Tradizioni popolari, usi e costumi, cose tipiche del mondo greco

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FOLKLORE
Le tradizioni popolari si differenziano secondo le aree (Macedonia, G. centrale., isole Ionie, isole dell'Egeo, Creta, Peloponneso) e hanno ancora una certa vitalità, sebbene tendano a regredire rapidamente nel quadro della disgregazione della società agricola dovuta all'urbanesimo e all'emigrazione. Le feste nuziali, che impegnavano tutta la collettività e duravano almeno tre giorni, tendono ormai anche in campagna a limitarsi al banchetto, eventualmente al ballo, magari protratto per tutta la notte (in G. ci si sposa spesso di sera).
Viva è invece l'usanza di distribuire un dolce ( kòliva) a tutti i vicini per commemorare un defunto. Le tradizioni più tenaci sono però legate alle feste religiose, specie della Settimana Santa e dell'Assunzione, o anche dei patroni. Nella Settimana Santa la tendenza è di tornare al paese d'origine per festeggiare la Pasqua in famiglia. Parte integrante della festa pasquale è il banchetto, a base di agnello allo spiedo (G. centrale).
L'Assunzione (15 agosto) è pure celebrata in tutta la G. in santuari e monasteri.
La festa ( panighiri) comprende, oltre a una funzione religiosa, un ballo sul sagrato che può durare anche tutta la notte. Una manifestazione legata alla festa dei Santi Elena e Costantino (21 maggio), ma solo tollerata dalla Chiesa, è quella semipagana della festa degli anastenárides (Macedonia), membri di una setta iniziatica che riescono a camminare scalzi sui carboni ardenti senza bruciarsi. In tutte le feste, sia familiari sia religiose, hanno parte preponderante la musica, il canto e la danza. Gli strumenti tradizionali variano da zona a zona e a seconda che appartengano alla tradizione dimotikì (agricola, pastorale e cleftica) o laikì (urbana).
Per esempio., il buzuki, specie di grosso mandolino, è lo strumento base della musica laikì (in origine canti della periferia urbana e della malavita); il klarino (specie di flauto), il sanduri (strumento a corde, tese su un piano di legno e suonate con martelletti), il túmbano (tamburo) sono invece caratteristici della musica dimotikì (G. continentale, Peloponneso).
Tipicamente cretese è la lyra, che si suona con l'archetto come un violino, mentre il mandolino, con cui si eseguono kantades, non destinate al ballo e simili alle canzoni tradizionali italiane, è caratteristico delle is. Ionie. Fra i balli più famosi della tradizione dimotikì sono il tsámikos (G. centr.) e il syrtós (di origine isolana, ma diffuso in tutta la G. nella forma del kalamatianòs), danze circolari a mani intrecciate, apparentate al colo macedone.
Variante laikì della danza in tondo è il chasápikos (ballo dei macellai), mentre il ballos delle is. Ionie, di origine veneziana e risalente al sec. XIII, è danzato da otto coppie. L'abbigliamento tradizionale sopravvive in qualche residuo: a Creta, le caratteristiche brache a sbuffo del costume isolano ( fufules) sono state sostituite (dove sopravvive il gusto dell'abito tradizionale) da pantaloni da cavallerizzo portati con gli stivali.
Nelle isole, i vecchi portano ancora la fascia di lana arrotolata in vita, in luogo della cinghia. È invece completamente scomparso il tipico costume della G. continentale, codificato nella divisa delle guardie d'onore, gli Évzones o euzoni (gonnellino di lana bianca pieghettato, o fustanella; camicia bianca con le maniche larghe; bolero blu ricamato; calze lunghe di lana bianca; tsaráchia, le babbucce con la punta arcuata e ornata da un pompon; fez rosso con una nappa, o funda).
Per quel che riguarda le donne, a parte le gonne arricciate, lunghe e scure delle vecchie contadine, sopravvive nelle campagne l'uso dei due fazzoletti sovrapposti: l'uno, incrociato dietro la nuca e poi attorto e legato in modo da incorniciare il viso, che si porta anche in casa, e il secondo – per proteggere dal sole – molto abbassato sulla fronte, incrociato sotto il naso e legato molle al sommo del capo, in modo che si vedano solo gli occhi.
L'artigianato, originariamente legato alla confezione degli abiti e del corredo per il letto e la casa, è ora limitato (salvo quello semindustriale legato al turismo) alla tessitura di tappeti di vario tipo, di magnifiche coperte tipo mongolia e, nelle isole, alla fabbricazione di magnifici pizzi simili a quelli veneziani (Rodi, Samo). Diffusa anche la lavorazione di pelle, cuoio e pellicce (Castoria).
Un'attenzione particolare va dedicata alla cucina e ai vini e liquori.
I piatti più tipici sono certamente gli arrosti, allo spiedo o al forno: caratteristici i kokoretsia (frattaglie avvolte e legate in interiora di agnello), lo splinàndero (interiora farcite di milza e fegato ovino), i suvlakia (spiedini di carne, che possono essere avvolti in una pizza e conditi con fettine di cipolla). Fra i piatti al forno si ricordino il musakàs (a base di melanzane) e lo iuvètsi (arrosto con contorno di riso o pastina). Ottimi i dolci ( kurambiedes, lukumia, lukumades, ecc.) e i gelati. Fra le bevande, tipico il vino bianco resinato ( retsina) e l' uzo, una specie di anice molto usato come aperitivo, allungato con acqua.