Seneca: il contesto storico

Di Micaela Bonito.

Il contesto in cui visse Seneca. La Storia di quel momento

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Contesto Storico

La lunga pace sociale che il regime augusteo era riuscito ad assicurare all’impero, era stata il risultato di un’ambiguità di fondo, che consisteva nel mantenimento formale delle magistrature repubblicane dietro le quali in realtà si nascondeva il potere assoluto del princeps (primus inter pares).
Ciò dava l’illusione alla classe senatoria, duramente provata dalle guerre civili, di una pur tenue continuità con la repubblica e soprattutto le consentiva di credere che il principato non si sarebbe trasformato in dispotismo di stampo orientale.
Nel 14 d.C venne designato come successore di Augusto, Tiberio, che si presentò al senato ribadendo fedeltà al regime instaurato da Augusto e manifestando il desiderio di collaborare con la nobilitas.
Il principato di Tiberio e quello dei suoi successori ( Caligola, Claudio e Nerone) sono dipinti dalla tradizione antica come una lunghissima serie di nefandezze che culminano con Nerone, con cui si raggiunge il non plus ultra della follia e della crudeltà.
Una tradizione così concordemente ostile ha insospettito la critica moderna per due motivi:

  1. il racconto della storia dei vari principati sembra ricalcare sempre il solito schema (prima il principe mostra la sua volontà di essere fedele al senato per poi rivelarsi un tiranno dispotico e crudele);
  2. la contrapposizione tra i “cattivi” principi dell’età giulio- claudia e i quattro imperatori “buoni” dell’età successiva : la vetta degli elogi si raggiunge con Traiano esaltato come optimus princeps dalle fonti.

In realtà la tradizione sulla dinastia giulio-claudia riflette una presa di posizione ideologica e copre lo scontro fra il principato e la nobilitas senatoria, durante il quale l’aristocrazia riesce a tramandare la propria visione in corso: infatti non abbiamo testimonianze letterarie o storiche di autori filo-imperiali, come invece è accaduto per l’età di Augusto(basti pensare a Virgilio o ad Orazio).
Mantenere in vita il modello augusteo era ormai impossibile : il principato, sin dalla seconda parte del regno di Augusto, si evolveva sempre più verso un regime assoluto, fondato sull’appoggio di eserciti e sul consenso delle province. Il potere era esercitato dall’autocrate che aveva al suo servizio un esercito di funzionari fedele ed inquadrati in una salda burocrazia.
Quindi il principe non aveva più bisogno di una classe gelosa delle sue tradizioni come quella senatoria; egli al contrario, necessitava di un ceto a lui fedele da porre a capo degli uffici di stato.
Questo ci spiega perché in questo periodo è sempre maggiore l’ascesa ai vertici dello stato di nuove classi di aristocratici, provenienti dalle province o dagli eserciti, o addirittura di liberti, ovvero gli schiavi affrancati, come il caso di Polibio, il potentissimo liberto dell’imperatore Claudio.