La comicità nel Miles Gloriosus. Valutazione ed approfondimenti dei 5 atti

LA COMICITA’ NEL MILES GLORIOSUS



ATTO 1 - ATTO 2 - ATTO 3 - ATTO 4 - ATTO 5 - VALUTAZIONE

ATTO 1:

Questa sequenza è comica per via delle iperboli su Pirgopolinice ma è soprattutto una sequenza preparatoria alla vera comicità riguardante il miles, che solo più avanti raggiungerà il suo culmine. In particolare abbiamo da parte di Artotrogo una spropositata adulazione fatta di lodi volutamente esagerate riguardanti la bellezza di Pirgopolinice (ex: stat propter virum fortem atque fortunatum et forma regia: eccolo qua, al fianco di un eroe forte e fortunato e dall’aspetto regale), le sue imprese (ex:…sunt homines quos tu occidisti uno die: tanti sono gli uomini che hai ucciso in un sol giorno), il suo fascino con le donne (ex: amant te omnes mulieres, neque iniuria, qui sis tam pulcher: sono tutte innamorate di te, e non hanno torto, bello come sei)… Pirgopolinice fa proprie tutte le adulazioni di Artotrogo, vantandosene mentre Artotrogo, rivolgendosi direttamente al pubblico, svela che il suo comportamento è solo un modo per ottenere dal miles qualcosa da mangiare.

ATTO 2:
Nella scena terza del secondo atto quando Palestrione riesce con grande faccia tosta a convincere Sceledro che si possa essere sbagliato sul fatto di aver visto Filocomasia baciarsi con un altro uomo:

PA. Philocomasium eccam domi, quam in proxumo
Ridisse aibas te osculantem atque amplexantem cum altero.
SC. Mirumst lolio vinctitare te tam vili tritico.
PA. Quid iam?
SC. Quia luscitiosu’s.
PA. Verbero, edepol tu qiodem
Caecus, non luscitiosu’s: nam illam quidam illa domi.

PA. Eccola qua in casa Filocomasio, tu che sostenevi d’averla vista dal vicino mentre s’abbracciava e si baciava con un altro!
SC. Strano tu che mangi loglio, quando il frumento è così a buon mercato!
PA. Cosa vuoi dire?
SC. Che sei debole d’occhi.
PA. Arnese da frusta! E tu, per Polluce!, sei cieco, non debole d’occhi, perché lei è in casa.

In seguito Filocomasia e Palestrione riescono a far sorgere dei dubbi a Sceledro su quanto abbia visto; Filocomasia, per fare ciò, racconta un sogno, inscenato per far insospettire Sceledro: dice di aver sognato che la sua gemella (in realtà inesistente) è in città.Alla fine con la loro recitazione riescono addirittura a far dire a Sceledro: nihil habeo certi quid loquar; non vidi eam, etsi vidi (non sono più sicuro di niente, non l’ho vista, eppire l’ho veduta. Il tranello continua poi con Filocomasia che recita la parte della sua gemella, fingendo di non conoscere ne’ Palestrione ne’ Sceledro, il quale la importuna credendola (in realtà giustamente) Filocomasia stessa. La sua recitazione è inoltre resa più efficace da quella di Palestrione che fa finta di non sapere nulla, anzi fa finta di credere che è proprio Filocomasia:
PA. Tibi ego dico: heus, Philocomasium!
PH. Quae te intemperie tenent, qui me perperam perplexo nomine appellas?
PA. Eho, quis igitur vocare?
PH. Dicea nomen est.

PA. Dico a te, ehi Filocomasia!
PH. Che furie ti perseguitano, da chiamarmi con un nome che non è il mio? E che razza di nome!
PA. Eh? Come ti chiami dunque?
PH. Il mio nome è Dicea.

In seguito si aggiunge anche Periplecomano che minaccia Sceledro di farlo uccidere per aver importunato la finta gemella di Filocomasia, che è sua ospite. Tuttavia, dopo le suppliche di Sceledro, Periplectomeno lo perdona. Ma lo schiavo-guardiano, temendo lo stesso un castigo, fugge per un po’.

ATTO 3:
In questo atto non c’è niente di particolarmente comico, ma serve per spiegare agli spettatori l’inganno di cui sarà vittima il vanesio Pirgopolinice.

ATTO 4:
nell’atto quarto ricomincia la comicità, che qui raggiunge i suoi massimi livelli: inizia infatti con Palestrione che rivela a Pirgopolinice l’amore struggente che l’amore di Periplectomeno prova nei suoi confronti, assicurandosi per giunta che mentre gli fa questa rivelazione non ci sia nessuno nei dintorni ( come se il soldato in realtà non fosse l’unico a non essere a conoscenza che era solo un inganno):
PA. Circumspicedum, nequis nostro hic auceps sermoni siet;
Nam hoc negoti clandestino ut agerum mandatumst mihi.
PA. Da’ un’occhiata in giro, e assicurati che nessuno dia la caccia ai nostri discorsi; mi è stato raccomandato di trattare quest’affare con la massima segretezza.
Si sviluppa poi il dialogo tra Milfidippa, Palestrione e Pirgopolinice: già dall’inizio si verifica una certa comicità causata dal fatto che Milfidippa parla tra se’ lodando la bellezza del miles, quando in realtà (sia lei sia il pubblico) sapeva benissimo di essere ascoltata da Pirgopolinice e il suo “fedele” servo. Comico poi è il modo in cui Palestrione riesce a convincere Pirgopolinice a lasciare andar via Filocomasia, rendendo il suo consiglio quasi come un favore al miles quando in realtà il pubblico sa benissimo che aveva già progettato tutto fin dall’inizio!
Quando Pirgopolinice va da Filocomasia per convincerla ad andarsene, lei finge di grande dispiacere, esagerando com’è solito in questa commedia per far scoppiare il riso. Poi viene il momento in cui Filocomasia deve andarsene: finge ancora una volta di non volersene andare e di svenire, ma il marinaio-amante la sorregge e per poco si fanno scoprire. Inoltre Palestrione è abilmente riuscito a farsi liberare da Pirgopolinice: la sua finzione raggiunge il culmine quando dice che proprio oggi il soldato riconoscerà quanto è stato buono con lui:
PA. Cogitato identidem tibi quam fidelis fuerim.
Si id facies, tum denum scibis tibi qui bonus sit, qui malus.
PY. Scio et perspexi saepe, verum cum antehac tum hodie maxume.
PA. Di tanto in tanto pensa a quanto ti sono stato fedele : se lo farai, potrai finalmente capire che ti serve bene e chi ti serve male.
PY. Lo so, l’ho constatato spesso in passato, e oggi più che mai!

ATTO 5:
La comicità nel finale sta nel momento in cui Periplectomeno fa bastonare per bene il soldato per aver cercato di “rubargli” la moglie; in questo momento il soldato capisce quanto è stato stupido e ingenuo a cadere nel tranello di Palestrione senza accorgersi di niente.

VALUTAZIONE:
Questa è una delle commedie plautine che ha riscosso più successo, ed io la trovo molto divertente. La grande bravura di Plauto sta nell’usare sempre gli stessi stereotipi di personaggi, ma di farli apparire in ogni commedia con caratteristiche proprie e ognuno diverso dall’altro. Il miles gloriosus è una lettura piacevole e divertente ( non è divertente solo il fatto di cercare di rintracciare alcuni passi nel testo latino!), capace di far ridere nonostante la semplicità dell’intreccio, che è costante in quasi tutte le commedie di Plauto.