Lucrezio: il contesto storico

Di Micaela Bonito.

Lucrezio, vissuto tra il 97 e il 55 a.C risulta coetaneo di Cesare e Cicerone, vissuto durante gli anni più turbolenti delle lotte civili e morto prima che queste terminassero e si affermasse il principato.

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Contesto Storico

Lucrezio, vissuto tra il 97 e il 55 a.C risulta coetaneo di Cesare e Cicerone, vissuto durante gli anni più turbolenti delle lotte civili e morto prima che queste terminassero e si affermasse il principato.
L’incertezza delle notizie biografiche complica l’analisi del rapporto tra il poeta e l’attualità culturale e politica del suo tempo. Per quanto possiamo congetturare, Lucrezio, rispettoso dei dettami di Epicuro, si mantenne lontano dalla vita politica.
I riferimenti che nel poema ci sono al contesto storico politico sono per lo più di condanna e di biasimo per la vanità delle ambizioni (V v.1129) e l’inutile affanno delle attività belliche e mercantili. In quali modi concretamente si realizzasse l’ideale di vita appartata non ci è dato sapere. Il rapporto con il patrono Memmio è stato variamente interpretato, ma è difficile dargli una valutazione obiettiva, data la scarsità delle informazioni in nostro possesso.

L’unico accenno alla situazione politica contemporanea può essere la dichiarazione, fatta nel proemio del I libro, di attendere alla propria opera in un momento particolarmente difficile per la patria ( I, v.41 patriai tempore iniquo). L’interesse per la patria, che non intacca il principio del lathe biòsas, può essere considerato un elemento tipicamente romano della posizione di Lucrezio. Il richiamo alla pace, punto nodale dell’invocazione di Venere, al di là delle ragioni artistiche, non perde il suo carattere drammaticamente attuale: il poeta vive in prima persona gli sconvolgimenti delle lotte civili.
Sono ormai noti gli eventi che portarono a questo stato di cose.
In seguito al patto tra gli uomini più importanti del tempo, Cesare Pompeo e Crasso, Cesare iniziò la sua incontrastata ascesa politica e miltare, culminata con la conquista di tutta la Gallia. Considerato pericoloso agli occhi del senato, gli fu intimato di sciogliere i suoi eserciti, base del suo potere personale. Per tutta risposta Cesare varcò con l’esercito il Rubicone che costituiva il confine dell’Italia entro il quale era vietato guidare le milizie. La guerra civile era così dichiarata.
La guerra tra Cesare e Pompeo durò dal 49 al 45 e si concluse con la morte di Pompeo, nel 48 in Egitto e la vittoria di Cesare, ormai signore di Roma. Cesare conservò formalmente le istituzioni repubblicane, ma in realtà le sostituì con un regime sostanzialmente monarchico: il suo potere si fondava essenzialmente sull’appoggio degli eserciti, dei veterani e della plebe di Roma; nel suo significato storico, esso si giustifica come costruttiva adeguazione dello stato alle complesse esigenze dell’impero mediterraneo, che la repubblica oligarchica senatoriale non era più in grado di soddisfare.

L’opera di Cesare è interrotta nel 44 a.C. da una congiura di senatori, guidati da Bruto e Cassio, che uccidendo il tiranno mirano a restaurare la libertà repubblicana: si tratta peraltro di una libertà riservata alla sola classe dirigente, che non ha alcun valore per il popolo, come dimostrano le violente reazioni romane contro i tirannicidi.