Callimaco: poeta intellettuale e cortigiano

Di Barbara Leone.

Breve analisi della vita e delle opere principali di Callimaco, che rappresenta l'emblema della poesia ellenistica ed il primo teorizzante di nuove formule espressive. Quando nel 283 a.C. divenne re Tolomeo II Filadelfo, Callimaco entrò facilmente nell’entourage del principe e si distinse presto nell’ambiente della biblioteca per i suoi lavori di grammatica e di filologia, fra i quali le tavole che riassumevano tutta la letteratura greca. La sua posizione divenne sempre più prestigiosa e divenne poeta di corte

Callimaco nasce da Batto nell’antica colonia dorica di Cirene, sulle coste africane all’incirca nel 305 a.C. Era di origine nobile: si pensa che suo padre Batto fosse il fondatore della città; suo nonno, dal quale aveva ereditato il nome, era stato il comandate della flotta di Cirene; il suo bisavolo probabilmente era quell’Anniceri che aveva riscattato l’amico Platone dalla schiavitù. Cirene era sotto il dominio dei Tolomei e ad Alessandria, sua capitale, si trovava il giovane Callimaco. Era destinato a una posizione di rilievo. Quando nel 283 a.C. divenne re Tolomeo II Filadelfo, Callimaco entrò facilmente nell’entourage del principe e si distinse presto nell’ambiente della biblioteca per i suoi lavori di grammatica e di filologia, fra i quali le tavole che riassumevano tutta la letteratura greca. La sua posizione divenne sempre più prestigiosa e divenne poeta di corte: celebrò le nozze fra Tolomeo Filadelfo e Arsinoe e in seguito l’apoteosi della regina. Morì attorno al 240 a.C.

Le sue opere toccano gli argomenti più disparati. Famosissimi furono nell’antichità i suoi Aitia, ?una raccolta in quattro libri di cui restano pochi frammenti. Grande fama aveva il poemetto in esametri Ecale ma anche di questo buona parte è andata perduta. Callimaco riutilizzò un’antica tecnica letteraria e scrisse i famosi Giambi, anch’essi in gran parte perduti. Restano invece per intero sei inni agli dèi e un gruppo di circa sessanta epigrammi. I primi si sono conservati perché appartenevano alla tradizione innografia e religiosa antica, i secondi perché furono racconti nell’Antologia Palatina. Molti frammenti della tradizione diretta e indiretta riportano il nome di Callimaco: carmi d’occasione come gli epinici per le vittorie ai giochi di corte, l’Ibis e molte altre opere sia poetiche sia erudite. Quindi Callimaco fu sia un poeta che componeva per committenza sia un letterato erudito proiettato alla pubblicazione libraria.

Callimaco è definito l’emblema della poesia ellenistica e nello stesso tempo il primo teorizzante di nuove formule espressive, quindi il primo poeta moderno perché vede la poesia come un’attività destinata ad un ristretto pubblico aristocratico, che disprezza la massa e concepisce l’arte come un pregio della classe colta. L’arte Callimachea rinuncia a trasmettere contenuti elevati e intellettualmente impegnati e a voler essere un maestro del pensiero, ma sceglie di elaborare un’arte raffinata e colta. Callimaco mantiene, in quanto poeta, la sua posizione di sofos, sapiente, ma mentre in antichità il sapiente era tenuto a tramandare la cultura a tutti e quindi all’intera massa, Callimaco trattiene la sua erudizione precludendola alla massa. Callimaco apprende e apprezza il Museo e la Biblioteca di Alessandria in quanto fonti di sapere e di erudizione. Perciò Callimaco diede vita ad una nuova concezione della cultura e del sapere che influenzò la letteratura latina di Ennio fino ad Ovidio, ed, in generale, tutta la letteratura europea successiva.

