Contesto storico di Platone ( I° parte)

Di Redazione Studenti.

L'ambiente in cui Platone visse e sviluppò il suo Contesto Storico è il mondo greco antico, caratterizzato dalla presenza delle città-stato e delle colonie occidentali

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L'ambiente in cui Platone visse e sviluppò il suo Contesto Storico è il mondo greco antico, caratterizzato dalla presenza delle città-stato e delle colonie occidentali. Si tratta del periodo immediatamente successivo alla guerra del Peloponneso, durante il quale, nella Grecia propriamente detta, si erano insidiate prima l'egemonia spartana e poi quella tebana, in Sicilia, invece, si era imposta l'egemonia di Siracusa.
Conclusasi la grande epoca di Pericle, durante la quale Atene aveva raggiunto il massimo del suo splendore e della sua potenza politica all'esterno, aveva realizzato gli ordinamenti più democratici al suo interno e aveva raggiunto i più alti livelli della civiltà e della cultura del mondo antico, la guerra contro Sparta, denominata guerra del Peloponneso, si era protratta con vicende alterne, per alcuni decenni che coincisero con l'infanzia e con la giovinezza di Platone. La cosiddetta guerra del Peloponneso terminò con la definitiva sconfitta di Atene nella battaglia di Egospotami, nel 405 a. C.
L'occupazione di Atene da parte del vincitore, il generale spartano Lisandro, ebbe come esito una breve rivincita del partito oligarchico e filospartano. Nel 404 a. C., fu instaurato in questa città, il regime dei Trenta tiranni, ossia un governo capeggiato da trenta oligarchici. Nel 403 a. C., questo regime fu soppiantato dal governo democratico ripristinato da Trasibulo.
Così, iniziò un periodo di pace per Atene, la quale approfittando dei contrasti fra Sparta, che aveva acquisito l'egemonia su tutte le città greche, e la Persia, che da secoli era la rivale della civiltà ellenica in Oriente, ricostruì la Lega marittima, affidandola alla guida di valorosi generali come Timoteo e Cabria, e strinse un patto di alleanza con la nascente potenza di Tebe. Quest'ultima fu sconfitta da Sparta nella battaglia di Leuttra, avvenuta nel 371 a. C., ma grazie ai suoi abili strateghi Pelopida ed Epaminonda, instaurò un breve periodo di egemonia sulla Grecia, che si concluse, nel 362 a. C., con la battaglia di Mantinea, nella quale Epaminonda perse la vita.
Contemporaneamente, Dionisio il Vecchio, divenuto tiranno di Siracusa nel 405 a. C., sconfisse definitivamente i Cartaginesi, che da lungo tempo erano nemici della civiltà greca, e riuscì a imporre l'egemonia della sua città sulle colonie greche situate in Sicilia e in Italia. Nei contrasti interni che si svilupparono a Siracusa dopo la morte di Dionisio il Vecchio e la successione al potere di suo figlio, Dionisio il Giovane, si inserirono le vicende della vita di Platone.
In questo periodo, la società greca mantenne inalterate le sue strutture politiche e sociali, caratterizzate dall'istituzione della , impropriamente denominata "città-stato", ma ritenuta una società politica dotata dell'estensione minima necessaria per essere autosufficiente e indipendente. Dal punto di vista politico, la era divisa dai permanenti contrasti fra il partito oligarchico, che sosteneva il governo di pochi ricchi, e il partito democratico, che appoggiava il governo del , ovvero della parte maggioritaria e meno abbiente della popolazione.
Dal punto di vista economico-sociale, la era una società fortemente stratificata, in cui la divisione principale era quella fra i cittadini liberi e gli schiavi; in quell'epoca, questa distinzione era considerata necessaria per la riproduzione. I cittadini liberi avevano diritti diversi a seconda che fossero uomini o donne, cittadini o stranieri (chiamati anche "meteci"), greci o barbari.