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Laurea da 110 e lode? Meglio di no

Un recente articolo pubblicato su un importante settimanale nazionale trattava un fenomeno piuttosto frequente che, in quanto consulente aziendale, avevo rilevato anch'io da tempo: l'inutilità del 110 e Lode o meglio, in alcuni casi, il suo essere diventato un dato controproducente nel proprio curriculum vitae. Nell'articolo sono stati intervistati molti personaggi chiave che si occupano di assunzioni e colloqui, oltre che esperti, presidenti e c.e.o. aziendali

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Frank sabato, 1 maggio 2010

studente

Sinceramente non sono d'accordo con l'articolo, soprattutto sul fatto che avere un ottimo voto sia un demerito ( o quasi ).. Così come non penso che l'avere un buon voto denoti mancanza di creatività.. Se quel che tu dici è vero, ovvero che le aziende tendono ad assumere persone tra il 103 e il 107, vorrebbe dire che non si premia più il merito.. Probabilmente vengono premiati i raccomandati...

n° 181
Albert venerdì, 12 febbraio 2010

rosica rosica

Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.

Rosica rosica... ah ah!

n° 180
silvio saint domenica, 11 luglio 2010

R: rosica rosica

> Io il mio bel 110 e lode me lo sono meritato e goduto.
> Ed a dispetto delle sciocchezze scritte in questo articolo, ne ho sempre tratto solo vantaggi nel mondo del lavoro.
> Studiate gente, studiate. 110 e lode lo si prende studiando, e capendo le cose. Chiunque vi dica qualcosa di diverso cerca di giustificare il proprio fallimento e le proprie frustrazioni.
>
> Rosica rosica... ah ah!

Riccardo mercoledì, 10 marzo 2010

R: rosica rosica

Sei un figlio di papà, non conta nulla la tua opinione.

Albert sabato, 21 agosto 2010

R: R: rosica rosica

figlio di papa', ah ah!? mi son laureato da studente lavoratore, caro.

e ripeto, rosica rosica...

Mary venerdì, 29 gennaio 2010

non c'è solo lo studio...

Ragazzi...non dico che la laurea a pieni voti non sia rilevante per un'assunzione, ma non sapete che i datori di lavoro non guardano solo il titolo di studio? Un esempio: mio fratello ha subito trovato lavoro dopo la laurea (con 101)...ciò che ha colpito il datore di lavoro non era il suo titolo, bensì le tante cose che ha fatto durante gli studi (lavoro, ripetizioni, ecc...). Successivamente un suo compagno di università, laureatosi prima di lui a pieni voti e con esame di stato, ha fatto domanda nella stessa azienda ed è stato respinto perchè non ritenuto adatto....infatti mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...ma non avrebbe fatto altro che studiare...nella vita c'è anche altro...i datori di lavoro valutano la persona, se è attiva IN GENERALE...

n° 179
Ale venerdì, 11 febbraio 2011

R: non c'è solo lo studio...

Si "avrebbe potuto"...-.-...ahah...come quelli che dicono...se studiassi anche io tanto come quello là allora andrei bene anche io....
Ma essere capaci di studiare con costanza e bene è un'abilità anche quella...
ed essersi laureati con 110L non vuol dire non aver fatto esperienza...
un esempio:
Io do ripetizioni, d'estate lavoro e ho fatto un periodo di studio all'estero di sei mesi..e sono in dirittura d'arrivo per il 110L...e non credo di aver fatto poca esperienza..
Spesso conta molto se hai studiato/lavorato all'estero e questo lo fanno i più intraprendenti che solitamente sono quelli che vanno meglio...
E non gli altri che pensano solo a bere..quelli hanno fatto esperienza?!
Ah ah ah..poveri ubriaconi....non capiscono che:
A) ci si puo divertire anche senza bere
B) crea dipendenza e rovina il corpo....divertente!

Albert venerdì, 12 febbraio 2010

R: non c'è solo lo studio...

> mio fratello dice che avrebbe potuto anche lui laurearsi in breve tempo con 110 e lode...

ah ah, certo, avrebbe potuto... ah ah, peró ha "deciso" di non farlo... ah ah! in questi anni ne ho sentite tante, ma tante di scuse per non esserci riusciti...

Pirrolo venerdì, 25 dicembre 2009

La volpe e l'uva

Un articolo con alcune cose ragionevoli (poche) ed alcune sciocchezze (molte) inserite per darsi un tono.
Nell'ordine:

A) Prendere 110&Lode oggi non significa niente, né nel bene né nel male.
Per un motivo molto semplice: oggi un buon 60-70% dei laureati esci col 110&Lode.
Non è un voto che distingue, non accerta l'eccellenza... è solo la norma.
Dire che i 110&Lode sono omologati, poco fantasiosi ecc ecc è vero: il solo problema è che...

