Bronzi di Riace: descrizione, storia e ritrovamento

Bronzi di Riace: descrizione, storia e ritrovamento A cura di Sonia Cappellini.

Bronzi di Riace: la descrizione e la storia, compresa quella del ritrovamento, di una delle opere scultoree più importanti al mondo

1Bronzi di Riace: due statue e mille domande

I Bronzi di Riace in un'esposizione a Firenze
I Bronzi di Riace in un'esposizione a Firenze — Fonte: ansa

Nel Museo Nazionale di Reggio Calabria sono conservati i Bronzi di Riace, due statue di bronzo che rappresentano, senza dubbio, uno dei momenti più alti della produzione scultorea di tutti i tempi e il più importante rinvenimento archeologico dell’ultimo secolo. Eppure, ancora oggi, sono avvolte nel mistero: chi sono? Chi è l’autore? O gli autori? Da dove vengono? Dove erano destinate? Come sono state ritrovate? ecc ecc…
Non abbiamo certo la pretesa di dare una risposta sicura a tutte le domande e di sciogliere in poche pagine tutti i dubbi che la ricerca e l’opinione pubblica hanno sollevato in quarantacinque anni, possiamo però osservare senza pregiudizi, ascoltare quello che i dati materiali ci raccontano e descrivere in modo chiaro quello che con potente evidenza emerge dalle due opere. 

2Analisi dei bronzi di Riace

La statua A è una scultura a tutto tondo realizzata in bronzo. È alta 1,98 m. Rappresenta un uomo giovane e forte, completamente nudo e in posizione stante. la distribuzione del peso e la posizione degli arti sono organizzati secondo il criterio del pondus. La statua cioè, pur non esprimendo intenzione di movimento ha una posa naturale, non rigida: il peso è sostenuto alla gamba destra, la sinistra pertanto si presenta leggermente discosta dall’asse del corpo e il ginocchio è flesso. Il carico del peso sull’arto destro determina una lieve rotazione del bacino e il conseguente abbassamento dell’anca sinistra. Per compensare questa asimmetria il torso compie una lieve curva che a sua volta si ripercuote sulla posizione delle spalle, in cui si nota un lieve abbassamento della destra rispetto alla sinistra. La testa è volta e lievemente piegata verso il lato destro. 

Statua A dei Bronzi di Riace
Statua A dei Bronzi di Riace — Fonte: ansa

Il braccio destro è disteso lungo il corpo, il sinistro è piegato e reca a metà dell’avambraccio l’anello di impugnatura di uno scudo. Tra gli arti portanti e quelli liberi c’è quindi una corrispondenza a chiasmo.
La muscolatura vigorosa, del torace, della schiena e dei fianchi è modellata in modo anatomicamente corretto. Sulle braccia e sulle mani le vene sono descritte in modo accurato. Tutto l’apparato muscolare è tonico, teso, immortalato un momento prima della contrazione. 

I particolari della testa e del volto sono realizzati con accuratezza estrema. I capelli sono lunghi e ricci, stretti in una fascia che cinge la fronte. La barba è lunga e folta, anch’essa densa di riccioli. La fronte è corrugata in atteggiamento concentrato, le ciglia d’argento sottolineano la linea degli occhi, il cui interno è realizzato in avorio e pasta vitrea, le labbra di rame sono socchiuse e lasciano vedere i denti realizzati in argento. L’espressione è quella di un guerriero che si sta preparando alla battaglia. 

Le indagini effettuate nel corso dell’ultimo restauro hanno messo in evidenza sulla testa dei solchi che indicano in origine la presenza di un elmo, portato al sommo del capo e non ancora abbassato a coprire il volto.
Altri segni lungo il braccio destro e la posizione allargata dell’indice e del medio della relativa mano, lasciano invece supporre che lungo il fianco fosse appoggiata una lancia, lasciata appunto scorrere tra le due dita.
Nessun dubbio invece circa la presenza dello scudo sul braccio sinistro. 

