Cesare Pavese: vita, poesie e romanzi

Cesare Pavese: vita, poesie e romanzi A cura di Daniel Raffini.

Biografia di Cesare Pavese e approfondimento sulle poesie e i suoi romanzi più belli, tra cui troviamo "La luna e i falò" e "Lavorare stanca"

1La vita

Cesare Pavese è uno degli autori più sorprendenti della nostra letteratura. Poco diffuso tra i lettori di oggi, merita veramente di essere riscoperto e apprezzato.

Cesare Pavese
Cesare Pavese — Fonte: ansa

La sua scrittura sa essere allo stesso tempo coinvolgente per le vicende che racconta e profonda per il suo continuo scavo nell’animo umano.
Cesare Pavese è stato un interprete importante del Novecento, attento alla realtà popolare e contadina, ma anche aperto alle altre letterature europee. Fu tra i primi a interessarsi alla letteratura statunitense, di cui fu anche traduttore.

  • 1908. Nasce a Santo Stefano Balbo nelle Langhe, da una famiglia piccolo borghese. Presto si trasferisce a Torino, dove compie gli studi.
  • 1932. Si laurea in Lettere con una tesi sul poeta statunitense Walt Whitman. In questo periodo inizia a tradurre autori inglesi e statunitensi.
  • 1934. Prende il posto di Leone Ginzburg, arrestato dalla polizia fascista, alla direzione della rivista «La Cultura» e inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi.
  • 1935. Viene arrestato per i suoi rapporti con il gruppo antifascista “Giustizia e Libertà” e viene inviato al confino per un anno a Brancaleone Calabro.
  • 1936. Pubblica la raccolta di poesie Lavorare stanca.
  • 1941. Esce Paesi tuoi, con cui Pavese ottiene il primo grande successo come scrittore.
  • 1942. Viene assunto definitivamente presso la casa editrice Einaudi.
  • 1943. Durante l’occupazione tedesca si rifugia nel Monferrato, dove guarda alla Resistenza con distacco.
  • 1945. S'iscrive al Partito Comunista e collabora al giornale «L’Unità». In questi anni approfondisce la riflessione sul mito e sul folklore.
  • 1950. A giugno vince il Premio Strega per La Bella estate. In agosto viene ritrovato morto suicida.

2La personalità

La personalità, le opere e le poesie di Cesare Pavese ci restituiscono l’immagine di un uomo in continua analisi di se stesso e dei rapporti con gli altri e con il mondo. Questo determina una serie di contraddizioni, in particolare tra:       

  • Letteratura e impegno politico
  • Esistenza individuale e storia collettiva
  • Passato mitico e trasformazioni della modernità

Nella sua vita, Pavese si sentì sempre estraneo al mondo e agli altri uomini, si sentiva altrove. Questa percezione deriva da un ossessivo scavo interiore, che lo porterà al suicidio.
Si può leggere la storia di questa battaglia con se stesso nel diario intitolato Mestiere di vivere, scritto da Cesare Pavese tra il 1935 e la morte. Famosissime sono le frasi finali del diario, in cui inizia a prendere forma l’idea del suicidio: «Più il dolore è determinato e preciso, più l'istinto della vita si dibatte, e cade l'idea del suicidio. Sembrava facile, a pensarci. Eppure donnette l'hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio. Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».        

Questo continuo scavo interiore lo porta a riflettere nelle sue opere su alcuni temi ricorrenti:      

  • La sua infanzia nelle Langhe e il mondo contadino, nei quali Pavese vede un passato originario irrecuperabile, che cerca però di recuperare attraverso la scrittura.
  • La natura e i suoi ritmi inesorabili che vanno dalla nascita alla morte, a cui si contrappone il tempo eterno e immortale del mito.
  • Le forze misteriose e irrazionali che dominano il mondo campestre.
  • La città e la modernità che trasformano la natura. Se la campagna è una forza originaria, la città è il luogo della finzione e dell’artificio.
  • Lo sguardo degli altri, che ci impone delle maschere, in una visione simile a quella pirandelliana ma vissuta da Pavese in senso più tragico.
  • La minaccia della falsità del mondo. Oltre ad essere false le immagini che gli altri costruiscono di noi, Pavese capisce che anche l’immagine che noi costruiamo di noi è quella di un io che non esiste.

Se è vero che ci si abitua al dolore, come mai con l'andar degli anni si soffre sempre di più?

Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

3La poesia

Nel 1936 Cesare Pavese pubblica la sua prima opera, la raccolta di poesie dal titolo Lavorare stanca. Si tratta di poesie scritte dall'autore tra il 1931 e il 1936.
È un tipo di poesia, quello di Cesare Pavese, allo stesso tempo realistica e simbolica, nel senso che descrive una realtà ma allo stesso tempo rimanda a qualcos’altro di esterno, a un significato nascosto. Tra i temi trattati spiccano la collina e il viaggio.

Le poesie che Pavese ha inserito in questa raccolta si pongono a una via di mezzo tra prosa e poesia, usando un verso molto narrativo: in questo Pavese segue modelli italiani contemporanei come quelli di Enrico Thovez e Piero Jahier, ma anche il grande modello dello statunitense Whitman. Il ritmo della poesia di Cesare Pavese si costituisce in lunghi versi che si ripetono per creare l’effetto di una realtà condannata alla continua ripetizione.    

In seguito Pavese abbandonerà la poesia, dedicandosi principalmente alla prosa. C’è però una bellissima eccezione, che è la raccolta Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, pubblicata nel 1951 dopo la morte dell’autore, in cui Pavese esprime il dramma esistenziale che lo porterà al suicidio

4I romanzi

Negli anni 30 Cesare Pavese si dedica soprattutto a racconti. Influenzato dalla narrativa realista statunitense e dalle novelle di Giovanni Verga, descrive la vita contadina con un realismo acceso che non si tira indietro di fronte alla rappresentazione di elementi forti come il sesso e la violenza.
Anche dal punto di vista della lingua Pavese si attiene alla realtà attraverso l’uso del dialetto e di molti dialoghi. 

