Biografia di Nelson Mandela

Biografia di Nelson Mandela A cura di Edoardo Angione.

Nelson Mandela e Apartheid: riassunto della vita, dell'attività politica, della lotta per la libertà e contro l'Apartheid

1Il giovane Mandela

Primo presidente nero della Repubblica Sudafricana Sud Africa, Nelson Mandela (1918-2013) ha lottato per i diritti dei neri in Sudafrica, passando per questo un totale di 27 anni della sua vita in prigione. Nei primi anni ‘90 fu una figura determinante per la fine dell’Apartheid, un odioso sistema di segregazione razziale sudafricano, ricevendo un nobel per la pace nel 1993. Dopo la presidenza del Sudafrica (1994-1999) Mandela continuerà ad essere un attivista per la giustizia sociale in tutto il mondo.  

Rolihlahla Mandela (il nome Nelson gli verrà assegnato da una maestra di scuola) nasce il 18 luglio del 1918 nel Transkei, nella parte sudest del Sudafrica. Suo padre Henry era un capotribù presso la sua gente, i Thembu: la famiglia Mandela era imparentata con la famiglia reale Thembu. Nelson perse il padre all’età di 9 anni e venne adottato da un reggente dei Thembu.   

Nelson frequentò una scuola missionaria, e poi l’università: trattandosi di un giovane piuttosto dotato, ebbe straordinari successi nello studio, senza trascurare lo sport (in particolare la corsa ed il pugilato). Mandela studiò legge presso la Fort Hare University, e già in questi anni emerse il suo carattere determinato ed anticonformista: Mandela lasciò l’università nel 1939 in seguito ad alcune proteste studentesche, rifiutò di sposare la donna che la propria famiglia aveva scelto per lui, e decise di andare a vivere a Johannesburg. Qui riprese gli studi, diventando avvocato nel 1942: per farlo, dovette rinunciare ai propri diritti di capotribù. 

2I problemi del Sudafrica

Soldati in trincea durante la Guerra Boera
Soldati in trincea durante la Guerra Boera — Fonte: getty-images

Il Sudafrica era stato una colonia olandese a partire dal 1652: gli olandesi, in gran parte contadini, adottarono il nome di ‘boeri, sviluppando una cultura molto particolare dotata di una propria lingua, mischiandosi con altre popolazioni di origine europea, e lottando con gli africani di lingua Bantu.   

Nel 1814 la colonia olandese, già occupata più volte dagli inglesi, venne ceduta all’Impero Britannico: da allora iniziò a diffondersi l’utilizzo della lingua inglese nel paese, e ci saranno numerosi scontri tra i boeri, che ottengono l’indipendenza in alcune regioni (Transvaal e Orange), ed i britannici. Nel 1886 vengono trovati giacimenti auriferi nel Transvaal, che porteranno gli inglesi a scontrarsi di nuovo con i boeri, annettendo anche il Transvaal alla colonia.  

Immagine dei cartelli nella stazione di Wellington per far rispettare la politica dell'apartheid
Immagine dei cartelli nella stazione di Wellington per far rispettare la politica dell'apartheid — Fonte: getty-images

In questa situazione di contrasti tra boeri ed inglesi, e tra bianchi e neri, il 31 maggio del 1910 viene proclamata l’Unione Sudafricana, un dominio dove soltanto i bianchi (boeri) potevano votare, rappresentati dal SAP (Sounth African Party). Progressivamente la popolazione nera viene privata dei suoi già pochissimi diritti. Nel periodo in cui Mandela era giovane, i neri del Sudafrica non avevano praticamente nessuna voce nella politica del proprio paese, non potevano acquistare terre, e non potevano votare. I governi erano esclusivamente bianchi, mentre i neri, che vivevano in gran parte in condizioni semi servili, lavoravano in miniere, fabbriche e fattorie. 

Nel 1944 Nelson Mandela entra nell’ANC (Congresso Nazionale Africano), diventando presto leader della sezione giovani. Si trattava di un’organizzazione che lottava per la libertà dei sudafricani neri, che richiedevano pari diritti rispetto ai bianchi. In questi stessi anni Mandela conobbe la sua prima moglie Evelyn Ntoko Mase. Nel frattempo, nel 1948, il governo sudafricano approvò alcune leggi che puntavano a tenere bianchi e neri separati: il sistema tristemente noto come ‘apartheid’.     