Statua B dei Bronzi di Riace
Statua B dei Bronzi di Riace — Fonte: ansa

La statua B, anch’essa in bronzo, è di un solo centimetro più bassa della prima. La struttura e la posizione del corpo ricalcano in tutto quelle della statua A. una lieve differenza si nota nel polso destro, maggiormente flesso rispetto alla prima statua.
Il modellato della testa presenta invece alcune differenze. La calotta cranica è liscia, non modellata, come se lo scultore avesse tralasciato la descrizione dei capelli perché coperti da un copricapo. La tecnica e i materiali utilizzati per le ciglia, gli occhi e le labbra sono le stesse che per la statua A, in questo caso però la bocca è chiusa e non si vedono i denti.

Il modellato della barba è estremamente curato, folta come nella prima statua, è caratterizzata da ciocche dall’andamento ondulato e meno riccio rispetto all’esempio precedente.
All’interno della mano destra, una sorta di anello di stagno lascia presumere che anche questo personaggio portasse una lancia, ma in posizione più inclinata. Sempre evidente sull’avambraccio sinistro il sostegno dello scudo.

Le statue sono realizzate nella medesima tecnica, hanno dimensioni pressoché uguali, sono in tutto simili nella postura e recano segni dei medesimi attributi (elmo/copricapo, lancia, scudo). Sembra pertanto difficile immaginare che esse possano essere state realizzate da artisti diversi, e a distanza significativa di tempo l’una dall’altra. Altrettanto difficile immaginare che esse possano non essere parte di un medesimo progetto, di un unico gruppo.

3La tecnica scultorea dei bronzi di Riace

I Bronzi di Riace dopo l'operazione di restauro
I Bronzi di Riace dopo l'operazione di restauro — Fonte: ansa

Il bronzo è una delle tecniche scultoree più complesse. Il materiale è costituito da una lega di rame e stagno, con una componente prioritaria del primo rispetto al secondo (90%-10% circa). Alle capacità elastiche e plastiche del rame si unisce lo stagno che fornisce maggiore durezza e resistenza alla corrosione e al processo di ossidazione.
Rispetto alla scultura per via di “levare”, quella che si serve cioè di materiali lapidei, il bronzo offre all’artista la possibilità di procedere per modellazione. Si possono in questo modo realizzare dettagli sottili come le ciocche delle capigliature e delle barbe, particolari anatomici minuti, come quelli del volto, delle mani e dei piedi. Per questi motivi gli scultori greci la prediligono nel V secolo a. C.

3.1Come si procede

Fusione indiretta:

  • lo scultore realizza la scultura in cera, un materiale estremamente malleabile che consente di realizzare particolari minuti e di correggere facilmente eventuali errori
  • la scultura in cera viene avvolta da uno strato spesso di argilla, in cui vengono lasciati due fori (uno in alto e uno in basso), che asciugandosi forma il calco
  • il calco viene riscaldato in modo che la cera si sciolga e coli dal foro posto in basso, in questo modo il calco si svuota
  • il bronzo fuso si fa colare nel calco attraverso il foro posto in alto e prende il posto della cera, assumendo così la forma impressa nel calco
  • quando il bronzo si è solidificato e raffreddato il calco si rompe e la scultura in bronzo viene liberata

Fusione diretta:

  • lo scultore realizza un agglomerato di argilla che in modo approssimativo ha la forma e la dimensione della scultura che vuole realizzare
  • l’agglomerato di argilla viene rivestito da uno strato di cera
  • nella cera si realizza la scultura con tutti i dettagli, come nella tecnica precedente
  • la scultura, che ha un’anima di argilla e una parte superficiale in cera, viene avvolta da un secondo strato spesso di argilla, in cui vengono lasciati i due fori e che asciugandosi forma il calco
  • il bronzo fuso e incandescente viene colato all’interno del calco e così facendo, contemporaneamente, scioglie la cera (che fuoriesce dal foro in basso) e occupa lo spazio lasciato libero da questa
  • quando il bronzo si è solidificato e raffreddato il calco si rompe e la scultura in bronzo viene liberata

