Le vie dei canti

Di Chiara Lore.

Chatwin e le sue "vie dei canti", descritte da una nostra utente

Un racconto di viaggio che è anche autobiografia e sintesi curata di appunti... Chatwin ci porta in Australia a scoprire quei sentieri invisibili che gli aborigeni chiamano "Via della Legge" o "Orme degli Antenati", ma che gli europei conoscono come "Vie dei Canti" o "Piste del Sogno".

Secondo i miti aborigeni sulla creazione alcune creature totemiche avevano percorso il continente nel Tempo del Sogno cantando il nome delle cose e delle creature in cui si imbattevano, facendo così esistere il mondo.
Lo scrittore ci racconta la vita degli aborigeni, i loro usi e costumi, ci spiega la sacralità di quei sentieri e l'importanza della loro salvaguardia.
Ma il libro offre a Chatwin anche l'occasione di ribadire la sua visione del nomadismo. "Perchè gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all'altro?" Bruce Chatwin cerca di rispondere a questo interrogativo affermando che il nomadismo è riflesso della necessità umana di muoversi: si soffre quando si è trattenuti per troppo tempo negli stessi luoghi, quando qualcosa ostacola il nostro movimento. (DA CONSIGLIARE AGLI AMANTI DEI VIAGGI ON THE ROAD)

"Quotes"
"(...)La filosofia degli aborigeni era legata alla terra. Era la terra che dava vita all'uomo; gli dava il nutrimento, il linguaggio e l'intelligenza, e quando lui moriva se lo riprendeva. (...)
"Ferire la terra"(...)"è ferire te stesso, e se altri feriscono la terra, feriscono te. Il paese deve rimanere intatto, com'era al tempo del Sogno, quando gli Antenati col loro canto crearono il mondo".(...)
(...)Si credeva che ogni antenato totemico, nel suo viaggio per tutto il paese, avesse sparso sulle proprie orme una scia di parole e di note musicali, e che queste Piste del Sogno fossero rimaste sulla terra come 'vie' di comunicazione fra le tribù più lontane.(...)
(...)La terra deve prima esistere come concetto mentale. Poi la si deve cantare. Solo allora si può dire che esiste.(...)