Il business degli esclusi: per aggirare il test d’ingresso basta un anno all’estero

Di Valeria Roscioni.

Sono 67.000 gli studenti che non passeranno il test di medicina, facili prede per i centri privati di tutoraggio che propongono loro un costoso escamotage: studiare un anno all’estero e poi rientrare in Italia

Ieri 77.000 aspiranti medici si sono giocati il loro futuro con i test d’ingresso; solo 10.000 di loro vedranno il loro sogno realizzato. Il che vuol dire che in 67.000 dovranno trovare un ripiego. Numeri del genere, ovviamente, non potevano passare inosservati e sono subito diventati un business al punto che ieri prima dei famigerati test d’ammissione di Medicina e Odontoiatria un noto centro di studi faceva volantinaggio proponendo un’alternativa costosa ma efficace: basta un anno di studi in altre nazioni dell’Unione Europea per chiedere il trasferimento in Italia e aggirare l’ostacolo del numero chiuso.

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Tra le Nazioni consigliate dai volantini in questione vi erano, non a caso, Spagna e Romania, due dei paesi in cui è più facile ottenere il totale riconoscimento dei titoli di studio dato che vige la libera circolazione degli studenti.

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Ovviamente l’Udu ha vivacemente protestato contro questo sistema che, in fondo, altro non fa se non speculare sui sogni infranti offrendo una scorciatoia solo a chi potrà permettersela. Tutto ciò rende i test d’ingresso ancora di più un autentico settore del mercato.

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Basti pensare che ogni studente solo per prepararsi e iscriversi può arrivare a spendere fino a 4.000 euro (per capire come LEGGI QUI>>) e che se ognuno degli esclusi di ieri optasse per l’estero verrebbero spesi ben 300 milioni. Sono cifre che avvantaggiano i più ricchi e non i più bravi.