Nella fusione indiretta si otterrà una statua di bronzo piena, nel secondo caso la statua è costituita da un involucro esterno di bronzo e un’anima interna di argilla. L’argilla può anche essere rimossa. La seconda tecnica, con cui sono stati realizzati i Bronzi di Riace, consente di realizzare statue più leggere e di utilizzare una minore quantità di un materiale, in passato come oggi, costoso e difficile da reperire.

4La datazione dei bronzi di Riace

Il Doriforo, celebre statua di Policleto
Il Doriforo, celebre statua di Policleto — Fonte: ansa

La tecnica, la resa anatomica, la sicurezza nelle proporzioni e la raffinatezza del modellato non lasciano dubbi sulla datazione delle sculture al V secolo a. C. Più complessa la collocazione ad annum.
La statuaria bronzea si sviluppa e si afferma, in Grecia e nelle colonie, nel cosiddetto periodo severo, tra il 500 e il 470 circa a. C.
È la fase in cui la scultura supera la rigidità arcaica, in cui prende avvio lo studio accurato dell’anatomia umana e delle proporzioni, è il momento in cui i volti e le espressioni, perdendo l’ingenuità fittizzia del sorriso arcaico acquisiscono maggiore realismo.

Intorno alla metà del secolo, lo scultore Policleto di Argo fissa nel Cànone i principi di equilibrio e proporzione. Il suo Doriforo, modello per eccellenza della figura maschile nuda, muscolosa e atletica resta un punto di riferimento imprescindibile fino a Canova.
Proprio perché le statue di Reggio sono improntate agli stessi principi del Cànone di Policleto alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che possa esserne lui stesso l’autore, o qualcuno a lui prossimo. Alcuni ritengono che lo scultore dei bronzi abbia persino anticipato quanto poi il celebre argivo ha eternato.
A differenza delle opere certe di Policleto non esistono però copie romane in marmo dei bronzi, circostanza che rende estremamente difficile l’individuazione di un riferimento cronologico certo.
Queste considerazioni ci portano però a circoscrivere un periodo relativo alla metà del V secolo, molto prossimo a Policleto, se non addirittura coevo. 

5La provenienza dei bronzi di Riace

Questa è forse l’unica domanda a cui è possibile oggi dare una risposta circostanziata. Durante l’ultimo restauro, eseguito a Roma e concluso nel 2013, e stata rimossa e analizzata la terra di fusione.
La terra proviene da Argo e quindi è lì che le statue sono state realizzate.
Alcuni studiosi ancora resistono a questa evidenza scientifica, poiché per secoli lo studio dell’arte classica si è basato sul principio di superiorità della scultura Attica, per cui un artista di tale capacità non poteva che essere di Atene.

6L’autore dei bronzi di Riace

Non c’è praticamente scultore greco a cui i bronzi reggini non siano stati attribuiti: da Policleto a Fidia passando per Mirone, da Agelada a Alcmene (che di Fidia furono rispettivamente il maestro e il collaboratore). Chi non avanza un nome propone per l’origine dell’autore le più svariate località: dall’Attica al Peloponneso, dalla Magna Grecia all’Etruria.
L’ultima e non peregrina attribuzione è stata avanzata dall’archeologo siciliano Daniele Castrizio che, seguendo un passo di Plinio il Vecchio, propone il nome di Pitagora di Rhegion

È uno scultore che si forma a Reggio, alla scuola di Clearco, e che lavora in molte città della Grecia, specializzandosi soprattutto nella riproduzione in bronzo degli atleti vittoriosi nelle competizioni olimpiche.
L’ipotesi è tanto più affascinate se si pensa che dopo essere state realizzate ad Argo le statue hanno trovano proprio a Reggio, patria del loro creatore, la loro ultima dimora.   

