Cicerone: vita, pensiero e opere filosofiche

Cicerone: vita, pensiero e opere filosofiche A cura di Chiara Colangelo.

Marco Tullio Cicerone: biografia, pensiero e opere filosofiche di uno dei più importanti autori di epoca latina. Dalla filosofia come consolatio alla religione

1Cicerone: la vita e la divulgazione filosofica

Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C. da una ricca famiglia equestre, che tuttavia non aveva origini nobiliari. Trasferitosi a Roma fin da adolescente, studiò filosofia e retorica: tra il 79 e il 77 a.C. si recò in Grecia, dove frequentò diverse scuole di filosofia, tra cui quella epicurea. Tornato a Roma, grazie alle sue straordinarie doti di eloquenza iniziò una lunga e brillante carriera politica, durante la quale espresse posizioni conservatrici.

Nel 63 a.C., mentre era console, soffocò nel sangue la congiura organizzata da Catilina, leader dell’ala più radicale dei popolari, nella quale era coinvolto anche Cesare. Nel 58 a.C., per volere di Cesare (che intanto era diventato triumviro), fu però accusato di aver mandato a morte gli organizzatori della congiura senza processo e fu condannato all’esilio: i suoi beni furono confiscati e la sua casa fu distrutta.

Appena un anno dopo, fu richiamato a Roma, dove continuò ad esercitare la carriera di avvocato e a svolgere attività politica: con l’affermazione di Cesare al potere, tuttavia, la sua presenza divenne poco gradita e, per questo, decise di ritirarsi dalla vita pubblica. Dopo la morte di Cesare (44 a.C.), si schierò con Bruto e osteggiò Marco Antonio. Ciò gli provocò il risentimento di Antonio che, dopo la costituzione del secondo triumvirato con Ottaviano e con Lepido, lo fece uccidere da alcuni sicari, nel 43 a.C., presso la sua villa di Formia.

Busto di Marco Tullio Cicerone
Busto di Marco Tullio Cicerone — Fonte: ansa

Cicerone è considerato come uno dei più importanti uomini politici romani del I secolo a.C., ma la sua fama è giunta fino a noi grazie soprattutto alla sua straordinaria eloquenza e ai suoi scritti, che hanno costituito un modello per i posteri. Durante la sua vita, Cicerone si impegnò con costanza per la diffusione della filosofa greca a Roma: riteneva, infatti, la sua conoscenza di fondamentale importanza per la formazione della classe dirigente romana. Il suo impegno nel campo filosofico, dunque, fu orientato più alla divulgazione che alla definizione di posizioni teoriche. A Cicerone dobbiamo non solo l’invenzione del linguaggio filosofico latino, ma anche la conoscenza della filosofia greca: per molto tempo, infatti, le sue opere furono le uniche fonti disponibili su di essa. La filosofia greca, in una forma adattata alla mentalità latina, diventò così un elemento fondamentale della cultura romana. I romani, infatti, scelsero dalla filosofia greca gli elementi che meglio si adattavano alla loro mentalità, fondendoli in un unico pensiero: questa concezione unitaria è detta eclettismo. Vicino allo stoicismo e allo scetticismo, Cicerone è appunto considerato il principale rappresentante dell’indirizzo eclettico romano: per questo motivo, è stato spesso considerato poco originale dal punto di vista dell’elaborazione di un proprio pensiero. Egli, tuttavia, non si propose mai di costruire un sistema filosofico originale: il suo intento, anzi, era quello di divulgare alcune questioni affrontate dalle filosofie greche ed ellenistiche che erano particolarmente interessanti per la società romana

2Cicerone: la filosofia come consolatio e la ricerca della felicità

Marco Tullio Cicerone iniziò ad approfondire la sua riflessione filosofica dopo l’allontanamento dalla vita pubblica: in questo periodo, all’amarezza per la fine della Repubblica romana, si sommava in lui il cupo dolore per la morte della sua amatissima figlia Tullia. Egli pensò, quindi, di cercare nella filosofia una consolatio (consolazione) al dolore che lo aveva colpito: si trattava, del resto, di una concezione molto diffusa nella filosofia ellenistica che – con le scuole epicurea, scettica e stoica – si era appunto proposta come modo per garantire all’uomo la felicità, allontanando passioni e turbamenti. 

