Basta lavorare gratis! La protesta si fa social

Di Valeria Roscioni.

Anche la creatività ha un prezzo. I giovani dicono no a chi non li paga con #coglioneNo

Giovani, creativi e sottopagati. Anzi, pagati in visibilità, in portfolio, in esperienze formative. Le aziende e i privati non aprono il portafogli e le prestazioni professionali di creativi, giovani e freelance diventano merce di scambio: si richiede un bene tangibile (un lavoro a tutti gli effetti) e si propone in cambio di tutto tranne che un pagamento vero e proprio. Alla fine qualcuno ha deciso di dire basta. O almeno di provare a farlo.

Così il collettivo Zero ha messo la propria creatività al proprio servizio per dare vita a “#coglioneNo” la campagna di sensibilizzazione per il rispetto dei lavori creativi. #coglioneNo è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da st***** - si legge sul sito - È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol.
È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento”
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Il risultato della rabbia di Niccolò Falsetti, Stefano De Marco, Alessandro Grespan, questi i tre nomi principali dietro al progetto, sono quindi tre video che con ironia e intelligenza si prendono gioco della fatidica frase “per questo progetto non c’è budget” immaginando che a sentirsela dire siano un idraulico, un antennista e un giardiniere, lavoratori che nessuno si sognerebbe di non pagare.

Un’idea vincente che ha subito riscosso un grande successo ed ha iniziato a rimbalzare per tutto il web. Così un solo hashtag è diventato il simbolo della protesta e delle umiliazioni di tutti. Ora la domanda è: a cosa servirà tutto questo?