7Chi sono i due bronzi di Riace?

Altro quesito fondamentale è chi siano i due uomini rappresentati. Molti studiosi ritengono che possano essere identificati con due atleti oplitodromoi, quelli cioè specializzati nella corsa con le armi. Questi velocisti solitamente impugnavano però lo scudo e la spada e non la lancia, arma decisamente troppo ingombrante.
Più fondata l’ipotesi che possa trattarsi di guerrieri. Dal momento che non indossano l’armatura dobbiamo però anche ipotizzare che essi non siano due guerrieri qualsiasi, combattenti nelle fila dell’esercito di una qualunque polis greca. La nudità, come sempre nell’arte greca, ci riporta alla dimensione eroica, alla dimensione del mito.

Le certezze sull’identità finiscono qui ma è utile proporre almeno una delle ipotesi avanzate dagli studiosi, quella che meglio si sposa alla realizzazione ad Argo, ad oggi unico dato incontrovertibile.
Nell’antica città del Peloponneso si veneravano infatti Polinice, cacciato ingiustamente da Tebe dal fratello Eteocle, e i suoi sei compagni. Nel racconto di Eschilo, dopo che Polinice ha messo insieme ad Argo un gruppo di guerrieri valorosi, i due fratelli si affrontano in uno scontro di sette contro sette, e si danno reciprocamente la morte.
I due bronzi potrebbero allora rappresentare Eteocle e Polinice, sul punto di fronteggiarsi, oppure essere parte di un gruppo più ampio che narrava in origine la vicenda dei sette a Tebe.

8Da Argo a Reggio

La statua B dei Bronzi di Riace nella sua collocazione al Museo Nazionale di Reggio Calabria
La statua B dei Bronzi di Riace nella sua collocazione al Museo Nazionale di Reggio Calabria — Fonte: getty-images

Il rinvenimento delle due statue è storia recente. Nell’agosto del 1972 un giovane sub, vede spuntare un braccio dal fondale marino a circa 300 m dalla costa di Riace Marina e realizza di aver fatto una scoperta eccezionale. Le statue vengono recuperate dal nucleo sommozzatori dei carabinieri il 21 e il 22 agosto.
Il lavoro di pulitura dalle concrezioni viene effettuato presso l’opificio delle pietre dure di Firenze e i due bronzi vengono collocati nel Museo Nazionale di Reggio Calabria circa tre anni dopo.
Tra Argo e Reggio ci deve essere stato però un lungo pellegrinaggio, di cui sappiamo ancora poco o nulla. Nessuna traccia dell’imbarcazione che doveva trasportare le state, nessuna cronaca, nessun’altra testimonianza materiale.

Muovendoci ancora, con giudizio, nel campo delle ipotesi è lecito supporre che due statue di eccezionale fattura come queste fossero state tolte dalla loro collocazione originaria per essere trasportate a Roma e seguissero cioè un destino simile a quello di migliaia di altre opere nel corso del I secolo a. C.
Questo scenario, del tutto plausibile, apre però ad altri interrogativi: possibile che un carico tanto prezioso non sia stato recuperato? Possibile che i Romani, da scrupolosi copisti, non avessero pensato a realizzare delle riproduzioni? I bronzi erano davvero diretti a Roma o, piuttosto, giunti a Roma in età repubblicana e qui esposti per molto tempo, stavano prendendo in età tardo imperiale la via di Costantinopoli

I Bronzi di Riace sono oggi, giustamente, tra le opere d’arte più conosciute e apprezzate al mondo. Al di là di tutti i misteri ancora irrisolti, essi rappresentano una testimonianza preziosissima dell’antichità, pochissimi sono gli originali greci in bronzo che sono giunti fino a noi e nessuno di questi raggiunge un così alto livello tecnico e stilistico.