Campi di concentramento: storia e caratteristiche

Campi di concentramento: storia e caratteristiche A cura di Edoardo Angione.

Campi di concentramento e di sterminio: deportazione, vita nei campi di prigionia in Germania e in Polonia, descrizione dello sterminio di massa e l'epilogo del nazismo in Europa

1L’amministrazione dei campi di sterminio

L'ingresso della caserma di Auschwitz
L'ingresso della caserma di Auschwitz — Fonte: getty-images

Le autorità della Germania nazista idearono una serie di strutture dedicate alla detenzione e al confinamento di tutti coloro - ed erano moltissimi - che il regime considerava nemici razziali, ideologici o politici del popolo tedesco. I campi di concentramento - anche chiamati campi di sterminio o di deportazione - erano luoghi in cui le persone venivano incarcerate senza il bisogno di osservare le consuete norme di arresto e di custodia. Poteva trattarsi di campi di lavoro, campi per prigionieri di guerra, campi di transito dove venivano raccolti prigionieri in attesa di essere spostati. Alcuni di questi campi, o alcune parti, vennero convertiti in campi di sterminio, dotati delle strutture necessarie per uccidere sistematicamente i prigionieri in modo sistematico e massificato.    

Già dal 1934 Heinrich Himmler, capo delle SS, istituisce l’Ispettorato Campi di Concentramento (IKL), un’entità amministrativa incaricata di gestire i campi dove erano detenuti prigionieri soggetti alla ‘custodia protettiva’, o Schutzhaft: in pratica un fermo di polizia privo di limiti di tempo, e non soggetto al controllo della legge. A capo dell’IKL viene nominato Theodor Eicke, già comandante del campo di Dachau: sotto di lui, e sotto il suo successore Richard Glücks (1939-1945), la rete dei lager sarà razionalizzata e centralizzata. L’IKL si evolve con le stesse SS, ed il progetto di Himmler punta a rendere il lavoro dei prigionieri dei lager un supporto sempre più efficace e funzionale per i pesanti sforzi bellici del governo tedesco. L’IKL era l’unico responsabile dei prigionieri di un campo di concentramento dal momento in cui venivano internati fino alla loro morte o al loro rilascio.    

Heinrich Himmler: capo delle SS e dell'Ispettorato Campi di Concentramento (IKL)
Heinrich Himmler: capo delle SS e dell'Ispettorato Campi di Concentramento (IKL) — Fonte: getty-images

I campi di concentramento erano gestiti e sorvegliati da alcuni reparti speciali delle SS, le cosiddetteUnità testa di morto (SS-Totenkopfverbände, abbreviato in SS-TV), il cui tetro simbolo corrispondeva in pieno alla spietatezza che li avrebbe resi famosi. La responsabilità degli arresti, dei rilasci, delle esecuzioni e di altri provvedimenti disciplinari era invece della SIPO, la polizia di sicurezza che aveva lo scopo di garantire la sicurezza politica e criminale del reich, e che rispondeva direttamente ad Heinrich Himmler. La SIPO era una direzione centralizzata delle tre principali forze di polizia del Reich:    

  • la Gestapo, polizia segreta di stato che si occupava di ‘crimini politici’
  • Il Servizio di Sicurezza delle SS (SD), che dal 1938 diventa il principale servizio segreto di stato
  • la normale polizia criminale del Reich (Kripo), che si occupava dei crimini non politici.

2Fuori dalle autorità

Vittime del campo di concentramento di Buchenwal
Vittime del campo di concentramento di Buchenwal — Fonte: getty-images

La responsabilità della vita dei prigionieri nei campi di sterminio era interamente nelle mani dell’IKL, o ispettorato dei campi di concentramento. I comandanti dei campi ed i reparti speciali delle SS gestivano i campi in modo tale da provocare la morte ‘non ufficiale’ dei prigionieri, spesso puramente intenzionale. Queste morti venivano comunicate alla SIPO, che generalmente le classificava come suicidi, morti accidentali, o omicidi giustificati di prigionieri che avevano tentato la fuga, aggredito le guardie, incitato rivolte o sabotato i lager. Altre volte questi omicidi venivano classificati come morti per malattia.   

