Persio: il contesto storico

Di Micaela Bonito.

Cosa caratterizzò il contesto in quel tempo? Scopri il profilo culturale di quel periodo

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Contesto Storico

La lunga pace sociale che il regime augusteo era riuscito ad assicurare all’impero, era stata il risultato di un’ambiguità di fondo, che consisteva nel mantenimento formale delle magistrature repubblicane dietro le quali in realtà si nascondeva il potere assoluto del princeps (primus inter pares). Ciò dava l’illusione alla classe senatoria, duramente provata dalle guerre civili, di una pur tenue continuità con la repubblica e soprattutto le consentiva di credere che il principato non si sarebbe trasformato in dispotismo di stampo orientale.

Gli immediati successori di Augusto, appartenenti alla dinastia Giulio—Claudia, si scontrano spesso con l’aristocrazia che, pur non disponendo di forze sufficienti a rovesciare il principato, manifesta la propria nostalgia per i «bei tempi» della repubblica (quando essa esercitava un potere preponderante) opponendosi efficacemente al dispotismo di imperatori come Caligola e Nerone.
A loro volta i principi reagiscono alle congiure aristocratiche col terrorismo e aprono larghi vuoti nelle file della nobilitas, già in via di estinzione per scarsa prolificità.
L‘opposizione non riesce comunque ad arrestare lo sviluppo delle istituzioni imperiali, che anzi si consolidano perché garantiscono un rapporto più equilibrato fra le classi sociali e assicurano alle province un trattamento meno iniquo.

Sotto il profilo culturale rispetto all’età augustea, periodo nel quale fiorì un numero impressionante di capolavori letterari -si pensi alle opere di Virgilio, Orazio ed Ovidio- questa età potrebbe sembrare come un periodo di stasi, per il mutamento degli interessi, per la sensazione di irraggiungibilità che quelle opere ispiravano, per il desiderio stesso di cambiare.
Un grande influsso lo ebbe la filosofia stoica che promuove una visione universale, ecumenica delle problematiche sociali politiche.

Lo stoicismo nel I secolo d.C. soppiantò gradualmente l’epicureismo, divenendo la filosofia predominante: il sapiente del periodo greco fu reinterpretato come cittadini esemplare, che si conforma alle leggi dello Stato romano e che non si piega alle avversità del Fato: sopporta tutto con fermezza, accettando persino il suicidio, quando il gesto estremo si presenta come l’unico mezzo per sfuggire a tutto ciò che offenda la dignità dell’uomo e del cittadino.

La pratica della filosofia fu intesa allora come ricerca interiore di fronte al mistero della vita e della morte, ma anche come conquista della libertà di fronte alla tirannide. L’opposizione politica dei senatori al principe, non avendo spazi istituzionali per manifestarsi, divenne opposizione filosofica ed intellettuale che ebbe come portavoce i maggiori esponenti della panorama culturale del tempo.