., fece comunicare ai delegati di Sparta, Atene, Tebe, Argo e Corinto, le proprie decisioni: le città greche dell'Asia Minore dovevano rimanere in suo dominio, le altre città della Grecia sarebbero rimaste indipendenti, ovvero svincolate da ogni legame di alleanza.
Con questa imposizione, denominata Pace del Re, il monarca dimostrava di considerarsi l'arbitro assoluto delle questioni riguardanti il mare Egeo e il mondo ellenico, ma in realtà delegava Sparta come esecutrice della sua volontà nei confronti delle altre poleis greche, in quanto, mentre gli ordini da lui divulgati avrebbero provocato lo scioglimento di tutte le leghe, la Simmachia peloponnesiaca, invece, rimase intatta e gli Spartani poterono riaffermare pienamente il proprio dominio sulla Grecia grazie anche all'appoggio dei Persiani.
Nel 379 a. C., i profughi persiani appartenenti al partito democratico e capeggiati dai generali Pelopida ed Epaminonda, si allearono con il governo ateniese e riuscirono a rientrare in patria, sconfiggendo il governo oligarchico e la guarnigione spartana che lo sosteneva. Gli Spartani reagirono con la guerra, ma Tebe, grazie all'alleanza di Atene che proprio in quel periodo stava ricostituendo intorno a sé una nuova confederazione marittima ispirata a principi molto più liberali rispetto a quelli che avevano provocato la rottura della Lega di Delo, nel 378 a. C., vide accrescere la propria potenza. Pelopida divenne il promotore della Lega beotica e in così, la situazione degli Spartani, i quali furono più volte sconfitti sulla terra dai Tebani e dai loro alleati, e sul mare dagli Ateniesi, andò progressivamente peggiorando.
Nel 371 a. C., allora, gli Spartani, sicuri di ottenere un facile successo, inviarono in Beozia un forte esercito di opliti, ma non riuscirono a conseguire la vittoria sperata. Infatti, Epaminonda aveva organizzato un'innovazione militare che avrebbe sorpreso il tradizionale ordinamento oplitico degli Spartani; questa innovazione militare escogitata dal generale tebano consisteva sostanzialmente in uno straordinario rafforzamento dell'ala sinistra della falange, nella quale veniva collocato il cosiddetto Battaglione sacro, costituito da trecento combattenti scelti in base alle doti fisiche e morali. Nel 371 a. C., gli Spartani sperimentarono a Leuttra l'eccellenza della falange tebana; il re spartano Cleombroto e molti soldati lacedemoni persero la vita sul campo di battaglia, e in seguito a questa dura sconfitta subita dagli Spartani, si infrangeva il mito della loro invincibilità nei combattimenti terrestri.
Le conseguenze della sconfitta spartana avvenuta nella battaglia di Leuttra non tardarono a manifestarsi nel Peloponneso, che da lungo tempo era soggetto al dominio lacedemone; l'Arcadia, la Messenia e l'Elide furono teatro di una violenta ribellione contro gli Spartani e contro gli oligarchi da loro protetti. Epaminonda giunse nel Peloponneso nel 369 a. C., invase la Laconia, fondò la Lega arcadica e aiutò i Messeni a rivendicare la propria libertà. Le ambizioni dei Tebani, però, non si fermarono al Peloponneso e si estesero a tutte le regioni della Grecia, suscitando, così, la diffidenza di Atene, la quale decise di allearsi con Sparta.
Tebe intervenne nelle contese dinastiche che si stavano verificando nella Macedonia e, per assicurarsi la fedeltà di quella regione, si fece consegnare alcuni ostaggi appartenenti alle famiglie nobili. Pelopida fu imprigionato dai Tessali, ma venne liberato, nel 367 a. C., da Epaminonda, che impose alla Tessaglia di rompere l'alleanza stretta con Atene e di firmare la pace con Tebe. Nello stesso anno, Epaminonda dovette intervenite per la seconda volta nel Peloponneso, dove la situazione politica era molto confusionaria; fra Sparta e la Messenia si stava verificando una continua guerriglia devastatrice e anche tra le poleis che costituivano le Lega arcadica, avvenivano dei dissidi. Allora, il condottiero tebano tentò invano di riconciliare le varie fazioni discordi.
Come Sparta aveva infranto l'imperialismo ateniese dopo la guerra del Peloponneso, così Tebe era riuscita a mettere in crisi l'egemonia spartana, ma in entrambi i casi non era subentrato un adeguato processo di ricostruzione; infatti, l'imperialismo spartano si era dimostrato peggiore di quello ateniese, e l'egemonia tebana risultava peggiore di quella spartana, perché non riusciva a garantire l'ordine e la pace di cui tutta la Grecia aveva bisogno. Successivamente, Epaminonda capì che, affinché Tebe acquisisse il primato sul mondo greco e riuscisse a contrastare la rivalità di Atene, era necessario disporre di una flotta adeguata alle esigenze dell'esercito tebano; perciò, egli fece costruire cento triremi, con le quali tentò di impadronirsi delle vie di comunicazione con il Mar Nero, e riuscì ad occupare Bisanzio nel 364 a. C. nello stesso anno, Pelopida guidò una nuova spedizione contro la Tessaglia e dopo aver conseguito un'importante vittoria presso il passo di Cinocefale, perse la vita durante un combattimento, ma l'impresa da lui cominciata, venne ultimata l'anno seguente dai beotarchi, ossia dai comandanti della Lega beotica.
Nonostante i numerosi successi, l'egemonia tebana non era solida, perché non si basava su profonde ragioni oggettive di ordine economico, politico e culturale, ma richiedeva continui interventi militari. A Mantinea, nel 362 a. C., si svolse lo scontro decisivo fra la Lega beotica ed la coalizione che faceva capo ad Atene e a Sparta; la genialità militare di Epaminonda stava per ottenere nuovamente un grande successo, ma il condottiero tebano, combattendo in prima linea nel battaglione sacro, morì colpito da un giavellotto. La morte di Epaminonda segnò la fine della breve ed effimera egemonia tebana.