B) ... il solo problema è che se i 110&Lode sono mediocri (per definizione di "mediocrità"), chi prende di meno è (statisticamente) ancora più scarso.
All'Università c'è il problema che esce gente col massimo dei voti e non conosce neppure i rudimenti della materia in cui si è laureato.
Ma figuriamoci allora quale sarà la preparazione di quelli che prendono di meno.
Se fossi un datore di lavoro, il voto di laurea lo farei valere in fase di selezione solo come "valore soglia": sotto una certa soglia (108?) non si piglia nessuno; sopra quella soglia si è ammessi al colloquio e si vedrà lì chi prendere e chi no.

C) Gli studenti universitariamente scarsi possono vantarsi di essere diplomati alla "scuola della vita" e di essere campioni di "pensiero laterale".
Contenti loro.
Peccato però che per essere assunti la condizione necessaria è avere delle competenze; il pensiero laterale serve (eccome) ma dopo l'assunzione, per fare carriera.
Sbandierarsi campioni di fantasia è il modo migliore per non mettere nemmeno piede in azienda, e non a torto: è come mettere il carro davanti ai buoi.

D) Bisogna anche chiarire cosa si intenda con "pensiero laterale" e "giocare secondo le regole".
Se non ricordo male degli estratti da un libro di Lorenzo Ait, costui sostiene l'importanza di copiare e fregare il prof.
Ora, a parte tutto, posso dire solo una cosa: chi fa così semplicemente non ha capito quale dovrebbe essere il ruolo di scuola ed università, e quindi nemmeno il proprio ruolo da studente.
Se si crede che l'università che si è scelto non serva a nulla e non dia competenze, allora perché mai barare agli esami? Meglio lasciar perdere, se è un corso di laurea inutile.
Viceversa, se è utile, perché copiare? Ci saranno lacune nella propria preparazione che prima o poi si sconteranno.

E) L'articolo poi ha un chiaro bias: è pensato con un occhio di riuguardo alle facoltà umanistiche.
Se un laureando in Storia sbircia sul libro durante uno scritto la data della Battaglia di Lepanto, mi immagino che non caschi il mondo.
Se però un Ingegnere Civile ha copiato all'esame di Scienza delle Costruzioni questo avrà conseguenze molto ovvie sulla vita di tanta gente.
O allo stesso modo un Chimico che avendo copiato all'esame di Chimica Inorganica avveleni l'intero suo laboratorio con cianuro.

F) Infine, un'osservazione maliziosa: l'autore dell'articolo non si è laureato con 110&Lode.
E' evidente.
E l'intero articolo sembra una giustificazione di questa sua "mancanza": non ho potuto ottenere il voto che mi sarebbe piaciuto, allora vi dimostro che è meglio non ottenerlo.
Non è il massimo dell'onestà intellettuale, no?
Si ritorna al buon vecchio Esopo ed alla volpe e l'uva...

n° 178
Carlo sabato, 5 giugno 2010

R: La volpe e l'uva

Pirrolo, condivido molto di ciò che hai scritto, ma devo fare un appunto riguardo al copiare... perché probabilmente non hai mai frequentato facoltà tecniche, visto ciò che scrivi.
Non è ASSOLUTAMENTE vero che chi copia durante un esame di, diciamo, "scienza delle costruzioni" diventerà un pericolo per la società... perché molti prof (non tutti per fortuna) ritengono necessario che gli studenti imparino A MEMORIA norme e formulette EMPIRICHE (ce ne sono molte in questo tipo di esami tecnici) che, paradossalmente, chi pratica la professione può tranquillamente andare a pescare sui libri SENZA mettere in pericolo la stabilità delle costruzioni, come potrebbe probabilmente fare affidandosi SOLO alla memoria.
Va a finire che l'esame viene passato da chi ha imparato tutto a memoria, senza magari avere una comprensione profonda della materia. E' invece questa comprensione ciò che più serve allo studente per potere, un domani, esercitare con successo la professione.
Ti assicuro che un professore serio può fare esami in cui lascia usare agli studenti tutti gli appunti o libri che vogliono, ma in cui passa solo chi ha veramente capito.

