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La scuola è alla rovina: parola di professore

Un insegnante di una scuola media abruzzese ci ha scritto per esprimere il suo punto di vista sul decadimento della scuola italiana al giorno d'oggi: questa è la sua opinione. E voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con il suo discorso oppure non condividete la sua idea?

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lorenzaccio martedì, 1 settembre 2009

caro professore

Caro Professore, Le consiglio un bel libro, di un Suo collega che si chiama Lucio Russo. Si intitola "Segmenti e bastoncini", e spiega, molto meglio di come potrei fare io, perchè la situazione da Lei descritta sia sorta per arte e non per caso. Inoltre, mi pare che Lei non faccia cenno al meccanismo perverso per cui, se si boccia, non si formano le classi e i docenti perdono il posto di lavoro. Sarebbe come dire a un poliziotto: "Se arresti i ladri, ti licenziamo"...

n° 2
Dr. Lawrence martedì, 1 settembre 2009

Re: caro professore

Buongiorno a tutti,
innanzitutto devo segnalare la mia profonda tristezza nel non potere conoscere di persona il nostro professore che ha iniziato questo thread: la situazione descritta in modo molto delicato coincide con quanto da parecchio tempo verifico nei giovani che escono (anche con votazione elevata) dalle scuole superiori e dalla università, per non parlare delle esperienze fatte attraverso i miei figli.

Visto che si citano libri (che leggerò appena possibile), dopo la interessantissima lettura del libro con cui il nostro compianto professor Gentile delineava la scuola italiana (più o meno gli anni trenta) ho ben compreso quale abisso ci siamo creati durante la nefastissima stagione del sessantotto (che continua purtroppo a fare danni).


Tra le ulteriori concause aggiungerei:
1 - la spinta a dare un posto di lavoro a tutti, soprattutto a chi veniva dal sud a causa di leggi che premiavano la provenienza da regioni ritenute disagiate;
2 - la separazione di fatto tra scuola e realtà professionale con il risultato che tantissimi insegnanti delle scuole tecniche non hanno conoscenze idonee a formare i futuri tecnici.
3 - l'impossibilità di mandare a casa chi non sia in grado di insegnare (problema generale della Pubblica amministrazione).
4 - L'arruolamento di insegnanti slegati dal territorio con il risultato di un continuo turnover degli stessi.


Ricetta finale:

1 - Selezione fin dalle elementari (il pezzo di carta non è un diritto!)
2 - Riduzione del numero di laureati e diplimati
3 - Insegnanti assunti su base provinciale o al più regionale per le superiori e direttamente dalle singole università nel caso dei docenti
4 - Divieto di secondo lavoro agli insegnanti (porterei a 40 ore effettive il minimo sindacale, visto che nelle aziende si lavora ormai da anni a ritmi ben maggiori)
5 - Finanziamento fisso per istituto in funzione della popolazione residente nell'area servita di riferimento e del prestigio internazionale (i dettagli vanno studiati ma il criterio generale è chiaro). Si tenga conto che esistono criteri di misurazione della qualità acccettati a livello internazionale, basta utilizzarli.


Ho scritto tutto di getto, certo avendo un po' più di tempo si possono anche dettagliare le cose, migliorarle, etc.



Buon Lavoro a tutti

> Caro Professore, Le consiglio un bel libro, di un
> Suo collega che si chiama Lucio Russo. Si intitola
> "Segmenti e bastoncini", e spiega, molto meglio di
> come potrei fare io, perchè la situazione da Lei
> descritta sia sorta per arte e non per caso.
> Inoltre, mi pare che Lei non faccia cenno al
> meccanismo perverso per cui, se si boccia, non si
> formano le classi e i docenti perdono il posto di
> lavoro. Sarebbe come dire a un poliziotto: "Se
> arresti i ladri, ti licenziamo"...

lorenzaccio mercoledì, 2 settembre 2009

Re: caro Pirrolo

... lei ha ragione e torto ad un tempo. E'vero che il docente di ruolo difficilmente viene licenziato, ma se la sua classe non viene formata diventa "perdente posto", e quindi, d'ufficio, viene trasferito in almeno un'altra sede. Dico "almeno", perchè il suo orario può comporsi anche di due o tre spezzoni, in altrettante scuole. In concreto, può accadere che il docente il quale insegna, mettiamo, a Milano si trovi ad avere la sua cattedra a Busto Arsizio, con un completamento a Gallarate. Certo, non significa perdere il lavoro, ma comunque si tratta di un peggioramento, che com'è naturale si cerca di evitare. I migliori saluti.

info mercoledì, 2 settembre 2009

Re: caro Pirrolo

> ... lei ha ragione e torto ad un tempo. E'vero che
> il docente di ruolo difficilmente viene licenziato,
> ma se la sua classe non viene formata diventa
> "perdente posto", e quindi, d'ufficio, viene
> trasferito in almeno un'altra sede. Dico "almeno",
> perchè il suo orario può comporsi anche di due o
> tre spezzoni, in altrettante scuole. In concreto,
> può accadere che il docente il quale insegna,
> mettiamo, a Milano si trovi ad avere la sua
> cattedra a Busto Arsizio, con un completamento a
> Gallarate. Certo, non significa perdere il lavoro,
> ma comunque si tratta di un peggioramento, che
> com'è naturale si cerca di evitare. I migliori
> saluti.

ma lei è per caso di Busto Arsizio o Gallarate ?