Il grande successo arriva però per Pavese con i romanzi degli anni 40:          

  • Il carcere (1938-39)
    Scritto durante il confino in Calabria, ma pubblicato solo nel 1949, questo romanzo indaga il contrasto tra la solitudine del prigioniero e un mondo estraneo e indecifrabile. Stefano, un ingegnere del Nord Italia, viene inviato al confino al Sud, come Pavese, ma non sappiamo quale sia la sua colpa. Qui la sua vita non è poi così male: c’è il mare, l’osteria e l’amore di una donna. Tuttavia Stefano si sente lo stesso incarcerato, nella noia e nella povertà materiale e morale delle persone che lo circondano. Stefano finisce per chiudersi nel proprio isolamento, nel quale trova la propria pace, un isolamento il cui unico spiraglio è la giovane serva e contadina Concia, che rappresenta il mondo originario e mitico.
  • Paesi tuoi (1941)
    È la prima opera di Pavese a ottenere un grande successo e sarà un modello per la narrativa neorealista. Qui Pavese torna alla sua terra piemontese, narrando la vita contadina attraverso le vicende degli ex galeotti Berto, meccanico torinese, e Trino, che possiede una casa in campagna dove i due vanno a vivere una volta usciti di galera. Berto si adatta alla vita di campagna, ma una tragedia interverrà a distruggere questo equilibrio. 
  • La casa in collina (1948)
    È il racconto in prima persona del protagonista Corrado, un professore di Torino che durante la guerra si rifugia nella sua casa in collina alla ricerca di solitudine. Qui incontra però Cate, una donna che ha amato in passato, e segue le sue vicende e quelle dei suoi amici partigiani, fino al loro arresto da parte dei tedeschi. Il romanzo vuole mettere in luce la contraddizione dell’intellettuale di fronte alle cose del mondo, il suo isolamento e il nascondersi dalle responsabilità collettive. Questo è un problema che Pavese sentiva prima di tutto sulla propria pelle, trovandosi combattuto tra la volontà di isolamento e la necessità di intervenire nella realtà con un’azione politica.
  • Il diavolo sulle colline (1949)
    Narra i vagabondaggi di tre ragazzi torinesi tra la città e le colline e i loro rapporti con Poli, un personaggio inquietante che vive in campagna una vita fatta di esperienze estreme e distruttive.
  • Tra donne sole (1949)
    Racconta le vicende di donne che si scontrano con la modernità nel delicato passaggio che porta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al boom economico degli anni 50. Clelia, la protagonista, riesce a compiere una scalata sociale da operaia fino a stilista, ma scoprirà attraverso la vicenda del suicidio di Rosetta le contraddizioni e la vuotezza di quel mondo borghese da lei inseguito con tanti sforzi.
  • La luna e i falò (1950)
    Torna il tema della guerra partigiana, già trattato da Pavese in La casa in collina. È la narrazione in prima persona di Anguilla, tornato nel paese dove è cresciuto dopo aver vissuto e fatto fortuna in America. Anguilla è alla ricerca della sua infanzia, rappresentata dall’immagine festosa dei falò accesi in collina ad agosto. Cerca le tracce delle persone che ha conosciuto da bambino, ma viene a sapere dei nuovi falò, quelli di morte, e delle distruzioni e delle violenze che hanno interessato le colline durante la guerra partigiana.

Negli ultimi quattro romanzi, Cesare Pavese si pone in equilibrio tra problematica esistenziale, fascinazione del mito e richiamo alla concreta realtà storica del tempo. Si tratta di romanzi di iniziazione in cui uno o più personaggi legati da amicizia affrontano dolorose prese di coscienza della maledizione che grava sugli uomini e sul mondo. Questi romanzi descrivono una realtà concreta, ma non coincidono con la narrativa neorealista per il predominare di situazioni liriche, di una rete di simboli e della presenza del destino tracciato nel mito.

5ll mito e il folklore

Negli anni 40 Cesare Pavese s'interessò anche a temi legati al folklore e al mito.
Il motivo di questo interesse sta nel fatto che in essi l’autore vede le motivazioni originarie dei comportamenti umani.
Possiamo dire che Pavese fosse ossessionato dall’origine nascosta dell’elemento umano, da quel mondo fumoso e indefinito nel quale si nascondono le origini della civiltà e dal momento in cui l’essere umano iniziò a pensare e diventò veramente uomo.

Nel mito e nel folklore, così come prima nella vita contadina, Pavese vede i momenti più vicini a quell’origine e quindi la direzione verso la quale cercare.
A questo argomento Pavese dedicò studi e saggi e opere letterarie. Tra di esse dobbiamo ricordare:    

  • Feria d’agosto (1945)
    Raccolta che riunisce testi di varia natura, tra cui racconti, saggi e brevi descrizioni, scritti da tra il 1937 e il 1944, in cui Pavese racchiude la propria visione del mondo e della letteratura. Si divide in tre sezioni dedicate a temi-simbolo: il mare, la città e la vigna.
  • Dialoghi con Leucò (1947).
    Si tratta di 27 dialoghi tra personaggi della mitologia classica, in cui Pavese indaga il rapporto tra storia e mito e quello tra uomo e natura, in un percorso che va dal confronto col destino ineluttabile degli antichi, alla presa di coscienza del dolore e della decadenza di tutte le cose, fino alla proposta di un’umanità che sappia vivere una vita civile proprio ritrovando le radici mitiche.