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Un calo di iscrizioni all'università di Bologna

Notevole calo d'iscritti nella "città dotta" per antonomasia. Riflesso di una situazione nazionale o specchio di una realtà locale? E intanto chi vive a Bologna si chiede che fine abbia fatto la città che tutti conoscevano

di Oriana Rausa 27 febbraio 2008
Il Logo di StudentiMagazineLa città cantata da Guccini, con il suo filosofeggiare tra un calice e l’altro, i portici che ti accolgono, “la Rossa”, “la Dotta”, “la Grassa”, sembra aver perso quel fascino che tanti intellettuali, artisti e soprattutto studenti richiamava da ogni parte d’Italia.
Brizzi la definì il porto senza mare dove tutti prima o poi vi sostano, per brevi o lunghi periodi per poi andare da qualche altra parte portandosi un po’ della città nel cuore. Da un po’ di anni studenti e cittadini si chiedono dove sia andata a finire quella Bologna che conoscevano, che tanti maturandi in attesa di partire faceva sognare attraverso i racconti dei vecchi universitari.

GIA' CERCANDO UNA CASA...
A settembre nella ricerca di una casa, o di un posto letto, si vociferava di una diminuzione di domanda soprattutto tra le matricole. I primi dati non hanno tardato ad arrivare ad ottobre. Tuttavia per una conferma definitiva si scelse di aspettare gennaio con i dati del ministero. Intanto però, più dei freddi numeri, parlava il centro cittadino e con esso le vie storiche della “balotta” Bolognese: vuote e senza quel fermento che ne aveva fatto la storia.

I DATI UFFICIALI
Un mese fa l'amara conferma: l'ufficio di statistica del Ministero dell'Università e della Ricerca ha infatti pubblicato sul proprio sito i dati definitivi. Il trend generale dell’Italia è in ribasso del 1%, anche se sono soprattutto le grandi città a pagare il prezzo. In particolare Bologna, nonostante riesca a mantenere uno dei primi posti a livello nazionale per numero di iscritti, come perdita si attesta al terzo posto con un calo del 9,1%. In pratica circa 1300 studenti in meno rispetto il 2006.
Le sensazioni quindi non erano sbagliate e trattandosi di un trend anche per i prossimi anni le cose dovrebbero soltanto peggiorare. Questo non solo perché gli studenti preferiscono iscriversi nelle Università vicino casa (tasse universitarie lievitate e pauroso rincaro degli affitti, hanno infatti trasformato in un lusso scegliere un grande centro per fare l'Università), ma soprattutto perché Bologna ha perso di prestigio sia a livello universitario che a livello d’immaginario.

DALLA TRIENNALE ALLA SPECIALISTICA
Per una conferma abbiamo provato a chiedere a chi negli anni più recenti “la Dotta” l'ha vissuta da iscritto alla triennale. La Bologna che ricordano è una città che sembra ormai non esserci più: osterie con studenti e artisti coi quali passare nottate a parlare davanti un calice di vino rosso, incontro fra diverse culture e stili di vita, artisti di strada, movimenti culturali e di contestazione politica, cordialità dei cittadini di una città sempre aperta all’accoglienza e sempre viva perché basata su un buon rapporto tra studenti e cittadini, con un'offerta culturale da far invidia qualsiasi altra metropoli italiana; ma soprattutto un posto con le dinamiche di una grande città ma in una dimensione ristretta a misura d’uomo e di studente: tutto questo sembra essere ora solo un lontano ricordo.

ADESSO LA SITUAZIONE PARE DIVERSA
Andrea uno studente della specialistica di Giurisprudenza al suo settimo anno a Bologna lamenta un progressivo smorzamento della vita culturale, soprattutto a livello musicale. Simona, una ragazza iscritta alla specialistica di Discipline Semiotiche, al suo sesto anno a Bologna constata un progressivo spopolamento di tutte le zone vitali della città: “La sera per via del Pratello, una via storica della vita notturna bolognese o Piazza Verdi, Piazza Santo Stefano ritrovi storici di socialità, sembrano adesso svuotati e riempiti da agenti di polizia e camionette” sia i ragazzi in giro sia  gli avventori dei pub e i gestori registrano effettivamente un calo di presenze.