Callimaco è un poeta dotto che basa la sua arte su dati e fatti che erano già stati registrati. Questa fondamentale caratteristica della sua poesia ne preclude la fantasia e ciò emerge anche dal suo stile privo di voli e fronzoli ma ossessivamente elaborato e ricco di erudizioni. I suoi versi, in apparenza levigati, sono ricchi di trabocchetti e giochi di parole rare e arcaiche che li rendono ispidi e difficoltosi. Probabilmente però è proprio questa difficoltà che costringe i lettori a soffermarsi e a comprendere ogni richiamo e ogni particolarità dello stesso verso.

Gli Aitia realizzano il programma poetico ed intellettuale di Callimaco, tanto che possono essere considerati come il manifesto di un nuovo modello di poesia e di concezione letteraria. Era uno dei testi più apprezzati ed amati dal pubblico dotto e fu letto anche oltre il VII sec d.C. Probabilmente andò perduto nella crociata di Costantinopoli. Numerosi frammenti papiracei e un riassunto in prosa permettono di tracciarne il profilo dell’opera alla quale Callimaco lavorò per molti e lunghi anni. Una prima edizione comprendeva due soli libri che giunsero a quattro e vennero preceduti successivamente da un prologo. La prima edizione inizia con un sogno di Callimaco nel quale lui incontra le muse e chiede di rispondere ad alcuni dei suoi dubbi. Certamente questo sogno raccoglieva e assemblava le diverse parti dell’opera prendendo largo spunto dall’opera di Esiodo che raccontava la sua iniziazione poetica nella Teogonia. Gli Aitia sono in realtà componimenti riuniti ma a sé stanti e autonomi basati su temi eruditi che attiravano il ristretto pubblico al quale erano destinati. I brani erano di varia estensione, da quattordici a cinquanta versi, e non erano disposti secondo un ordine predefinito. Gli argomenti trattati si riferiscono ai temi più svariati: il mito, il rituale, costumanze locali. In questo modo l’erudizione diventa poesia, i testi sono il frutto di studi approfonditi e tradotti in versi in una marmorea ed elegante freddezza.

I Giambi sono una raccolta di tredici componimenti in dialetto ionico a imitazione dell’antica atre in una chiave rivisitata e ritrovati in papiri molto danneggiati. In antichità il giambo era stato lo strumento esemplare della poesia del biasimo, piena di attacchi aspri e violenti destinato in primo luogo alla recitazione. I Giambi Callimachei invece sono di carattere moralistico e influirono sullo sviluppo della satira latina. In questi componimenti si trovano contenuti epici, critiche letterarie e attualità ma tutti privi di quell’aggressività che avevano nell’antichità. Callimaco, secondo la tradizione, fa ampio uso della fiaba e dell’allegoria e fa riferimenti a miti e costumi rari come ci si può aspettare dalla sua arte erudita.

Gli inni sono un tributo di Callimaco alla tradizione della poesia religiosa, destinati a celebrare le divinità in feste pubbliche. Ma l’ellenista si avvicina a questo stile rivisitandolo e se alcuni di questi inni sotto commissione come nell’età arcaica, tutti si affacciano su orizzonti culturali completamente diversi. Callimaco sperimenta nuovi stili ponendo a confronto e in contrasto la tradizione con riferimenti storici,epici ed eruditi alla quotidianità.

L’antologia Palatina riporta circa sessanta epigrammi attribuiti a Callimaco. L’ambiente del simposio richiama i dibattiti intellettuali e le vicende amorose; altri componimenti sono di natura funeraria composti sotto commissione e altri ancora sono di contenuto epidittico. Gli epigrammi, per la loro brevità, risultano congeniali a Callimaco ed esprimono poetiche particolarmente efficaci. Anche in questo genere Callimaco porta la sua originalità e il suo stile di mescolanza tra i generi e i diversi registri linguistici. L’arte degli Epigrammi appare lucida e sorvegliatissima che nella sua concisione mostra richiami, allusioni e una moltitudine di diverse emozioni.