Lucano: il contesto storico

Di Micaela Bonito.

Descrizione del contesto storico in cui ha vissuto Lucano

Lucano: Indice
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Contesto Storico

Dopo la morte di Augusto il principato assume sempre più chiaramente le caratteristiche che gli erano implicite fin dalle origini: l’autorità dei sovrani si accentua, l’apparato burocratico si amplia, il senato e l’ordine equestre sono ridotti a funzioni subalterne, la nobilitas tenta invano di recuperare i privilegi del passato, la cittadinanza romana viene estesa a nuove popolazioni: lo stato, insomma, si dà un’organizzazione più efficiente, centralizzata e compatta, e tende a soddisfare le esigenze di tutte le classi ricche dell’impero, anziché i soli interessi dei soli ceti privilegiati italici.
Nel 14 d.C venne designato come successore di Augusto, Tiberio, che si presentò al senato ribadendo fedeltà al regime instaurato da Augusto e manifestando il desiderio di collaborare con la nobilitas.
Il principato di Tiberio e quello dei suoi successori ( Caligola, Claudio e Nerone) sono dipinti dalla tradizione antica come una lunghissima serie di nefandezze che culminano con Nerone, con cui si raggiunge il non plus ultra della follia e della crudeltà.
In realtà la tradizione sulla dinastia giulio-claudia riflette una presa di posizione ideologica e copre lo scontro fra il principato e la nobilitas senatoria, durante il quale l’aristocrazia riesce a tramandare la propria visione in corso: infatti non abbiamo testimonianze letterarie o storiche di autori filo-imperiali, come invece è accaduto per l’età di Augusto(basti pensare a Virgilio o ad Orazio).

Lucano, come Seneca e Petronio, vive sotto il principato di Nerone che salì al potere a soli 17 anni, grazie soprattutto alle trame ordite dalla madre Agrippina per assicurargli la successione dopo l’imperatore Claudio.
In un primo tempo sembrò che il sovrano intendesse restaurare la formula monarchico-repubblicana del principato augusteo, fondata sul rispetto del senato.
Ma dopo il cosiddetto quinquennio felice (54-58) il dispotismo di Nerone si manifestò nella forma più violenta: nel 59 fece uccidere la madre per sottrarsi alla sua pesante tutela; nel 62 la stessa sorte toccò ad Ottavia, la sua consorte, e sostituita da Poppea, che, secondo le affermazioni di Tacito, sarebbe morta nel 65 per le percosse del marito.
Con la morte di Burro (62) e il ritiro a vita privata di Seneca, cominciò un periodo di terrore: aumentarono i processi di lesa maestà contro esponenti dell’aristocrazia, condannati spesso solo perché i loro beni venissero confiscati e rinsanguassero le finanze del principe. Nel 60 istituì i Giochi Neroniani cui egli stesso partecipava in veste di auriga , cantante e poeta: non si trattava solo di un vizio privato per solleticare la propria vanità, perché le spese sostenute per soddisfare il suo amore per le esibizioni comportarono oltre che confische anche l’inasprimento delle imposte nelle province.

L’ostilità contro Nerone andava pertanto crescendo, tanto che nell’estate del 64 l’opinione pubblica lo considerò il responsabile di un pauroso incendio che distrusse diversi quartieri della capitale. Egli gettò le colpe sui cristiani, che furono soggetti ad una prima persecuzione, ma questo non valse a far tacere le voci sulla sua responsabilità.
Nel 65 fu scoperta la congiura dei pisoniani, senatori e cavalieri che cercarono di eliminare il principe: la congiura però venne repressa con la morte di molti esponenti dell’aristocrazia. Tra le vittime eccellenti ricordiamo Seneca.

Negli anni successivi Nerone visitò la Grecia (66-67), mentre la Giudea era agitata da insurrezioni non solo contro i Romani , ma anche contro gli ebrei ricchi e i sacerdoti. Nel 68 la ribellione contro l’imperatore si diffuse anche nelle province occidentali investendo subito i politici della capitale. Abbandonato da tutti e dichiarato fuori legge, Nerone si rifugiò in una villa nei pressi di Roma dove si diede la morte (68).