Contesto storico di Aristotele

Di Redazione Studenti.

Il periodo storico in cui visse Aristotele fu caratterizzato dal governo del re Filippo di Macedonia e dalle successive conquiste di suo figlio Alessandro.

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Filippo II si impadronì del trono macedone nel 356 a. C. e, approfittando del momento di debolezza e di crisi in cui si trovavano le poleis greche, dopo aver organizzato un forte esercito, intraprese subito la sua politica espansionistica. Egli riuscì, in breve tempo, a impadronirsi della città di Anfipoli e del massiccio montagnoso del Pangeo, che era molto ricco di miniere d'oro. Atene, impegnata nei contrasti con i suoi stessi alleati, non riuscì a intervenire per contrastare la spedizione macedone. Infatti, la politica interna ateniese stava attraversando un periodo particolarmente critico, in quanto la seconda Lega marittima si stava dissolvendo e l'opposizione interna iniziava a ribellarsi al gruppo dei democratici.
Nel 355 a. C., il partito democratico al potere fu travolto dagli scandali e successivamente fu soppiantato da un governo capeggiato da Eubulo, il quale appoggiava gli interessi dei ceti possidenti e dei circoli culturali conservatori. Dopo aver esteso i confini della Macedonia verso sud-est, Filippo impose guarnigioni macedoni in Tessaglia e, nel 348 a. C., conquistò Olinto, la città principale della penisola Calcidica. Atene, pur essendo alleata con Olinto, poiché era impegnata nella sua politica di ricostruzione economica, non intervenne contro le truppe macedoni, le quali ne approfittarono per ricomparire in Grecia come alleati dei Tebani contro i Focesi; questi ultimi furono sconfitti e Atene, loro alleata, trovandosi in un periodo molto critico e difficile, fu costretta ad accettare la pace di Filocrate.
Questo trattato di pace fu stipulato nel 346 a. C. e consentiva a Filippo di sedersi tra i membri dell'anfizionia di Delfi e di rafforzare il suo ruolo di arbitro nelle lotte fra le poleis. Gli Ateniesi cominciarono a guardare con sospetto il sovrano macedone che ormai poteva partecipare tranquillamente alle decisioni delle città greche. Allora, gli Ateniesi attuarono una serie di provocazioni contro Filippo e, nel 340 a. C., si allearono con i Tebani, i quali avevano precedentemente stretto un patto di alleanza con il sovrano macedone. Questa forte tensione che si era creata fra gli Ateniesi e i Macedoni culminò, nel 338 a. C., con la battaglia decisiva di Cheronea, in Beozia, dove le truppe greche furono duramente sconfitte dall'esercito di Filippo.
A questo scontro, aveva partecipato anche il figlio di Filippo, Alessandro, dimostrandosi già un abile combattente.
Filippo usufruì della sua vittoria, in maniera molto moderata nei confronti di Atene alla quale fu concesso di mantenere la sua indipendenza, la sua flotta e alcune colonie; il comportamento del sovrano macedone non era soltanto un atteggiamento di magnanimità e di rispetto per la più importante città della Grecia, ma era dettato anche dal progetto di creare una fusione di tutto il mondo ellenico per dare origine a una forza unitaria e compatta, capace di affrontare una guerra contro il popolo persiano.
Dopo la vittoria di Cheronea, Filippo gettò le basi per l'unità del mondo greco, costituendo la Lega di Corinto, della quale egli era il capo politico e militare; le poleisappartenenti a questa Lega, pur restando formalmente indipendenti, si erano impegnate a non farsi guerra tra loro e a fornire navi e contingenti militari quando il sovrano macedone lo avesse richiesto.
Filippo, che intendeva usufruire dell'unità del mondo greco per organizzare una campagna militare contro la Persia, cercò di convincere il mondo ellenico che una battaglia contro i Persiani era necessaria, in quanto si trattava di una guerra di vendetta, attraverso la quale i Greci avrebbero potuto riscattarsi dalle precedenti aggressioni di Dario e di Serse.
Nel 336 a. C., mentre preparava un attacco militare contro l'impero persiano, Filippo morì improvvisamente, accoltellato da un nobile macedone suo rivale. Dopo la morte di Filippo, il regno macedone passò sotto il dominio di suo figlio Alessandro, che si era già distinto nella battaglia di Cheronea.
Nel 335 a. C., il giovane sovrano, appena salito sul trono, sedò molto crudelmente una rivolta scoppiata fra i Tebani, e gli altri popoli, intimiditi da questa azione così violenta, si assoggettarono completamente alla volontà di Alessandro, il quale, dopo aver ristabilito la situazione, decise di riprendere il progetto della spedizione militare contro i Persiani, già iniziato dal padre. Alessandro sconfisse ripetutamente l'esercito persiano, prima sul fiume Granico, nel 334 a. C. e successivamente nella pianura di Isso, nel 333 a. C.
Il re persiano Dario III venne nuovamente battuto a Gaugamela, nel 331 a. C e tutto l'impero persiano fu conquistato dalle truppe macedoni. Dopo aver conseguito queste brillanti vittorie sui Persiani, Alessandro decise di conquistare tutto il mondo allora conosciuto e organizzò una spedizione militare con cui giunse fino al fiume Indo, nel 326 a. C. Nel 323 a. C., quando Alessandro era giunto a Babilonia, fu colpito da un improvviso attacco di malaria e morì. L'immenso impero da lui creato, era destinato a sfasciarsi senza la sua guida, ma la concezione di una monarchia universale perdurò fino all'epoca dell'impero romano.