Proposizioni Consecutive

Di Micaela Bonito.

Argomenti della sintassi del periodo: le proposizioni consecutive. Cosa sono? Come si formano?

Argomenti trattati: Proposizioni consecutive - Proposizioni Consecutive di Forma Particolare

ita…ut = così.. che

ita…ut non = così… che non

Proposizioni consecutive

Le proposizioni consecutive indicano la conseguenza della condizione o dell’azione espresse nella proposizione reggente. In italiano, esse possono essere espresse in forma esplicita con “così, tale, tanto, talmente..che” e l’indicativo; in forma implicita con “così, tale, tanto.. da” e l’infinito.
In latino, esse hanno sempre il modo congiuntivo con ut, se positive, con ut non (ut nemo, ut nihil, ut nullus, ut numquam..) se negative.

La proposizione coordinata con “e non” ad una precedente proposizione consecutiva si rende sempre con neque.

In corrispondenza con l’ut consecutivo, si trova nella proposizione reggente o un avverbio come: sic, ita, eo (= a tal punto), tantum, tam, tantopere, totiens, oppure un aggettivo o un pronome come: talis, tantus, tot, is (= tale)..

Se tale correlativa manca, ut vale “così che”.
- Atticus sic Graece loquebatur, ut Athenis natus videretur.
Attico parlava così (bene) il greco, che sembrava (da sembrare) nato ad Atene.



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Proposizioni Consecutive di Forma Particolare

a) Si ricordi l’espressione impersonale tantum abest ut…ut..., formante due proposizioni, in cui il primo ut introduce una proposizione complementare diretta, e il secondo ut una consecutiva, di solito rafforzata da etiam, contra.

- Tantum abest ut scribi contra nos nolimus, ut etiam maxime optemus.
Siamo tanto lontani dal non volere che si scriva contro di noi, che anzi lo desideriamo.

b) Analoga alla precedente è la proposizione consecutiva che segue all’espressione impersonale in eo est ut (ego, tu, nos, ..) = sono (sei, siamo, ..) sul punto di ..

In eo est ut proficiscar = Sono sul punto di partire.

c) In dipendenza da una reggente negativa, la proposizione consecutiva è talvolta introdotta da quin, che può essere usato:

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1) con valore di congiunzione equivalente ad ut non.
- Numquam tam male est Siculis, quin (= ut non) aliquid facete dicant.
Per i siciliani non va mai così male, che non dicano qualche facezia.

2) con valore di pronome relativo, in proposizioni relative di natura consecutiva, invece di qui non, quod non, cioè solo al nominativomaschile e neutro; negli altri casi compreso il nominativo femminile, si usa regolarmente il pronome relativo seguito da negazione (quae non, cuis non..).

Il quin ha questo valore dopo le espressioni del tipo: nemo est tam fortis quin = “nessuno è così forte che non”; nihil est tam detestabile quin = “nessuna cosa è così detestabile che non”; oppure dopo le spressioni interrogative retoriche con senso negativo: quis est tam fortis quin? (senso: nemo est tam fortis quin); quid est tam detestabile quin? (senso: nihil est tam detestabile quin)..
- Nemo est tam fortis, quin (=qui non) rei novitate perturbetur.
Nessuno è così forte, che non sia scosso dalla novità del fatto.