Tutto questo era possibile anche perché, sin dal 1933, il sistema dei campi di concentramento, la loro sorveglianze ed i loro prigionieri, non erano soggetti a nessun tipo di autorità amministrativa e legale al di fuori delle SS e della polizia di regime. In altre parole, i campi di prigionia tedeschi erano sotto una giurisdizione extra-legale autorizzata dallo stesso Hitler, e quindi erano al di fuori delle leggi dello stato tedesco. Questo perché i detenuti erano considerati un pericolo per lo stato tedesco e per la razza germanica (che per i nazisti erano più o meno la stessa cosa).   

«È più facile ingannare le masse con una fandonia esagerata che con una piccola bugia». Hitler

Generalmente non si finiva in un campo di concentramento per via di qualche crimine specifico o di una vera e propria attività sovversiva: bastava infatti essere considerati persone potenzialmente capaci di compiere attività sovversive in futuro dalle SS o dalla SIPO per essere internati. Questo significava che:   

- si poteva essere incarcerati senza ricevere nessuna condanna; 

- anche chi veniva assolto poteva essere incarcerato (in quanto ‘sospetto’); 

- una volta usciti di prigione, si poteva finire in un campo di concentramento (sempre in quanto potenzialmente sospetti). 

3Chi erano i prigionieri dei campi di sterminio?

1940: immagine di un campo di concentramento in Polonia
1940: immagine di un campo di concentramento in Polonia — Fonte: getty-images

Essenzialmente, per finire in un campo di concentramento era necessario essere considerati dalle SS o dalla polizia tedesca un pericolo per la società tedesca. E per essere considerati un pericolo per la società tedesca bastava ad esempio essere considerati razzialmente inferiori, o appartenenti ad una ‘razza’ per natura ‘ostile alla Germania’. Dall’inizio del regime nazista fino al 1936, il compito di determinare chi fosse un pericolo per la Germania era esclusivamente delle SS e delle autorità di polizia. Era la Gestapo a rilasciare ordini di Custodia Protettiva (Schutzhaft) che consentivano l’internamento nei lager di ebrei, socialdemocratici, comunisti, liberali, massoni, Testimoni di Geova, clero ostile al nazismo, oppositori al regime di qualsiasi genere, ed in generale persone considerate non-tedesche, dopo che la Germania aveva iniziato ad occupare l’Europa. A queste categorie si univano poi tutte quelle persone che per un qualunque motivo (reale o meno) venivano considerate capaci di opporsi politicamente al regime.    

Alcune delle vittime del campo di concentramento di Mauthausen (Austria)
Alcune delle vittime del campo di concentramento di Mauthausen (Austria) — Fonte: getty-images

C’erano poi quelle persone che venivano considerate criminali non politici, o in generale deviate e pericolose per la società tedesca. Nei confronti di queste persone la polizia criminale (Cripo) poteva rilasciare ordini di ‘arresto preventivo’. Anche qui, più che vere e proprie attività criminali, era sufficiente essere soggetti ad un qualche tipo di pregiudizio sociale e razziale. Così avveniva per i Roma ed i Sinti (zingari), per i cosiddetti ‘asociali’, per i piccoli criminali, ma anche per gli omosessuali, i vagabondi, le persone con scarsa voglia di lavorare. Gli arresti preventivi generalmente erano soggetti in teoria a dei precisi limiti di tempo, ma in pratica venivano spesso e volentieri estesi per un tempo indefinito, poiché dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale Himmler proibì la liberazione dei prigionieri dei campi di concentramento.     

Dopo la ‘Notte dei cristalli’ (Kristallnacht), alla fine del 1938, iniziano gli arresti di massa di ebrei da parte delle SS e della polizia. Questi prigionieri vengono portati in prevalenza nei lager di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Con la guerra mondiale, la popolazione dei campi di concentramento inizia ad aumentare in modo sostanziale con l’arrivo di prigionieri stranieri condannati ai lavori forzati, oppositori politici stranieri, partigiani e prigionieri di guerra.

