Giovanni Boccaccio: vita e opere

Giovanni Boccaccio: vita e opere A cura di Silvia Corelli.

Vita e opere di Giovanni Boccaccio: sintesi della biografia e dei più importanti lavori dello scrittore di Certaldo, famoso per il Decameron e le sue novelle

1La vita di Giovanni Boccaccio

La figura di Giovanni Boccaccio è associata alla sua opera più famosa, il Decameron, e soprattutto alle parti più licenziose di questo capolavoro tanto che “boccaccesco” vuol spesso indicare un modo spregiudicato di riferirsi al sesso. C’è uno scrittore eclettico e poliedrico dietro questa sintesi sbrigativa. Giovanni Boccaccio cercò di essere un erudito a tutto tondo, conoscitore dei classici e di autori antichi e moderni, sperimentando i generi letterati più diversi. 

Giovanni Boccaccio nasce a Certaldo o a Firenze nel 1313 (spesso nei testi critici si rivolge a lui come “il Certaldese”), è figlio illegittimo di un mercante e, per seguire suo padre, già a quattordici anni si trasferisce a Napoli. Rifiutando di seguire il mestiere paterno frequenta invece la vivace corte angioina le cui porte si aprono facilmente grazie al prestigio del suo nome: si dedica a divertimenti mondani, ai primi amori (Dante aveva Beatrice, Petrarca Laura e Boccaccio la sua donna Fiammetta), e conosce con entusiasmo i romanzi francesi, la poesia provenzale e fiorentina.
È in questi anni che cresce in lui la voglia di riportare in lingua volgare fiorentina la materia tratta dai romanzi francesi e da quelli latini, di parlare dei suoi amori giovanili creando una letteratura di intrattenimento per un pubblico aristocratico e soprattutto femminile.
Scrive, assecondando questo progetto di base, il Filostrato, la Teseida, il Filocolo, ma nel 1340, con il fallimento della compagnia dei Bardi e l’inasprirsi dei rapporti tra Napoli e Firenze, è costretto a tornare in Toscana.       

Giovanni Boccaccio ritratto in un disegno
Giovanni Boccaccio ritratto in un disegno — Fonte: ansa

Si apre un periodo difficile per Boccaccio: insofferente al mutato ambiente e alle ristrettezze economiche, cerca una nuova corte intorno a cui orbitare ma saranno tutti sforzi vani, e presto, in aggiunta a questo disagio, perde anche il padre durante la tragica peste del 1348.
In questi anni, tuttavia, avviene in lui un graduale distacco dalla letteratura cortese, un avvicinamento alla narrativa realistica e popolareggiante che raggiungerà il suo apice nella stesura del Decameron, composto fra da Boccaccio 1349 e 1353. L’opera ebbe un immediato successo, e questo garantì all'autore incarichi pubblici e ambascerie per il comune di Firenze, non ancora sufficienti, però, a procurargli l’indipendenza economica e la pace che richiedeva per dedicarsi esclusivamente agli studi. 

Nel frattempo Giovanni Boccaccio si lega in amicizia a Petrarca, divenuto per lui emblema di letterato e intellettuale, e grazie a lui si distacca dalla produzione in volgare per dedicarsi in modo esclusivo allo studio dei classici; fonderà a Firenze un circolo di umanisti filologi, promuovendo l’insegnamento del greco, e sarà preso da scrupoli religiosi che pare lo abbiano indotto addirittura a voler bruciare il Decameron.
Nel 1365 Boccaccio scrive il Corbaccio, che rappresenta un brusco cambiamento rispetto a tutta la sua letteratura precedente: in quest’opera la simpatia e l’antica ammirazione per le donne si trasformano in una aperta misoginia.
Nel 1373 riceve dal comune di Firenze l’incarico di leggere e commentare in pubblico la Commedia (come studioso e umanista Boccaccio è uno dei primissimi commentatori della Commedia di Dante, attività questa che impegnerà un grande numero di letterati fino ai nostri giorni).
Ormai vecchio, si ritira presto a Certaldo, dove muore nel 1375.  

2Opere minori di Giovanni Boccaccio

Di seguito vedremo le tre opere che Giovanni Boccaccio scrisse quando ancora si trovava nel confortevole e stimolante ambiente della corte angioina. Questi testi rappresentano non solo i suoi primi interessi letterari ma la base di un pensiero, argomenti e tematiche che caratterizzeranno, fino ai ripensamenti della vecchiaia, la poetica di Boccaccio

2.1Filostrato

Composto circa nel 1335, il Filostrato è un poema in ottave ispirato al ciclo troiano, uno dei repertori di storie di cavalleria a cui attingevano i romanzi francesi tanto amati da Boccaccio. Troviamo raccontata la storia d’amore infelice di Troiolo, figlio del re di Troia Priamo, che abbandonato dall’amata Criseide finirà con l’essere ucciso da Achille.
La vicenda sentimentale sovrasta senza dubbio quella bellica: c’è pochissimo spazio per il racconto di battaglie e lotte di potere perché tutto si concentra sulla rappresentazione dei tormenti amorosi del protagonista attraverso il quale Boccaccio parla dei suoi stessi tormenti e dei suoi primi amori.
Quest’opera resta importantissima per la nostra letteratura soprattutto per il tipo di metro scelto: l’ottava rima diventa da questo momento il metro per eccellenza della poesia narrativa e soprattutto cavalleresca che caratterizza il genere dei cantari.

