Le più belle frasi di Cesare Pavese

Di Francesca Ferrandi.

Le più belle frasi di Cesare Pavese: citazioni e aforismi tratte dalle opere dello scrittore che ha saputo interpretare le emozioni del dopoguerra

FRASI CESARE PAVESE

Cesare Pavese: frasi e citazioni
Cesare Pavese: frasi e citazioni — Fonte: ansa

Tra gli autori che meglio hanno saputo interpretare i sentimenti e le contraddizioni del secondo dopoguerra c’è Cesare Pavese, al punto che le sole frasi tratte dalle sue opere sono in grado di tracciare una mappa emotiva della popolazione italiana uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Nato nel 1908 a Santo Stefano Balbo nelle Langhe, Cesare Pavese si trasferisce ben presto a Torino, dove inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi. Durante il fascismo, viene arrestato per la sua vicinanza al gruppo Giustizia e Libertà, di stampo antifascista, e inviato al confino a Brancaleone Calabro. Terminata la guerra, decide di iscriversi al Partito Comunista e di collaborare con il giornale «L’Unità». Si suicida nell'agosto del 1950, lasciando solo un biglietto con su scritto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». Anche questa, tra le più emblematiche frasi di Cesare Pavese.

CESARE PAVESE: FRASI E CITAZIONI Più BELLE

Da grandi appassionati delle opere di questo autore, non possiamo che consigliarvi di leggerne almeno una. Vi ritroverete gran parte delle vostre emozioni. Se però siete pigri e non ne avete voglia, potete riscoprire il pensiero di Cesare Pavese attraverso le sue frasi e le sue citazioni più belle. Di seguito la nostra selezione:

  • Tu sarai amato, il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza, senza che l'altro se ne serva per affermare la sua forza. (tratta dal Diario intimo)
  • Saprò diventare come vuoi. Devo diventarlo, perché non voglio che la nostra storia somigli alle altre che ho bruciato. (tratta dal carteggio con Bianca Garufi)
  • Si resiste a star soli finché qualcuno soffre di non averci con sé, mentre la vera solitudine è una cella intollerabile. (tratta da Il carcere)
  • Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa. (tratta da Il diavolo sulle colline)
  • Una donna che non sia stupida, presto o tardi, incontra un rottame umano e si prova a salvarlo. Qualche volta ci riesce. Ma una donna che non sia una stupida, presto o tardi, trova un uomo sano e lo riduce a rottame. Ci riesce sempre. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • L'unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura, sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interiore. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Le cose si ottengono quando non si desiderano più. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • Viene un giorno che per chi ci ha perseguitato proviamo soltanto indifferenza, stanchezza della sua stupidità. Allora perdoniamo. (tratta da Il mestiere di vivere)
  • È bello svegliarsi e non farsi illusioni. Ci si sente liberi e responsabili. Una forza tremenda è in noi, la libertà. Si può toccare l'innocenza. Si è disposti a soffrire. (tratta da La bella estate)
  • Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (tratta da La luna e i falò)
  • E quando aveva detto una cosa finiva: 'Se sbaglio, correggimi'. Fu così che cominciai a capire che non si parla solamente per parlare, per dire 'ho fatto questo' 'ho fatto quello' 'ho mangiato e bevuto', ma si parla per farsi un'idea, per capire come va questo mondo. (tratta da La luna e i falò)
  • Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici. (tratta da La spiaggia)