Compiti in classe corretti da un insegnante di un'altra classe per evitare favoritismi

Di Valentina Vacca.

In un liceo di Milano è stata presa una decisione davvero particolare: tutti i compiti in classe saranno corretti non dall'insegnante che li ha tenuti ma dal suo collega. Il tutto per evitare favoritismi.

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LOTTA AI FAVORITISMI. E' molto frequente che gli studenti lamentino atteggiamenti poco corretti nella correzione dei compiti in classe, comportamenti spesso nutriti da favoritismi e preferenze da parte degli insegnanti. Molto spesso i ragazzi dicono infatti che se si è iniziato l'anno ad esempio con un 5, è molto difficile poi con certi docenti arrivare a prendere 8, nonostante magari il compito sia stato svolto in maniera totalmente corretta. Per evitare questo problema un liceo classico di Milano, il Berchet, ha messo in atto una misura, su decisione dello stesso preside, che non ha mancato di suscitare delle critiche.

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L'INIZIATIVA. Il preside del Berchet ha deciso infatti che i compiti in classe non verranno corretti dal docente che li ha commissionati, ma da un suo collega di un'altra classe. In questo modo secondo il preside, si garantirebbe un maggiore equilibrio nelle valutazioni e una maggiore imparzialità agli studenti. Il "Corriere della Sera" ha scritto che questo servirà a fermare: <<Certi insegnanti sadici che usano il voto a mo' di manganello>>. Ma ovviamente l'iniziativa non ha mancato di scatenare polemiche da parte degli stessi insegnanti.

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IL PARERE DI UN'INSEGNANTE. Secondo la scrittrice e professoressa di lettere Paola Mastrocola, quest'iniziativa genererebbe: <<Una scuola senz'anima, condita da prove asettiche; sarebbe una esperienza disastrosa. Stiamo abolendo non solo il rapporto personale tra studenti e insegnanti ma anche la soggettività sia dell’insegnamento che dell’apprendimento. Il fatto di correggere i compiti dei propri allievi magari non è equo ma fa parte di un lavoro che dura tre anni, dove entra in gioco la conoscenza reciproca. Ed è chiaro che i temi devo correggerli io, perché sono io a mandare il messaggio e io lo devo ricevere>>.

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"SCUOLA SENZ'ANIMA"
. E continua: <<Se invece vogliamo abolire il messaggio, allora va bene che le prove siano tutte uguali, comuni, oggettive. Però manca l’anima e a me fa molta paura una scuola senz’anima. Nel bene e nel male il rapporto personale è tutto. Però anche questo è destinato a sparire, forse avremo insegnanti online, forse vogliamo insegnanti che inviino la prova agli studenti davanti ai loro computer e poi si aggirino tra i banchi per vedere che tutto funzioni. Così non c’è più un rapporto culturale e affettivo, però. Non a caso, mi sembra che vogliano sostituire la parola insegnanti con “facilitatori”>>.

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