Atto giudiziario su quesito di Diritto Penale

Di Marta Ferrucci.

Atto giudiziario su quesito di diritto penale dell'1-12-94

SVOLGIMENTO
Svolgimento: Paolo Storari, votazione: 38/50

Alla Corte di appello di....

ATTO DI APPELLO
Il sottoscritto Signor Tizio, in qualità di imputato nel procedimento penale in.............condannato dal Pretore di......... con sentenza n........... emessa in data 26.09.1994 per il reato p. e p. dagli artt. 624 e 99 c.p. propone

APPELLO
avverso la suddetta sentenza per i seguenti motivi :
in via principale
Assoluzione per non aver commesso il fatto
Il Pretore non ha considerato che il teste Signor..........., nell'istruttoria dibattimentale, ha dichiarato, con affermazioni credibili e prive di precisi riscontri probatori contrari, che il sottoscritto, al momento del fatto, si trovava in sua compagnia e a notevole distanza dal locus commissi delicti e perciò notevolmente impossibilitato a perpetrare il reato contestato.
In via subordinata
Esclusione della recidiva specifica reiterata ex art 99 c.p.
Nell'oscurità della traccia si possono ipotizzare due soluzioni :
la recidiva specifica reiterata è ritenuta presente in quanto, prima del 14.01.1994, sono stati commessi almeno due reati di cui almeno uno soddisfa i requisiti di cui all'art 99c.p.
Da tale punto di vista non sembra esservi almeno alcuno spazio per impugnare il capo relativo alla recidiva.
La recidiva specifica reiterata è ritenuta presente considerando come 'nuovo reato commesso dal recidivo'(art. 99 c.p.) il furto perpetrato in data 14.01.1994.

In base a tale ricostruzione si può ritenere che il Pretore è incorso in un vero e proprio errore di diritto, in quanto è pacifico in dottrina e in giurisprudenza (Cass. 198204/1994) che la recidiva (anche reiterata) presuppone un precedente fatto criminoso in ordine al quale è già intervenuta sentenza irrevocabile e tale estremo, nella fattispecie in esame, è sicuramente assente: risulta infatti che il furto giudicato con sentenza 26.09.1994 è stato commesso in data 1.02.1994, cioè sicuramente prima del passaggio in giudicato della sentenza emessa il 14.04.1994.
Da tale punto di vista si censura la sentenza impugnata per aver ritenuto erroneamente esistenti i presupposti per l'applicazione della recidiva reiterata, trattandosi al più solo di recidiva specifica (art 99 c.p.).

Presenza del vincolo della continuazione
Se il Pretore ha escluso il vincolo della continuazione tra i delitti di furto, facendo leva su una presunta incompatibilità tra medesimo disegno criminoso (art 81 c.p.) e recidiva, tale percorso argomentativo si presta ad almeno due censure.
In primo luogo si è già visto come, nella fattispecie, al sottoscritto non può contestarsi la recidiva reiterata per il furto del 14.01.1994 e con ciò viene anche meno la presenza di uno dei due elementi (la recidiva reiterata) del presunto rapporto di incompatibilità.
Da altro punto di vista, ammesso e non concesso che sia contestabile la reiterazione della recidiva, è costante l'orientamento secondo cui 'nel caso di reato commesso dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna per un reato in precedenza consumato, il riconoscimento della recidiva non è di ostacolo al contestuale riconoscimento della continuazione ove si accerti la permanenza del medesimo disegno criminoso' (Cass. 193137/93).
Constatata allora l'astratta conciliabilità tra recidiva e vincolo della continuazione si tratta di verificare se nella fattispecie i due delitti di furto siano stati commessi in esecuzione del medesimo disegno criminoso.

E' noto come un costante orientamento della Suprema Corte ritiene che 'il nesso della continuazione non può essere ravvisato in un generico programma di attività delinquenziale riconducibile ad un sistema o abitudine di vita correlata al bisogno economico' (Cass. 191463/92).
Si segnala però un recente intervento della Corte di cassazione (1995) in cui, soprattutto con riferimento a delitti commessi con lo stato di tossicodipendenza, si è affermata la necessità di un minor rigore nell'accertamento del requisito del medesimo disegno criminoso; da tale punto di vista si può ritenere che il breve lasso di tempo intercorso tra i due fatti criminosi, in aggiunta alla considerazione che i reati commessi sono omogenei, sono indici della presenza del vincolo della continuazione.

Accertato, in tal modo il requisito del medesimo disegno criminoso, si dovrà provvedere alla rideterminazione della pena alla luce del criterio di cui allfart 81 c.p. (cumulo giuridico), non ostando a tale nuova commisurazione il fatto che per uno dei due reati uniti dal vincolo della continuazione sia già intervenuta sentenza irrevocabile (Cass. 183711/92).
Affermandosi in giurisprudenza lforientamento secondo cui la maggiore gravità di cui allfart 81 c.p. deve essere valutata in astratto, è ininfluente nella fattispecie quale delitto debba considerarsi più grave, vertendosi in tema di reati omogenei.
Attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante (art 63 c.p.).

Esclusa nella fattispecie la recidiva reiterata si dovrà procedere ad un nuovo giudizio di bilanciamento delle circostanze eterogenee e, in applicazione dei criteri di cui all'art 153 c.p., rilevare le attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante.
Per questi motivi si chiede
In via principale
assolvere l'imputato per non aver commesso il fatto
In via subordinata
esclusa la recidiva reiterata, affermato il vincolo della continuazione tra i delitti di furto giudicati con sentenza n............ emessa in data 14.04.1994 e 26.09.1994 (sentenze che vengono qui allegate: all. 1) e 2), considerate prevalenti le generiche sulla contestata aggravante e rideterminata la pena base tenendo conto della misura sanzionatoria già irrogata con sentenza emessa in data 14.04.1994
applicare la misura sanzionatoria corrispondente al minimo aumentato della pena base.