3Attivismo e non-violenza

Cartello che indica l'area riservata ai bianchi durante il regime dell'apartheid
Cartello che indica l'area riservata ai bianchi durante il regime dell'apartheid — Fonte: getty-images

L’Apartheid obbligava i bianchi ed i non-bianchi a vivere e a lavorare in aree separate. I ‘non-bianchi’ non erano soltanto i neri africani, ma anche minoranze di asiatici o persone di etnia mista. Non erano proibiti soltanto i matrimoni interrazziali: un bianco ed un nero non avrebbero potuto nemmeno sedersi nello stesso ristorante, o prendere lo stesso autobus. La segregazione riguardava anche i bambini: i neri andavano in scuole diverse rispetto ai bianchi. Persino le squadre sportive non ammettevano giocatori di ‘colori’ diversi.     

Nel 1952, In questo clima così drammatico, Nelson Mandela avvia a Johannesburg Insieme all’amico Oliver Tambo il primo studio legale ‘nero’ del Sudafrica, specializzato in casi che avevano a che fare con le leggi dell’apartheid, ed era dedicato ai cittadini neri più poveri e indifesi. Contemporaneamente, Mandela portava avanti la propria attività politica insieme all’ANC: il partito piaceva sempre di più, in particolare ai più giovani, sia bianchi che neri, che si opponevano all’Apartheid in modo sempre più netto.     

Militanti anti-apartheid portati al processo, in cui fu condannato anche Mandela nel 1956
Militanti anti-apartheid portati al processo, in cui fu condannato anche Mandela nel 1956 — Fonte: getty-images

Inizialmente, Mandela si era ispirato a Gandhi ed alle sue proteste pacifiche in India, convinto del fatto che la non-violenza fosse l’unica strada possibile per risolvere i problemi del Sudafrica. Nonostante questo, diviene un vero e proprio bersaglio per le autorità, che lo consideravano un individuo pericoloso: dal 1952 iniziarono a restringere le sue libertà, rendendogli difficili gli spostamenti e la possibilità di parlare in pubblico. Nel 1956 venne arrestato per un’accusa di alto tradimento insieme a più di 100 altri attivisti anti-apartheid, in quello che è a tutti gli effetti un maxi-processo intimidatorio. Dopo un processo di cinque anni, durante il quale divoerzierà e si risposerà, verrà liberato definitivamente soltanto nel 1961.  

4Repressioni e violenze

Immagine del massacro di Sharpeville avveuto il 21 marzo 1960
Immagine del massacro di Sharpeville avveuto il 21 marzo 1960 — Fonte: getty-images

Nel 1960 a Sharpeville, nei pressi di Johannesburg, si svolge intanto la protesta contro l’apartheid più drammatica e violenta che si fosse mai vista. La polizia aveva sparato ai manifestanti neri, uccidendone 69, ferendone altri 180. Il principale risultato è che il governo incolpa l’ANC e gli altri partiti antirazzisti per le violenze, e approfitta della situazione per renderli illegali. Agli attivisti come Mandela non resta che la strada dell’illegalità: fondano così l’Umkonto we Siswe (“lancia della nazione”), vero e proprio braccio armato dell’ANC, abbandonando per il momento il pacifismo. Ricercato dalla polizia, Mandela dovette nascondersi ed adottare travestimenti, recandosi nel ‘62 in Algeria per apprendere le basi della guerriglia.   

Nelson Mandela a Parigi
Nelson Mandela a Parigi — Fonte: Getty Images - Autore: AFP

Il 31 maggio del 1961 il Sudafrica, condannato in modo ripetuto dalla comunità internazionale, viene espulso dal Commonwealth britannico e proclama la Repubblica Sudafricana. Da allora i governi stranieri boicottarono il commercio con il paese, mentre gli sportivi e gli intrattenitori si rifiutarono di visitare il Sudafrica, che negli anni ‘70 avrebbe appoggiato movimenti conservatori ed anti-rivoluzionari in tutta l’Africa. Nel 1963, nel frattempo, Mandela era tornato dal suo viaggio per essere immediatamente arrestato: le accuse erano sabotaggio ed attività di complotto contro il governo. All’età di 46 anni, il leader veniva condannato all’ergastolo nel corso del processo di Rivonia, città dove la polizia aveva scoperto una grande quantità di armi presso il quartier generale dell’Umkonto we Siswe.  