MENO STUDENTI, PIU' POLIZIOTTI
In maniera direttamente proporzionale, la diminuzione di giovani studenti, ha fatto il paio con l'aumento spropositato di forze dell'ordine, aumentate dalle diverse amministrazioni succedutesi negli anni. Anni in cui uno dei problemi principali è stato quello di garantire la sicurezza nel centro cittadino ed in alcune periferie. Un problema però in cui i media, locali e nazionali, hanno funzionato come cassa di risonanza in grado di moltiplicare l'insicurezza.
“Non cammino più da sola la sera, perché ho effettivamente più paura rispetto ai primi anni, o forse qualche tempo ero solo molto più incosciente”, dice Sabina, da cinque anni a Bologna iscritta alla Specialistica di Storia dell’Arte. Ma per Andrea questa è più una paura indotta: “Risse fra ubriachi, tentativi di violenza sulle donne sono all’ordine del giorno. La percezione della sicurezza sembra essere infatti peggiorata. ma è solo un finto problema. E' aumentato il senso di insicurezza dovuto alla cronaca e alla presenza massiccia di polizia.”
E' così anche per Valentina, al sesto anno a Bologna iscritta alla specialistica Lingue e letterature dell’Asia e dell’Africa. “Cerco di non pensarci. Ma effettivamente mi sento più sicura qui che nella mia città di origine”.

MEDIA E DIVIETI
Tutti i cambiamenti apportati nella città dipendono da una campagna contro il degrado. Degrado che non ha una vera faccia o un nome sembra un insieme di cose in cui gli studenti sono vittime e carnefici. Divieti di vario genere come il bere fuori dai locali dopo le sette che non distingue fra tossici, punkabbestia o gruppi di amici che vogliono solo bere una birra in compagnia, la chiusura anticipata di molti locali o il divieto di servire alcolici. Per di più tra i cittadini e gli studenti c’è stata una netta separazione dovuta a campagne contro il rumore e scarsa comunicazione tra le parti.
Fino all’anno scorso gli striscioni appesi dai cittadini nei luoghi di ritrovo degli studenti erano ben visibili, oggi non ci sono più. Ma si può dire che quei posti sono effettivamente vuoti. Ma una Bologna pulsante e vitale c’è ancora. Forse si nasconde o si è solo addormentata. Tutte le persone intervistate hanno risposto infatti che rifarebbero la scelta di venire a Bologna. Qualcuno se dovesse cambiare tutto penserebbe all’Estero.
Con la bella stagione forse ritorneranno le serate in piazza ad ascoltare musica dal vivo, teatro e cinema all’aperto, a parlare con gli amici con una chitarra, una bottiglia di vino ed una dissertazione filosofica senza pensare alla polizia, alle telecamere o ad altri pericoli nascosti dietro qualche portico. E la città si ripopolerebbe dei suoi studenti provenienti da tutta Italia e tutta Europa, e tornerebbe ad essere cantata nelle canzoni.

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2
Commenti

Boooom giovedì, 28 febbraio 2008

e, seeeeee

bologna caput mundi...? MA DAAI.
ocio che non è new york...
evitiamo di sopravvalutare certe cose e creare falsi miti, ok?

n° 1
Giulia mercoledì, 8 luglio 2009

Re: e, seeeeee

> bologna caput mundi...? MA DAAI.
> ocio che non è new york...
> evitiamo di sopravvalutare certe cose e creare
> falsi miti, ok?

Secondo me Bologna e' sempre stata un citta' morta e noiosa, un luogo in realta' poco "giovane" da sempre.

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