Call center: il racconto di chi li ha provati tutti

Di Marta Ferrucci.

Se non sfruttiamo non guadagnamo. Sembra essere questo il pensiero di molti grandi call center che, pur dichiarando utili da capogiro, sfruttano chi lavora per loro. Questa è la storia di Massimiliano -ma potrebbe essere quella di chiunque- che racconta le sue avventure lavorative poco degne di un paese moderno

In un momento in cui i lavoratori dell'Atesia, il più grande call center d'Italia, accolgono con favore la sentenza dell'Ispettorato del Lavoro che ha stabilito che 3000 lavoratori vengano assunti e per altri 10.000 si regolarizzi la situazione previdenziale, escono alla luce storie che raccontano realtà più piccole ma sempre disastrose. Storie di chi lavora in call center minori, con meno visibilità ma in cui si perpetuano le stesse ingiustizie, la stessa precarietà e lo stesso sfruttamento.

Massimiliano DB è un ragazzo toscano diplomato all'Istituto d'Arte di Pisa e trasferitosi da qualche anno a Roma per motivi di "cuore". Tra i suoi sogni nel cassetto, oltre ad una ragazza con cui condividere la vita, c'era anche quello di trovare un lavoro dignitoso che gli permettesse di mantenere uno stile di vita "normale" . La capitale, però, da questo punto di vista non è stata generosa. In compenso è qui che ha vissuto le sue incredibili avventure lavorative, tanto da poter definire Massimiliano un vero e proprio Tom Sawyer del lavoro.

La sua storia romana comincia nel 2003 quando trova un lavoro al call center di un importante gestore telefonico: 6 ore al giorno vendendo ADSL e piani telefonici e, solo se ne vende almeno 60 al mese, riesce a racimolare 500 €: più ne vende, più guadagna, ma se non vende non guadagna nulla nonostante abbia lavorato. Il sistema impostato da questa azienda è illegale e cerca di correre ai ripari quando un ragazzo, stufo di lavorare praticamente gratis, denuncia la situazione all'Ispettorato del Lavoro. L'azienda, racconta Massimilano, "ci ha fatto firmare in fretta e furia dei contratti che davano una parvenza di legalità al nostro lavoro in quanto apparentemente veniva garantito un fisso di 250 € a ciascuno di noi. In realtà alla fine questi soldi rimanevano vincolati agli obeittivi di vendita e quindi retribuiti solo se vendevamo".

Stufo di questa situazione decide di andarsene e nell'ottobre del 2003 si rivolge ad una agenzia di lavoro interinale che, dopo poco tempo, gli propone un corso retribuito: 5 € l'ora per un totale di 80 ore per imparare a lavorare presso il customer care di un importante gestore di telefonia mobile. Massimiliano supera il corso e viene confermato con un contratto interinale a termine della durata di pochi mesi ma rinnovato più volte. In questa società Massimiliano ha lavorato fino al 30 settembre 2005 quando l'azienda ha interrotto il suo contratto e quello dei suoi colleghi, tutti legati all'azienda con contratti a termine.
Perchè si sono trovati all'improvviso in mezzo ad una strada? Perchè quel tipo di contratto non poteva essere rinnovato all'infinito. Dopo l'ultimo rinnovo l'azienda avrebbe dovuto decidere se assumere tutti in modo definitivo oppure porre fine al rapporto lavorativo: ha scelto la seconda possibilità e lo ha fatto perchè la legge glielo consente.

Per vivere Massimiliano si arrangia con altri piccoli lavoretti; con lo stipendio del call center non si può certo vivere ed ogni mese c'è da pagare l'affitto: 650 € per un bilocale in periferia che divide con la sua ragazza, ancora studentessa. Gli viene proposto di vendere prodotti di telefonia con una retribuzione di 30 centesimi (si, avete capito bene) per ogni chiamata in cui riesce a piazzare un prodotto o un servizio, 3€ se convince l'utente contattato a rinnovare l'ADSL mentre si arrivava a 5 € se riesce a piazzare un videotelefono. Massimiliano ha rifiutato.

Decide di ripiegare su un'altra attività -sempre di telemarketing- in cui deve vendere prodotti per un'altro gestore di telefonia con un sistema retributivo ad orario. Più conveniente, penserete voi, e inve no! Il rinnovo contrattuale mensile fa prevedere che, qualora non si fossero raggiunti determinati obiettivi di vendita, questo non sarebbe stato rinnovato. A fine mese Massimiliano è stato mandato via.

Fortunatamente le proposte non mancano. Accetta di svolgere un'altro corso di formazione che lo porterà a lavorare in un customer care di un'altro gestore telefonico, corso che prevede 7€ al giorno di rimborso spese per 4 settimane. Qui Massimiliano ne vede di tutti i colori: "ci hanno fatto firmare un contratto a progetto dal 2 novembre al 28 febbraio che faceva risultare che lavoravamo. In realtà questo "briefing" prevedeva che se si fosse fatta anche una sola assenza nel corso del mese avrebbero potuto cacciare l'incauto giovane oppure negarti l'idoneità di fine formazione. Dopo pochi giorni ho avuto la febbre alta ed un giorno non mi sono presentato. Prevedendo quale sarebbe stata la mia sorte gli altri partecipanti (circa 30) si sono riuniti per contestare questa disposizione che, in seguito alle polemiche, è stata rivista. Solo così sono riuscito a finire".

Tra poco comincerà a lavorare per un altro contact center: dalle 18 alle 24 tutti i giorni (si lavora anche la domenica, solo il mercoledì è libero) ma "Ti pagano a contatto utile - dice Massimiliano- ed in base ai secondi che stai in conversazione: vieni retribuito circa 80 centesimi per 3 minuti di conversazione e non è previsto un fisso".
Per arrotondare nel tempo libero dipinge soldatini per un negozio di modellismo e disegna strisce di fumetti per un giornale studentesco.

La storia di Massimiliano è uguale a quella di migliaia di altri giovani in Italia che vivono lo stesso disagio, la stessa instabilità, l'impossibilità di pensare ad un futuro concreto se non si ha l'aiuto di mamma o papà. Ragazzi che non possono comprarsi casa con un mutuo se la nonna non dà come garanzia la sua pensione ma, allo stesso tempo, spronati dai governi a fare figli e a consumare per rilanciare l'economia.

Giovani che vivono in un Paese, l'Italia, in cui un'azienda come l'Atesia - che nel 2004 ha dichiarato utili per 53milioni di€ - può dire che la decisione dell'Ispettorato del Lavoro di regolarizzare le posizioni di 13.000 lavoratori Atesia è un "insostenibile turbamento del mercato visto che obbligherebbe le aziende a fare a meno di 50/60 mila lavoratori".

Link utili
S.O.S. Precari, il punto di riferimento per lavoratori e lavoratrici precari in Italia
Forum Sfruttamento & co

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