.. venerdì, 29 gennaio 2010

R: La volpe e l'uva

> Un articolo con alcune cose ragionevoli (poche) ed alcune sciocchezze (molte) inserite per darsi un tono. Nell'ordine: A) Prendere 110&Lode oggi non significa niente, né nel bene né nel male. Per un motivo molto semplice: oggi un buon 60-70% dei laureati esci col 110&Lode. Non è un voto che distingue, non accerta l'eccellenza... è solo la norma. Dire che i 110&Lode sono omologati, poco fantasiosi ecc ecc è vero: il solo problema è che... B) ... il solo problema è che se i 110&Lode sono mediocri (per definizione di "mediocrità"), chi prende di meno è (statisticamente) ancora più scarso. All'Università c'è il problema che esce gente col massimo dei voti e non conosce neppure i rudimenti della materia in cui si è laureato. Ma figuriamoci allora quale sarà la preparazione di quelli che prendono di meno. Se fossi un datore di lavoro, il voto di laurea lo farei valere in fase di selezione solo come "valore soglia": sotto una certa soglia (108?) non si piglia nessuno; sopra quella soglia si è ammessi al colloquio e si vedrà lì chi prendere e chi no. C) Gli studenti universitariamente scarsi possono vantarsi di essere diplomati alla "scuola della vita" e di essere campioni di "pensiero laterale". Contenti loro. Peccato però che per essere assunti la condizione necessaria è avere delle competenze; il pensiero laterale serve (eccome) ma dopo l'assunzione, per fare carriera. Sbandierarsi campioni di fantasia è il modo migliore per non mettere nemmeno piede in azienda, e non a torto: è come mettere il carro davanti ai buoi. D) Bisogna anche chiarire cosa si intenda con "pensiero laterale" e "giocare secondo le regole". Se non ricordo male degli estratti da un libro di Lorenzo Ait, costui sostiene l'importanza di copiare e fregare il prof. Ora, a parte tutto, posso dire solo una cosa: chi fa così semplicemente non ha capito quale dovrebbe essere il ruolo di scuola ed università, e quindi nemmeno il proprio ruolo da studente. Se si crede che l'università che si è scelto non serva a nulla e non dia competenze, allora perché mai barare agli esami? Meglio lasciar perdere, se è un corso di laurea inutile. Viceversa, se è utile, perché copiare? Ci saranno lacune nella propria preparazione che prima o poi si sconteranno. E) L'articolo poi ha un chiaro bias: è pensato con un occhio di riuguardo alle facoltà umanistiche. Se un laureando in Storia sbircia sul libro durante uno scritto la data della Battaglia di Lepanto, mi immagino che non caschi il mondo. Se però un Ingegnere Civile ha copiato all'esame di Scienza delle Costruzioni questo avrà conseguenze molto ovvie sulla vita di tanta gente. O allo stesso modo un Chimico che avendo copiato all'esame di Chimica Inorganica avveleni l'intero suo laboratorio con cianuro. F) Infine, un'osservazione maliziosa: l'autore dell'articolo non si è laureato con 110&Lode. E' evidente. E l'intero articolo sembra una giustificazione di questa sua "mancanza": non ho potuto ottenere il voto che mi sarebbe piaciuto, allora vi dimostro che è meglio non ottenerlo. Non è il massimo dell'onestà intellettuale, no? Si ritorna al buon vecchio Esopo ed alla volpe e l'uva...

Eh, lo so, è dura quando non riesci ad avere ciò che vuoi all'università e poi l'unica soluzione apparentemente è fare di tutto per gettarci fango addosso: "La volpe e l'uva" di cui parli mi sembra faccia proprio al caso tuo!!!

F venerdì, 25 dicembre 2009

la verità sta nel mezzo

L'articolo è interessante ma se questo è veramente il criterio utilizzato dalle aziende allora non ci siamo.
Dovrebbe essere normale e giusto che una persona con un 110 e lode parta avanti a abbia la precendenza su chi ha voti inferiori (e lo dice uno che ha una media pessima) però sarebbero troppe le variabili da valutare.
Innanzitutto una persona potrebbe essere stata studente-lavoratore, il chè porta via tempo allo studio, poi bisognerebbe considerare l'università, perchè sarebbe da illusi dire che non ci siano diversità tra atenei nella preparazione...e si potrebbe andare avanti ancora parecchio con l'elenco.
Il discorso della meritocrazia è correttissimo anche se poco in voga in Italia a quanto pare, ma x un'azienda il merito non sta in un numero che dice quanto hai studiato bensì in quanto puoi essere utile all'azienda. I colloqui servono proprio a questo.
Personalmente conosco un buon numero di persone laureate con 110 e lode ma molte di queste sono poco brillanti quando si trovano davanti a problemi da risolvere (lavorativi e non). La mia non è una ricerca e il mio campione non è di certo significativo, ma comunque mi fa pensare un po'.

n° 177
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