
La
città cantata da Guccini, con il suo filosofeggiare tra un
calice e l’altro, i portici che ti accolgono, “la
Rossa”, “la Dotta”, “la
Grassa”, sembra aver perso quel fascino che tanti
intellettuali, artisti e soprattutto studenti richiamava da ogni parte
d’Italia.
Brizzi la definì il porto senza mare dove tutti prima o poi
vi sostano, per brevi o lunghi periodi per poi andare da qualche altra
parte portandosi un po’ della città nel cuore.
Da
un po’ di anni studenti e cittadini si chiedono dove sia
andata a finire quella Bologna che conoscevano, che tanti
maturandi in attesa di partire faceva sognare attraverso i racconti dei
vecchi universitari.
GIA' CERCANDO UNA CASA...
A settembre nella ricerca di una casa, o di un posto letto, si
vociferava di una diminuzione di domanda soprattutto tra le matricole.
I primi dati non hanno tardato ad arrivare ad ottobre. Tuttavia per una
conferma definitiva si scelse di aspettare gennaio con i dati del
ministero. Intanto però, più dei freddi numeri,
parlava il centro cittadino e con esso le vie storiche della
“balotta” Bolognese: vuote e senza quel fermento
che ne aveva fatto la storia.
I DATI UFFICIALI
Un mese fa l'amara conferma: l'ufficio di statistica del Ministero
dell'Università e della Ricerca ha infatti pubblicato sul
proprio sito i dati definitivi. Il trend generale dell’Italia
è in ribasso del 1%, anche se sono soprattutto le grandi
città a pagare il prezzo. In particolare Bologna, nonostante
riesca a mantenere uno dei primi posti a livello nazionale per numero
di iscritti, come perdita si attesta al terzo posto con un calo del
9,1%. In pratica circa 1300 studenti in meno rispetto il 2006.
Le sensazioni quindi non erano sbagliate e trattandosi di un trend
anche per i prossimi anni le cose dovrebbero soltanto peggiorare.
Questo non solo perché gli studenti preferiscono iscriversi
nelle Università vicino casa (tasse universitarie lievitate
e pauroso rincaro degli affitti, hanno infatti trasformato in un lusso
scegliere un grande centro per fare l'Università), ma
soprattutto perché Bologna ha perso di prestigio sia a
livello universitario che a livello d’immaginario.
DALLA TRIENNALE ALLA SPECIALISTICA
Per una conferma abbiamo provato a chiedere a chi negli anni
più recenti “la Dotta” l'ha vissuta da
iscritto alla triennale. La Bologna che ricordano è una
città che sembra ormai non esserci più: osterie
con studenti e artisti coi quali passare nottate a parlare davanti un
calice di vino rosso, incontro fra diverse culture e stili di vita,
artisti di strada, movimenti culturali e di contestazione politica,
cordialità dei cittadini di una città sempre
aperta all’accoglienza e sempre viva perché basata
su un buon rapporto tra studenti e cittadini, con un'offerta culturale
da far invidia qualsiasi altra metropoli italiana; ma soprattutto un
posto con le dinamiche di una grande città ma in una
dimensione ristretta a misura d’uomo e di studente: tutto
questo sembra essere ora solo un lontano ricordo.
ADESSO LA SITUAZIONE PARE DIVERSA
Andrea uno studente della specialistica di Giurisprudenza al suo
settimo anno a Bologna lamenta un progressivo smorzamento della vita
culturale, soprattutto a livello musicale. Simona, una ragazza iscritta
alla specialistica di Discipline Semiotiche, al suo sesto anno a
Bologna constata un progressivo spopolamento di tutte le zone vitali
della città:
“La sera per via del
Pratello, una via storica della vita notturna bolognese o Piazza Verdi,
Piazza Santo Stefano ritrovi storici di socialità, sembrano
adesso svuotati e riempiti da agenti di polizia e camionette”
sia i ragazzi in giro sia gli avventori dei pub e i gestori
registrano effettivamente un calo di presenze.
MENO STUDENTI, PIU' POLIZIOTTI
In maniera direttamente proporzionale, la diminuzione di giovani
studenti, ha fatto il paio con l'aumento spropositato di forze
dell'ordine, aumentate dalle diverse amministrazioni succedutesi negli
anni. Anni in cui uno dei problemi principali è stato quello
di garantire la sicurezza nel centro cittadino ed in alcune periferie.
Un problema però in cui i media, locali e nazionali, hanno
funzionato come cassa di risonanza in grado di moltiplicare
l'insicurezza.
“Non cammino più da sola la sera,
perché ho effettivamente più paura rispetto ai
primi anni, o forse qualche tempo ero solo molto più
incosciente”, dice
Sabina, da
cinque anni a Bologna iscritta alla Specialistica di Storia
dell’Arte. Ma per
Andrea questa
è più una paura indotta:
“Risse
fra ubriachi, tentativi di violenza sulle donne sono
all’ordine del giorno. La percezione della sicurezza sembra
essere infatti peggiorata. ma è solo un finto problema. E'
aumentato il senso di insicurezza dovuto alla cronaca e alla presenza
massiccia di polizia.”
E' così anche per
Valentina, al sesto
anno a Bologna iscritta alla specialistica Lingue e letterature
dell’Asia e dell’Africa.
“Cerco
di non pensarci. Ma effettivamente mi sento più sicura qui
che nella mia città di origine”.
MEDIA E DIVIETI
Tutti i cambiamenti apportati nella città dipendono
da una campagna contro il degrado. Degrado che non ha una
vera faccia o un nome sembra un insieme di cose in cui gli studenti
sono vittime e carnefici. Divieti di vario genere come il bere fuori
dai locali dopo le sette che non distingue fra tossici, punkabbestia o
gruppi di amici che vogliono solo bere una birra in compagnia, la
chiusura anticipata di molti locali o il divieto di servire alcolici.
Per di più tra i cittadini e gli studenti
c’è stata una netta separazione dovuta a campagne
contro il rumore e scarsa comunicazione tra le parti.
Fino all’anno scorso gli striscioni appesi dai cittadini nei
luoghi di ritrovo degli studenti erano ben visibili, oggi non ci sono
più. Ma si può dire che quei posti sono
effettivamente vuoti.
Ma una Bologna pulsante e vitale
c’è ancora. Forse si nasconde o si è
solo addormentata. Tutte le persone intervistate hanno
risposto infatti che rifarebbero la scelta di venire a Bologna.
Qualcuno se dovesse cambiare tutto penserebbe all’Estero.
Con la bella stagione forse ritorneranno le serate in piazza ad
ascoltare musica dal vivo, teatro e cinema all’aperto, a
parlare con gli amici con una chitarra, una bottiglia di vino ed una
dissertazione filosofica senza pensare alla polizia, alle telecamere o
ad altri pericoli nascosti dietro qualche portico. E la
città si ripopolerebbe dei suoi studenti provenienti da
tutta Italia e tutta Europa, e tornerebbe ad essere cantata nelle
canzoni.
e, seeeeee
bologna caput mundi...? MA DAAI.
ocio che non è new york...
evitiamo di sopravvalutare certe cose e creare falsi miti, ok?
Re: e, seeeeee
> bologna caput mundi...? MA DAAI.
> ocio che non è new york...
> evitiamo di sopravvalutare certe cose e creare
> falsi miti, ok?
Secondo me Bologna e' sempre stata un citta' morta e noiosa, un luogo in realta' poco "giovane" da sempre.