4Lavori forzati nei campi di concentramento

Uomini ebrei costretti a lavorare come braccianti agricoli sotto il regime nazista, nel 1938
Uomini ebrei costretti a lavorare come braccianti agricoli sotto il regime nazista, nel 1938 — Fonte: getty-images

I campi di prigionia non erano soltanto un luogo di detenzione per chi veniva considerato un pericolo per il Reich, ma svolgevano almeno due altre funzioni di primaria importanza per la Germania nazista:   

- l’IKL (Ispettorato Campi di Concentramento) lavorava a stretto contatto con gli uffici amministrativi delle SS per la fornitura di forza lavoro ad aziende gestite dalle SS, o a progetti di costruzione gestiti dalle SS, in particolare la costruzione di nuovi lager o l’ingrandimento di lager già esistenti;  

- i prigionieri dei campi di concentramento potevano anche essere ‘prestati’ ad aziende private, come avveniva ad esempio per la I.G. Farben, un’industria chimica che costruì a Monowitz, vicinissimo ad Auschwitz, un gigantesco impianto per la produzione di gomma e di petrolio sintetico dove lavoravano migliaia di detenuti di Auschwitz. Queste aziende, a cui presto si aggiunsero produttori di armi di proprietà dello stato tedesco, pagavano le SS per questa forza lavoro decisamente a buon mercato.   

Bambini in un campo di lavoro in Polonia nel 1945
Bambini in un campo di lavoro in Polonia nel 1945 — Fonte: getty-images

I lager erano insomma istituzioni di fondamentale importanza per il regime nazista, organizzate in un sistema in rapida espansione sin da prima dell’inizio della guerra (tra il 1936 ed il 1939 vengono costruiti lager di grandi dimensioni a Sachsenhausen, Buchenwald, Mauthausen, Ravensbrück). Con l’incrementare del bisogno di lavoratori forzati, dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, le SS iniziano a fornire i lager di campi satelliti: Buchenwald ne aveva ad esempio 88 alla fine della guerra.    

5Sterminio sistematico

I campi di concentramento, che come abbiamo visto si trovavano al di fuori della legge tedesca, erano stati sin dall’inizio un luogo dove le SS potevano eliminare fisicamente i prigionieri con relativa tranquillità. Dallo scoppio della guerra (1939), gli omicidi iniziano a diventare un fatto sempre più sistematico, massificato, ed organizzato razionalmente. I principali gruppi di persone uccisi nei campi di concentramento erano all’inizio prigionieri di guerra sovietici che la Gestapo reputava particolarmente pericolosi, ma anche membri di gruppi di resistenze nazionali, criminali considerati pericolosi, partigiani, prigionieri politici di paesi occidentali, lavoratori non tedeschi che avevano relazioni sessuali con donne tedesche, ma anche ufficiali inglesi o britannici che venivano ricatturati dopo aver tentato la fuga dai campi di prigionia.      

Tutti questi gruppi di persone, esattamente come quegli ebrei che, giudicati non adatti al lavoro, venivano giustiziati appena arrivavano nei campi, non venivano registrati come prigionieri, e venivano uccisi entro un giorno dall’arrivo. Con l’aumentare di queste uccisioni su piccola scala, e con la necessità di uccidere in modo efficiente i prigionieri che non potevano più lavorare, le SS fornirono numerosi campi di concentramento di camere a gas tra il 1941 ed il 1942.   

6Dalla deportazione alla soluzione finale

Immagine di un soldato che scopre alcuni corpi delle vittime nel campo di concentramento di Dachau
Immagine di un soldato che scopre alcuni corpi delle vittime nel campo di concentramento di Dachau — Fonte: getty-images

Per ‘Soluzione finale’ si intendeva l’eliminazione fisica degli ebrei europei: questo progetto di sterminio sistematico di massa, e la conseguente deportazione di milioni di persone, comporterà importanti cambiamenti nel funzionamento dei campi di concentramento. Le SS e la polizia di sicurezza istituiscono nella Polonia occupata dei campi finalizzati all’esecuzione di massa di prigionieri: Treblinka, Chelmno, Belzec e Sobibor. Inizialmente, per eliminare grandi quantità di ebrei polacchi in modo efficiente, viene utilizzato il monossido di carbonio.   

