CLASSICO - 1999


Zeus si lamenta del suo lavoro

Ma vadano alla malora quanti dei filosofi asseriscono che la felicità si trovi solo presso gli dei; se dunque sapessero quanto soffriamo a causa degli uomini, non ci considererebbero felici per il nettare o l'ambrosia, credendo ad un Omero, cieco ed impostore, che ci definisce felici e racconta, egli che non poteva vedere ciò che avviene in terra, ciò che avviene in cielo... Proprio io, che pure sono re e padre di tutti, quanti disagi sopporto! Quanti fastidi ho, diviso fra così grandi preoccupazioni! Anziututto per me è necessario osservare le attività degli altri dei. Quanti in qualche modo collaborano con me al potere, affinché non siano in quelle indolenti, poi... devo anche fare ciò, volgere lo sguardo nello stesso tempo dappertutto e, come il mandriano di Nemea, passare in rassegna ognuno, quelli che rubano, quelli che spergiurano, quelli che sacrificano, se qualcuno ha effettuato una libagione, da dove sale il profumo o il fumo (della carne arrostita), chi che stia male o che navighi mi abbia invocato e, ciò che è più faticoso di tutto, nello stesso tempo assistere ad una ecatombe ad Olipia, osservare chi combatte a Babilonia, grandinare fra i Geti e banchettare fra gli Etiopi.