Dal ministero arriva la classifica degli atenei

Di Barbara Leone.

Il Ministero dell'Istruzione ha stabilito quali atenei italiani meritano di ricevere maggiori contributi finanziari e quali dovranno accontentarsi di minori risorse: promosse a pieni voti l'Università di Trento, il Politecnico di Torino ed il Politecnico di Milano, mentre nelle ultime posizioni ci sono l'università di Palermo, Foggia e Macerata

Il Ministero dell'Istruzione ha stabilito quali atenei italiani meritano di ricevere maggiori contributi finanziari e quali, al contrario, dovranno accontentarsi di minori risorse. I primi infatti hanno maggiori standard qualitativi ed il ministero vuole puntare su di loro, mentre i secondi sono considerati troppo spendaccioni ed inefficienti. Sul podio salgono l'Università di Trento, il Politecnico di Torino ed il Politecnico di Milano. Mentre le università peggiori sono quelle di Palermo, Foggia e Macerata. Il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha inoltre firmato quattro importanti provvedimenti: la ripartizione del Fondo di funzionamento ordinario e del Fondo premiale, il taglio dei corsi inutili, i criteri di valutazione per concorsi da ricercatore e la direttiva per il varo dei concorsi. Il 7% del Fondo di finanziamento ordinario, che corrisponde a circa 525 milioni di euro, verrà distribuito tra gli atenei migliori in base alla qualità della ricerca e della didattica.

Come si legge nella nota diffusa dal ministero, "per la prima volta in Italia il ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha assegnato una parte dei fondi destinati alle università sulla base di nuovi criteri di valutazione della qualità. Prende il via, dunque, con questo provvedimento il nuovo sistema di valutazione delle università italiane, grazie al quale saranno premiati gli atenei più virtuosi sulla base di criteri riconosciuti e valutati positivamente anche dalla Crui". Gli atenei italiani sono infatti stati valutati e si è giunti alla formulazione di una vera e propria classifica, con la lista delle università promosse e di quelle bocciate.

Tra le promosse troviamo, dopo le prime tre: l'Università di Bergamo, Genova, Milano Bicocca, Roma Foro Italico, Torino, Udine, Tuscia, Milano, Venezia, Chieti, Padova, Insubria, Bologna, Roma Tor Vergata, Ferrara, Calabria, Modena e Reggio Emilia, Pisa, Piemonte orientale, Sannio di Benevento, Pavia, Verona, il Politecnico delle Marche e il Politecnico di Bari. Sono invece state bocciate l'Università di Brescia, Perugia, Roma Tre, Parma, Mediterranea di Reggio Calabria, Salerno, Lecce, Iuav a Venezia, Catanzaro, Napoli, Catania, Bari, Parthenope di Napoli, Cagliari, Roma La Sapienza, Teramo, Cassino, Molise, Camerino, L'Orientale di Napoli, la Seconda Università di Napoli, Basilicata, Sassari e Messina.

Cosa comporta questa classifica in pratica? "Trento ottiene 6 milioni di euro in più, il politecnico di Milano 8 milioni in più, Bologna 5 e Padova 4. A Foggia invece viene tolto 1 milione di euro e a Macerata meno 1,13 milioni". Dal ministero arriva anche la spiegazione del perché alcuni atenei sono stati promossi ed altri bocciati: "Trento, ad esempio, pur essendo un piccolo ateneo, è riuscito meglio di ogni altro a intercettare, attraverso propri progetti, i finanziamenti europei. I politecnici di Milano e Torino hanno conseguito risultati importanti su didattica, ricerca, capacità di autofinanziarsi, buone valutazioni degli studenti, processi formativi positivi (numero di docenti adeguato in rapporto al numero degli studenti), presenza di molti progetti assegnati dal Programma Nazionale di Ricerca".

Gli atenei sono stati valutati quindi in base alla qualità della ricerca e alla qualità della didattica. Per quanto riguarda la ricerca, la valutazione è stata effettuata in base ai dati raccolti dal Civr, il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, che ha analizzato gli atenei in base a parametri interna. Mentre la qualità della didattica è stata valutata prendendo in considerazione il numero dei laureati che, a tre anni dalla fine del percorso di studio, sono riusciti a trovare lavoro e alla capacità degli atenei stessi di "limitare il ricorso a contratti e docenti esterni".

Il ministero ha inoltre inviato a tutti gli atenei italiani una nota informativa sul taglio dei corsi inutili, per spiegare quali misure devono essere adottate per "eliminare i corsi di laurea non necessari". Per quanto riguarda invece i concorsi per ricercatori, "ogni titolo scientifico dovrà essere valutato separatamente e specificamente, per evitare giudizi sommari e approssimativi. Viene inoltre richiesto, per i settori scientifici, il ricorso a valutazioni di indici oggettivi e a sistemi di valutazione internazionali, come il Peer review: la valutazione anonima di illustri accademici internazionali. In questo modo, si dovrebbero ridurre i margini di arbitrio delle commissioni". E sono iniziate le procedure per definire la commissione che si occuperà dei concorsi per 1.800 posti di professore e ricercatore.

Immediata la risposta da parte dei rettori delle varie università, in modo particolare di quelli che dovranno far fronte all'aumento dei tagli per il proprio ateneo. Guido Fabiani, rettore di Roma Tre, ha dichiarato: "Il meccanismo messo in atto dal governo non è adeguato a rispecchiare le performance degli atenei. La cosa più importante è che il modello applicato tiene in conto marginale quelle università, come Roma Tre, che hanno destinato agli stipendi ben al di sotto del 90% dei fondi finanziari ordinari. Questo è un parametro che è stato spesso assunto dal ministero dell'Economia e da quello dell'Università come indicatore positivo nell'uso delle risorse. Premiare atenei vicini a questo limite significa nei fatti sollecitare politica di scarso rigore nell'uso delle risorse". Luigi Lacché, prorettore dell'Università di Macerata, ha detto: "Se si considera la ricerca tra i criteri di valutazione, il confronto con il Politecnico di Milano ci vede nettamente perdenti. Il Politecnico è un ateneo destinato ad attirare risorse. Macerata, invece ha un ateneo umanistico con una cilindrata diversa".

Giuliano Volpe, rettore dell'Università di Foggia, ha espresso preoccupazione per la situazione che si va delineando: "Così mettono in crisi completa la nostra università. Di 39 milioni di euro, il taglio del 3% equivale a oltre un milione di euro, pari a quello che noi dedichiamo all'attività di ricerca, ora seriamente compromessa". Sullo stesso fronte si esprime Roberto Lagalla, rettore dell'Università di Palermo: "Mi repelle concettualmente pensare che, come si evince dai risultati proposti, l'Italia sia popolata a nord di Roma da intelligenze baciate da Dio e a sud della Capitale da poveri accattoni della cultura e della ricerca".

Ma anche i rettori delle università promosse si sono fatti sentire per manifestare la propria soddisfazione, come Giulivo Ballio, rettore del Politecnico di Milano: "Dopo tante volte in cui siamo stati penalizzati dal sistema dei finanziamenti a pioggia, questa è una buona notizia"; oppure Davide Bassi, rettore dell'Università di Trento: "Non posso che essere entusiasta e devo dire che una volta tanto lavorare paga. È frutto di dieci anni di lavoro strategicamente impostato".