Per Cicerone, tuttavia, la riflessione filosofica non significava una fuga nel privato e un allontanamento dalla realtà: lo scopo dell’impegno filosofico, anzi, era quello di costruire una nuova cultura che potesse costruire le basi per una rifondazione della Repubblica romana. In questa concezione è evidente la costante attenzione di Marco Tullio Cicerone per l’impegno civile: per questo motivo, egli rifiutò nettamente la dottrina epicurea, che sosteneva il disimpegno politico e sociale e affermava la necessità di allontanarsi dalla vita pubblica per vivere appartati in campagna. Secondo Cicerone, invece, proprio questo disimpegno era tra le cause della grande crisi che la Repubblica romana stava attraversando.

Marco Tullio Cicerone. Disegno di Raffaello conservato alle Gallerie dell'Accademia a Venezia
Marco Tullio Cicerone. Disegno di Raffaello conservato alle Gallerie dell'Accademia a Venezia — Fonte: ansa

La strada per la ricerca della felicità indicata da Cicerone era, quindi, molto diversa da quella degli epicurei. Egli, con l’opera intitolata Tusculanae Disputationes (45-44 a.C.), si propose l’obiettivo di rimuovere gli ostacoli al raggiungimento della felicità. Nelle diverse parti dell’opera, egli indicò come mezzi per raggiungere la felicità il disprezzo della morte, la sopportazione del dolore, l’attenuazione degli affanni e dei turbamenti dell’animo e, infine, il riconoscimento dell’importanza della virtù.

3Il problema della conoscenza umana in Cicerone

Secondo Marco Tullio Cicerone, la conoscenza umana non poteva avere che forme incerte: era impossibile giungere a una conoscenza precisa della realtà e, anche quando ci si avvicinava, non si doveva perdere di vista la possibilità di cadere in errore. L’unico criterio di verità accettabile era, quindi, quello che si basava sul consenso comune dei filosofi: per far emergere questa concordia, la forma più utile era quella del dialogo, nel quale si confrontavano posizioni diverse senza che nessuna prevalesse sull’altra. Per questo motivo, Cicerone scelse il Dialogo come forma privilegiata dei suoi scritti filosofici.

Queste opere, tuttavia, non offrivano soluzioni definitive e, anzi, la loro fine era sempre aporetica. Come affermato da Cicerone negli Academia (45 a.C.), infatti, in nessuno dei tre campi fondamentali della filosofica (logica, fisica ed etica) i problemi proposti hanno mai trovato un’unica soluzione. Questa constatazione spingeva alla cautela e alla sospensione del giudizio: tuttavia, poiché nel corso della sua vita l’uomo deve comunque fare delle scelte, è possibile dare un assenso tiepido e provvisorio alla soluzione intorno alla quale c’è più consenso. È questa l’impostazione fondamentale del pensiero filosofico ciceroniano.

4La religione nella filosofia di Cicerone

Anche in campo religioso, Marco Tullio Cicerone si oppose alle teorie epicuree, secondo cui gli dei non si occupano delle questioni umane. Egli, più vicino alla concezione stoica, sosteneva invece l’esistenza di un principio provvidenziale che regola il mondo e, quindi, della divinità. Tuttavia, Cicerone non affrontò i problemi metafisici aperti da queste affermazioni: nel dialogo De Natura Deorum (44 a.C.) evidenziò, anzi, la difficoltà di dare una dimostrazione razionale della religione. 

L’affermazione dell’esistenza della divinità consentiva a Cicerone di salvaguardare l’esistenza e l’omaggio alla religione romana tradizionale che, secondo lui, costituiva una garanzia per la stabilità dello stato romano, in quanto strumento di persuasione privilegiato attraverso il quale la classe dirigente imponeva le sue scelte ai cittadini.

C'è forse un popolo, c'è una società di uomini che, pur senza una adeguata informazione, non abbia un qualche presentimento dell'esistenza degli dèi?

Marco Tullio Cicerone, De natura deorum