.. martedì, 1 settembre 2009

Re: caro professore

> Buongiorno a tutti,
> innanzitutto devo segnalare la mia profonda
> tristezza nel non potere conoscere di persona il
> nostro professore che ha iniziato questo thread: la
> situazione descritta in modo molto delicato
> coincide con quanto da parecchio tempo verifico nei
> giovani che escono (anche con votazione elevata)
> dalle scuole superiori e dalla università, per non
> parlare delle esperienze fatte attraverso i miei
> figli.
>
> Visto che si citano libri (che leggerò appena
> possibile), dopo la interessantissima lettura del
> libro con cui il nostro compianto professor Gentile
> delineava la scuola italiana (più o meno gli anni
> trenta) ho ben compreso quale abisso ci siamo
> creati durante la nefastissima stagione del
> sessantotto (che continua purtroppo a fare danni).
>
>
> Tra le ulteriori concause aggiungerei:
> 1 - la spinta a dare un posto di lavoro a tutti,
> soprattutto a chi veniva dal sud a causa di leggi
> che premiavano la provenienza da regioni ritenute
> disagiate;
> 2 - la separazione di fatto tra scuola e realtà
> professionale con il risultato che tantissimi
> insegnanti delle scuole tecniche non hanno
> conoscenze idonee a formare i futuri tecnici.
> 3 - l'impossibilità di mandare a casa chi non sia
> in grado di insegnare (problema generale della
> Pubblica amministrazione).
> 4 - L'arruolamento di insegnanti slegati dal
> territorio con il risultato di un continuo turnover
> degli stessi.
>
>
> Ricetta finale:
>
> 1 - Selezione fin dalle elementari (il pezzo di
> carta non è un diritto!)
> 2 - Riduzione del numero di laureati e diplimati
> 3 - Insegnanti assunti su base provinciale o al più
> regionale per le superiori e direttamente dalle
> singole università nel caso dei docenti
> 4 - Divieto di secondo lavoro agli insegnanti
> (porterei a 40 ore effettive il minimo sindacale,
> visto che nelle aziende si lavora ormai da anni a
> ritmi ben maggiori)
> 5 - Finanziamento fisso per istituto in funzione
> della popolazione residente nell'area servita di
> riferimento e del prestigio internazionale (i
> dettagli vanno studiati ma il criterio generale è
> chiaro). Si tenga conto che esistono criteri di
> misurazione della qualità acccettati a livello
> internazionale, basta utilizzarli.
>
>
> Ho scritto tutto di getto, certo avendo un po' più
> di tempo si possono anche dettagliare le cose,
> migliorarle, etc.
>
>
>
> Buon Lavoro a tutti
>
>> Caro Professore, Le consiglio un bel libro, di un
>> Suo collega che si chiama Lucio Russo. Si intitola
>> "Segmenti e bastoncini", e spiega, molto meglio di
>> come potrei fare io, perchè la situazione da Lei
>> descritta sia sorta per arte e non per caso.
>> Inoltre, mi pare che Lei non faccia cenno al
>> meccanismo perverso per cui, se si boccia, non si
>> formano le classi e i docenti perdono il posto di
>> lavoro. Sarebbe come dire a un poliziotto: "Se
>> arresti i ladri, ti licenziamo"...
>
>

ciao JACOPO

Pirrolo martedì, 1 settembre 2009

Re: caro professore

> Caro Professore, Le consiglio un bel libro, di un
> Suo collega che si chiama Lucio Russo. Si intitola
> "Segmenti e bastoncini", e spiega, molto meglio di
> come potrei fare io, perchè la situazione da Lei
> descritta sia sorta per arte e non per caso.
> Inoltre, mi pare che Lei non faccia cenno al
> meccanismo perverso per cui, se si boccia, non si
> formano le classi e i docenti perdono il posto di
> lavoro. Sarebbe come dire a un poliziotto: "Se
> arresti i ladri, ti licenziamo"...

I docenti con contratto a tempo indeterminato non rischiano il posto, sono virtualmente illicenziabili.

Comunque, sempre in merito di preparazione scolastica, oggi un mio amico laureato a pieni voti mi ha dato un saggio delle sue capacità linguistiche scritte, e sono a livello di quinta elementare.

Nel buonismo e nel permissivismo che hanno contribuito a radere al suolo la funzione della scuola, c'è anche un po' il '68 ed il suo mito della "cultura operaia" (cosa che oggi fa ridere, visto che gli operai votano Lega...).
Non si può negare.

mercoledì, 2 settembre 2009

Re: caro professore

>> Caro Professore, Le consiglio un bel libro, di un
>> Suo collega che si chiama Lucio Russo. Si intitola
>> "Segmenti e bastoncini", e spiega, molto meglio di
>> come potrei fare io, perchè la situazione da Lei
>> descritta sia sorta per arte e non per caso.
>> Inoltre, mi pare che Lei non faccia cenno al
>> meccanismo perverso per cui, se si boccia, non si
>> formano le classi e i docenti perdono il posto di
>> lavoro. Sarebbe come dire a un poliziotto: "Se
>> arresti i ladri, ti licenziamo"...
>
>I docenti con contratto a tempo indeterminato non
>rischiano il posto, sono virtualmente illicenziabili.
>
>Comunque, sempre in merito di preparazione
>scolastica, oggi un mio amico laureato a pieni voti
>mi ha dato un saggio delle sue capacità
>linguistiche scritte, e sono a livello di quinta
>elementare.
>
>Nel buonismo e nel permissivismo che hanno
>contribuito a radere al suolo la funzione della
>scuola, c'è anche un po' il '68 ed il suo mito
>della "cultura operaia" (cosa che oggi fa ridere,
>visto che gli operai votano Lega...).
>Non si può negare.

memento mori

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