Forni crematori nel campo di Dachau, in Germania.
Forni crematori nel campo di Dachau, in Germania. — Fonte: getty-images

Altri centri dedicati all’uccisione di prigionieri vengono istituiti all’interno del sistema dei campi di concentramento - uno dei più importanti è Auschwitz II, meglio conosciuto come Auschwitz-Birkenau, dove le operazioni di uccisione di massa iniziano nella primavera del 1942 in un centro appositamente costruito, dotato di quattro camere a gas in grado di uccidere fino a 6.000 ebrei in un solo giorno. A partire dal 1941 vengono costruite camere a gas di piccole dimensioni per uccisioni di routine in campi di sterminio come Auschwitz I, Mauthausen e Sachsenhausen.    

Allo scopo di facilitare un afflusso efficiente di ebrei dai paesi occupati, vengono istituiti appositi campi di transito in paesi come l’Olanda o la Francia (in seguito anche in Italia), da cui le SS coordinavano la deportazione di ebrei in Germania. Ad Auschwitz II per uccidere i prigionieri verrà utilizzato un gas pesticida chiamato Zyklon B, in origine un disinfettante.    

7Gli esperimenti di Josef Mengele

Foto di Josef Mengele: medico nazista che lavorò presso Auschwitz tra il 1943 e il 1945
Foto di Josef Mengele: medico nazista che lavorò presso Auschwitz tra il 1943 e il 1945 — Fonte: getty-images

Josef Mengele, anche conosciuto come “l’Angelo della Morte” (1911-1979), era un medico nazista che lavorò presso Auschwitz tra il 1943 ed il 1945. Mengele selezionava i prigionieri per le esecuzioni nelle camere a gas, e condusse inoltre una serie di esperimenti medici su base razziale utilizzando i prigionieri come ‘cavie’.    

Come molti tedeschi del suo tempo, Mengele si era formato sotto l’influenza di ideologie razziste come quelle di Alfred Rosenberg, per laurearsi poi in medicina presso l’Università di Francoforte.  Nel 1933 si era arruolato come volontario nelle SA, e presto si specializza in studi sulla “biologia ereditaria” e sull’”igiene razziale”. Allo scoppiare della guerra, Mengele diventa un ufficiale medico per le Waffen-SS, ma torna presto in patria. Qui per ordine di Heinrich Himmler viene nominato direttore medico presso Birkenau (campo di concentramento supplementare di Auschwitz) dove lo staff medico di Mengele si occuperà di scegliere gli ebrei destinati al lavoro, e quelli da sterminare. I suoi esperimenti, condotti su centinaia di migliaia di prigionieri di Auschwitz, in prevalenza ebrei e zingari (considerati esseri umani di seconda categoria, su cui è lecito compiere esperimenti scientifici) hanno, tra le altre cose, lo scopo di incrementare la fertilità della ‘razza germanica’. Gran parte degli esperimenti di Mengele, spesso dolorosi e debilitanti, saranno compiuti su gemelli, tra cui molti bambini, e su persone affette da nanismo: molte di queste persone moriranno atrocemente a causa degli esperimenti.    

Ufficiale delle Waffen SS con i prigionieri catturati a Brest, il 16 settembre del 1944
Ufficiale delle Waffen SS con i prigionieri catturati a Brest, il 16 settembre del 1944 — Fonte: getty-images

Mengele riuscirà a sfuggire ai processi di Norimberga, assumendo una falsa identità e raggiungendo l’Argentina. Riuscirà poi ad espatriare in Uruguay e successivamente in Paraguay, dove assumerà il nome di “José Mengele”, per poi arrivare in Brasile nel 1961, mentre dal 1959 la Germania aveva rilasciato un mandato di cattura nei suoi confronti. Mengele riuscirà a morire impunito a San Paolo, dove viveva sotto una nuova falsa identità, e dove muore nel 1979, colto da un infarto mentre nuotava.   

