Jakob Philipp Hackert fu uno dei maggiori pittori alla corte di Ferdinando IV di Borbone fino alla sua fuga a San Pietro di Careggi in Toscana, dopo la rivoluzione napoletana e adesso a a duecento anni dalla morte l’esposizione curata da Cesare De Seta raccoglie in otto stanze e nell’appartamento reale 112 opere, tra dipinti e disegni, molte appartenenti al cospicuo fondo della Reggia stessa, altre in prestito da musei e da collezioni private anche estere. L’ultima monografica su Hackert era stata organizzata dieci anni fa proprio nella reggia borbonica campana, ma raccoglieva solo opere realizzate nel suo lungo soggiorno in Italia; questa, invece, permettere di conoscere anche i suoi esordi come artista a Berlino, il suo soggiorno a Parigi, e poi quello romano, il napoletano e il toscano.
La mostra intende proporre l’intera opera del pittore prussiano: dagli esordi berlinesi, al soggiorno a Parigi e in Francia, fino all’arrivo in Italia. La sua permanenza a Roma è un momento decisivo che lo mette a contatto con la contemporanea pittura di paesaggio italiana e straniera.
L’inaugurazione di “Jacob
Philipp Hackert(1737-1807)- La linea analitica della pittura di
paesaggio in Europa” e’ stata anche
l’occasione per riaprire al pubblico, dopo un restauro lungo
due anni per stucchi e dorature la Cappella Palatina.