5Il Presidente Mandela

Il carcere di Robben Island, Sudafrica
Il carcere di Robben Island, Sudafrica — Fonte: istock

Dal 1964 al 1982, insieme ad altri leader dell’ANC, Mandela viene rinchiuso nel carcere di alta sicurezza a Robben Island, e poi trasferito in altre prigioni del paese. Qualcun altro, come Oliver Tambo, riesce a lasciare il Sudafrica. Mandela rimane complessivamente in prigione per ben 18 anni. Era condannato ai lavori forzati, e le sue possibilità di avere contatti col mondo esterno erano estremamente limitate: poteva ricevere visite soltanto ogni sei mesi. Durante la prigionia si ammala di tubercolosi e riceve una serie di offerte da parte del governo sudafricano, che prontamente rifiuta: essendo stato imprigionato in modo ingiusto, Mandela era convinto di non dover scendere a patti. 

La prigionia di Mandela suscitava nel frattempo proteste a livello internazionale, rendendolo probabilmente il prigioniero politico più famoso al mondo. Ma qualcosa stava lentamente cambiando in Sudafrica, dove la situazione politica si stava progressivamente deteriorando: nel 1988, viene permesso agli studenti neri di accedere alle università per bianchi, e nel 1989 Mandela incontra il neo eletto presidente F.W. de Klerk. 

Foto di Nelson Mandela dopo la sua liberazione l'11 febbraio del 1990
Foto di Nelson Mandela dopo la sua liberazione l'11 febbraio del 1990 — Fonte: getty-images

L’11 febbraio del 1990 il governo sudafricano, sotto la guida del presidente de Klerk, libera finalmente Mandela attraverso un’amnistia. Nei lunghi anni in prigione, Mandela aveva capito che l’unica strada che poteva far bene al futuro del Sudafrica era la cooperazione non-violenta tra bianchi e neri. Nel 1991, Mandela tornò ad essere il leader dell’ANC. Nel 1994 il Sudafrica concesse ai cittadini il suffragio universale: i neri potevano finalmente votare. Anche per questo Mandela, candidatosi alla presidenza del paese, ottenne una maggioranza schiacciante. Era il primo presidente nero del Sudafrica

6Uno statista globale

Il giuramento di Nelson Mandela il 10 maggio del 1994
Il giuramento di Nelson Mandela il 10 maggio del 1994 — Fonte: getty-images

Gli anni della presidenza di Mandela, e del primo governo multietnico del paese nella storia, sono anni di grande cambiamento per il Sudafrica. Nel 1995 viene istituita una commissione per investigare le violazioni dei diritti umani che c’erano state durante l’apartheid e per promuovere la pacificazione nazionale tra le diverse comunità. Sotto la presidenza di Mandela il Sudafrica vede politiche di redistribuzione dei beni, allo scopo di risolvere una situazione che aveva penalizzato da sempre i neri, che costituivano la maggioranza della popolazione. 

Il funerale di Nelson Mandela, il 14 dicembre 2013
Il funerale di Nelson Mandela, il 14 dicembre 2013 — Fonte: getty-images

Nel ‘96 viene approvata una nuova costituzione democratica, e l’anno successivo Mandela, ormai anziano, si ritira dalla posizione di leader dell’ANC. Nel 1999, più che ottantenne, non si candida una seconda volta alla presidenza del Sudafrica. Nonostante il ritiro dalla politica, Mandela ha continuato a battersi per la pace e per la giustizia sociale fino alla fine (5 dicembre 2013, all’età di 95 anni), diventando un portavoce mondiale della giustizia sociale.  

Il Nelson Mandela Day, ricorrenza internazionale proclamata nel 2009 dall’Onu, ha luogo ogni anno il 18 luglio nel giorno del compleanno di Mandela, ed è un’occasione per promuovere la giustizia, la pace ed i servizi sociali in tutto il mondo.