8Il pugile che sopravvisse ad Auschwitz

Deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nel 1941
Deportazione degli ebrei nei campi di concentramento nel 1941 — Fonte: getty-images

Harry Haft, il cui vero nome era Hertzko Haft (1925-2007), era un ebreo polacco di una cittadina chiamata Bełchatów. A soli 14 anni, nel ‘39, mette su un commercio di contrabbando insieme a suo fratello nella Polonia occupata dai nazisti, ma nel ‘41, in quanto ebreo, viene deportato ad Auschwitz. Il suo fisico massiccio non passa inosservato, e un ufficiale delle SS decide di dargli una possibilità, allenandolo come pugile. Questo perché il personale militare di Auschwitz organizzava scontri a scopo ricreativo in una miniera di carbone a nord di Auschwitz, scontri dove il perdente veniva spesso ucciso. Haft è costretto a combattere in 76 scontri, ed essendo forte, combattivo e determinato a salvarsi la pelle, li vincerà tutti.   

Nel 1945, con l’avanzata dell’Armata Rossa, Haft riesce a fuggire mentre viene deportato verso ovest, uccidendo un soldato tedesco ed indossandone l’uniforme. Negli anni successivi alla guerra, Haft riuscirà a distinguersi in una serie di campionati amatoriali organizzati dagli americani a Monaco e nel 1948, a 22 anni, emigrerà negli Stati Uniti, dove competerà come peso massimo con un certo successo fino al 1949, quando Rocky Marciano lo mette KO. Nella sua biografia, Haft dichiarerà di essere stato obbligato a perdere dalla mafia italo americana. In qualunque modo sia andata, quello con Marciano sarà l’ultimo scontro di Haft, che da allora si dedicherà al commercio di frutta e verdura a Brooklyn, New York  

9I sopravvissuti dei campi di sterminio

Remy Roure: prigioniero sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald
Remy Roure: prigioniero sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald — Fonte: getty-images

Quando ormai era chiaro che il Terzo Reich sarebbe crollato, migliaia di prigionieri, in prevalenza ebrei, vengono spostati in maniera forzata dai territori occupati in Polonia verso altri lager all’interno della Germania. Si trattava di marce brutali, che ricordiamo come “marce della morte” per via degli alti tassi di mortalità e della spietatezza con cui le SS sparavano a chi non era in grado di proseguire. A causa di queste marce forzate, ma anche per via della scarsità di provviste che arrivavano nei lager alla fine della guerra, le morti dei prigionieri, in particolare per fame e malattia, aumentano a dismisura. Tra il gennaio ed il maggio del 1945 circa la metà dei 700.000 prigionieri ormai rimasti nel sistema dei campi di concentramento non sopravvivono, e molti altri moriranno dopo la liberazione: dopo gli incredibili abusi subiti, i loro corpi non erano più in grado di vivere.    

7 maggio 1945: il giorno della liberazione del campo di concentramento di Dachau
7 maggio 1945: il giorno della liberazione del campo di concentramento di Dachau — Fonte: getty-images

I sovietici sono i primi a raggiungere alcuni tra i campi di concentramento più importanti ed i tedeschi tentano di nascondere le prove dello sterminio perpetrato: a Majdanek, ad esempio, i tedeschi incendiano i forni crematori che venivano utilizzati per bruciare i numerosi prigionieri uccisi. Il campo di prigioni di Auschwitz viene liberato dai sovietici nel gennaio del 1945. La maggior parte dei prigionieri erano stati spostati in Germania e vengono trovate soltanto poche migliaia di sopravvissuti. Ad Auschwitz, i russi scoprono alcune delle prove degli omicidi di massa, tra cui centinaia di migliaia di abiti maschili e femminili e tonnellate di capelli.  

Sopravvissuti di Auschwitz mostrano il numero di matricola marchiato sul braccio. Foto del 1964.
Sopravvissuti di Auschwitz mostrano il numero di matricola marchiato sul braccio. Foto del 1964. — Fonte: getty-images

Nell’aprile del 1945 viene liberato il campo di prigionia di Buchenwald, dove erano sopravvissuti più di 20.000 prigionieri, ed i britannici ne liberano altri nella Germania settentrionale (tra cui Bergen-Belsen e Neuengamme) dove - dei 60.000 prigionieri liberati - ne moriranno più di 10.000 a causa di un’epidemia di tifo e della malnutrizione.   

Per i sopravvissuti ai campi di concentramento tornare ad una vita normale dopo mesi ed anni di maltrattamenti, denutrizione e soprusi sarebbe stato molto difficile ma è grazie a queste persone che sono arrivate a noi testimonianze dirette degli orrori del nazismo.   

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.

Primo Levi