Opera miniata di Giovanni Boccaccio
Opera miniata di Giovanni Boccaccio — Fonte: ansa

2.2Filocolo

Scritto fra il 1336 e il 1339, il Filocolo è l'opera che meglio rispecchia l’atteggiamento sperimentale di Giovanni Boccaccio. Riprende una storia famosissima ai suoi tempi, quella di Florio e Biancifiore, e cioè una leggenda di origine francese che circola largamente anche in Italia attraverso i cantari, molto amata dal pubblico sia colto che cortese. A differenza del Filostrato quest’opera è in prosa e narra l’amore fra i due protagonisti, vicini fin dall’infanzia, e ostacolati dal padre di lei nel coronamento del loro sogno d’amore che avverrà nel lieto fine di quest’opera. La dedica del componimento è per Fiammetta e Boccaccio sperimenta qui una lingua latineggiante: sono presenti latinismi e la sintassi viene elaborata su modello di quella latina, elegantissima, ricca di frasi subordinate in cui il lettore di oggi rischia, a volte, di perdersi, ma che rendono la trama coinvolgente.

2.3Teseida

Anche con la Teseida Boccaccio riprende dei temi preesistenti derivati stavolta da materiale classico, e in particolare dalla Tebaide di Stazio.
Composto fra il 1339 e il 1340 affronta l'innamoramento di due ragazzi tebani (Arcita e Palemone) per la bella Emilia, cognata di Teseo, e sullo sfondo della guerra di quest’ultimo contro le amazzoni. Di nuovo Boccaccio preferisce dedicarsi alla tematica amorosa piuttosto che a quella guerresca che funge, come al solito, solo da cornice. Arcita, il primo a spostare Emilia, muore in duello e come ultima volontà, chiede che sia il suo amico Palemone a convolare a nozze con la sua donna dopo la dipartita.
Anche questo è un poema in ottave, composto da dodici libri, ognuno dei quali preceduto da un sonetto.

Spesse volte avviene che l'arte è dall'arte schernita, e per ciò è poco senno il dilettarsi di schernire altrui

Giovanni Boccaccio

3Il Decameron, il capolavoro di Boccaccio

Il Decameron, composto da Boccaccio come già anticipato fra il 1349 e il 1353 (alcune delle novelle che lo compongono circolarono indipendentemente prima di essere sistemate in via definitiva nel lavoro completo), è un assoluto capolavoro e un punto di riferimento per tutta la letteratura umanistica in prosa successiva. Oltre ai racconti, che rappresenteranno per gli scrittori successivi una prestigiosa fonte cui attingere, l’opera diviene un esempio per l’ideale di vita degli umanisti: l’otium, il ritiro in campagna per godere solo dei piaceri della letteratura, saranno punti cardine delle filosofie umanistiche.

3.1Struttura, cornici e giornate

La struttura del Decameron di Giovanni Boccaccio risponde all’esigenza di autori e pubblico medievale di vedere organizzata la narrazione in modo coerente e ordinato in un quadro completo e rispondente alla perfezione numerica. Entro una “cornice” narrativa di partenza si articolano le sottocornici narrative rappresentate dalle trame di ognuna delle cento novelle che compongono il Decameron. Prima cornice narrativa sarebbe, cioè, la storia dei dieci giovani (la brigata, come la chiama Boccaccio) che, per sfuggire alla peste del 1348, decidono di rifugiarsi in una villa in campagna, lontani dalla città e dal morbo, e di intrattenersi raccontandosi a vicenda dieci novelle al giorno, una per ogni componente del gruppo, e per un totale di 10 giorni sui 14 che passano insieme (il titolo Decameron fa riferimento proprio alle “dieci giornate”). Ogni novella raccontata ha, ovviamente, una sua trama, e questa rappresenta la sottocornice dell’opera. Il tema di ogni novella viene scelto, a turno, dal giovane che in quella precisa giornata è il re o la regina del giorno. 

3.2Tematiche

Effigie di Boccaccio, affresco
Effigie di Boccaccio, affresco — Fonte: ansa

Il pretesto da cui Boccaccio prende le mosse per la composizione del suo Decameron è la volontà di compiacere le donne per distrarle nel momento dei tormenti amorosi: le donne, infatti, a differenza degli uomini non possono concedersi molti svaghi e hanno solo la letteratura come luogo privilegiato di distrazione e divertimento. Boccaccio tiene molto alle donne, ai loro sentimenti, e vuole divertirle e istruirle con quest’opera. Di volta in volta saranno i giovani re o regine della giornata a scegliere, come già accennato, il tema da sviluppare attraverso il racconto delle novelle.

I temi principali sono i seguenti: 

  • Confronto fra bene e male: c’è un crescendo dalle novelle iniziali che espongono i pericoli e le tentazioni cui si incombe attraverso i vizi fino alle novelle che celebrano la virtù e il retto vivere.
  • Fortuna e Natura sono i due poli entro cui oscilla la vita umana: la Fortuna è la sorte esterna, la Natura è l’animo interno di ogni uomo. Per vivere dobbiamo assecondare e saper gestire queste due diverse influenze.
  • Tematica erotico-amorosa: l’amore e il desiderio sessuale sono strettamente correlati e vengono affrontati in modi molto diversi, dalla passione genuina e distruttiva a quella più bassa e volgare, fino ad arrivare anche al tema della beffa in cui spesso cadono i personaggi in cerca di una compagna.

Nel far questo Boccaccio rappresenta attentamente la società a lui contemporanea, soprattutto la civiltà cittadina borghese e mercantesca di cui critica la furbizia e il marcato opportunismo.

Insomma, ce ne è davvero per tutti i gusti e per ogni argomento in quest’opera: non stupisce che sia divenuta un modello di tanta letteratura successiva e, se pensiamo anche all’uso dell’ottava rima, possiamo affermare che Boccaccio sia stato un esempio per grandissima parte della letteratura Trecentesca e Quattrocentesca.