Come nasce una stella: i consigli dell’esperto

Di Marta Ferrucci.

In occasione dell’uscita di Beastly, interpretato dai giovanissimi Alex Pettyfer e Vanessa Hudgens, ecco qualche consiglio utile per chi vuole diventare attore.

L’11 maggio 2011 arriva al cinema Beastly, il film fantasy di Daniel Barnz interpretato da due giovani attori già popolarissimi negli Stati Uniti: Alex Pettyfer, che dopo Io sono il numero quattro torna protagonista nel ruolo di un ragazzo vittima di un incantesimo, e di Vanessa Hudgens, molto nota al pubblico come la star di High School Musical.
Alex Pettyfer e Vanessa Hudgens fanno parte di quel largo numero di attori che, nonostante la loro giovane età, sono diventati degli autentici idoli per i teenager. Ma per tutti coloro che, qui in Italia, desiderano diventare attori, quali sono i passi più giusti da fare? Lo abbiamo domandato a Emanuele Cesino, direttore di casting dell’agenzia Volti Casting che, in questa intervista, fornisce molti consigli utili per le giovani star di domani…

In America ci sono molti attori che debuttano al cinema ancora giovanissimi diventando in breve tempo dei veri e propri idoli dei teenager. Come cambia la concezione dello star-system qui in Italia rispetto all’immaginario hollywoodiano, soprattutto per quel che riguarda il fenomeno delle baby-star?

E.C. Non c’è molto da dire sui ragazzi che esordiscono da giovanissimi e diventano veri e propri idoli: a meno che non siano Ellen Page, Natalie Portman o Dakota Fannig, ovvero personaggi con un talento, il resto è solo merce. Se stiamo parlando di mini-idoli alla Hanna Montana non si può affermare altro che sono un sintomo di inquinamento di ciò che un tempo era: mi riferisco al vero divismo, quello che ti riportava a buoni attori e ottimi film. In Italia il paragone si può fare sullo stesso livello solo per i mediocri talenti partoriti dai talent-show, ed anche qui non c’è molto da dire: è solo una fame di novità che non si esaurisce e finisce con il considerare talento ciò che nemmeno ci si avvicina. Dunque meglio pensare alla ricerca del talento alla vecchia maniera.
In Italia ci sono comunque molti bravi attori da ammirare e che potrebbero rientrare in quello che chiami star-system. Quindi forse, in conclusione, non saprei fare un paragone: credo solo che ci vorrebbe una rivoluzione contestuale, un po’ di pulizia, dare più spazio ai bravi attori, ai bravi registi, alle belle storie che vale la pena vedere ed eliminare tutte le erbacce. Nel cinema, come nella musica, o nella scrittura, c’è poco spazio e pochi soldi, quindi bisogna lasciar fare a chi le cose le sa fare veramente e meglio.

Molti ragazzi coltivano il sogno di recitare e di lavorare nel mondo dello spettacolo: quali sono i consigli che vorebbe dare a questi ragazzi per intraprendere una vera carriera di attori? Esiste ancora il valore della gavetta?

E.C. La vita è gavetta, beato chi sa di non sapere. Consigli? Volentieri! Per esempio sull’invenzione del curriculum: c’è chi ci tira su archivi di risorse umane da selezionare, ridefinire, collocare, sfruttare e scartare, per grandi uffici, ma le esperienze lavorative stese secondo l’ultimo modello europeo non le leggo mai. Non credo sia rispettoso verso l’artista: sembra di leggere il compito di uno studente che aspetta di sapere se ti accorgerai che ha copiato, e intanto è lì davanti a te che aspetta. Chiunque può accumularle esperienze sul curriculum con gli agganci giusti e buona volontà, ma il miglior curriculum è quello che mostriamo a tutti come persone, prima di essere artisti: la nostra espressività, il nostro volto, la postura, le capacità comunicative di stati d’animo e pensieri e il saper gestire la nostra vibrazione nel presente, producendo positività, soprattutto quando tutto sembra portarci velocemente verso una scarica emotiva indesiderata, prodotta dalle circostanze sociali umane.

In base alla sua esperienza di direttore di casting, quali sono i requisiti che un giovane attore agli esordi deve possedere per ottenere possibilità di lavoro? E quanto conta, per esempio, aver frequentato una scuola di recitazione o aver lavorato per il teatro?

E.C. Seguire una scuola di recitazione o fare teatro sono sicuramente ottime attività per favorire l’integrazione sociale dell’individuo, argomento delicato in tutte le fasi di crescita. Le persone che vi si dedicano con passione maturano una capacità analitica a una giusta distanza da se stessi, sulle esperienze emotive che i ruoli che interpretano li portano a vivere. Ed è proprio questo uno dei requisiti fondamentali per riuscire a diventare un buon attore: essere in grado di capire l’uomo e tutte le possibili stratificazioni della vita con un’ottica prettamente psicoanalitica, che ci aiuta a non impazzire dietro uno dei personaggi che interpretiamo.

Impegno, talento, fascino: qual è il peso di questi diversi ingredienti per chi oggi desidera lavorare nella televisione o nel cinema? Per avere successo in un casting basta essere bravi o ci vuole qualcosa in più?

E.C. Senza impegno niente viene bene. Il talento e il fascino sicuramente sono importanti ma non indispensabili, come ci insegna l’estetica sullo studio del bello; non è una proprietà soggettiva, ma una qualità oggettiva da non considerare punto portante per dar via alla carriera del professionista. Sono tutti assunti di base su cui iniziare a lavorare con un buon bagaglio di equanimità, termine che spesso viene messo in secondo piano ma che in realtà è una posizione fondamentale, necessaria alla gestione del lavoro e del futuro professionale dell’artista. Il successo in un casting è determinato dalla capacità di immedesimarsi del candidato nel ruolo che gli viene richiesto, per il quale è indispensabile essere padroni del proprio carisma e soprattutto sapersi vendere.