Arte: Periodo ellenistico (II° parte)

Di Redazione Studenti.

Nomi famosissimi sono quelli di Zeusi e Parrasio, che operarono ad Atene alla fine del sec. V

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IL PERIODO ELLENISTICO 2/2
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La conoscenza della scultura dei sec. V e IV è completata da numerose opere anonime, anzitutto dalla serie di stele funerarie attiche (Atene, Museo Archeologico Nazionale). I nomi e le caratteristiche di numerosi pittori del periodo classico sono noti dalle fonti antiche e, indirettamente, dalla ceramografia contemporanea o da pitture e mosaici dietà posteriore.
Conquistato lo scorcio già alla fine del sec. VI a. C., si affrontarono nel V i problemi di ombreggiatura (Apollodoro skiagráphos, cioè pittore delle ombre) e di prospettiva (Agatarco "scenografo").
Nel VI secolo, in cui sembrarono affermarsi la scuola realistica e la pittura su tavola, il pittore più famoso fu Apelle, che lavorò per Alessandro Magno, mentre altri nomi noti sono quelli di Pausia, Aristide e Nicia.
Nel periodo classico la ceramica attica, che dalla metà del sec. VI dominò tutti i mercati del mondo greco, passò dallo stile "grandioso" allo stile "bello" e divenne sempre più manierata nello stile "fiorito" (di cui è caposcuola il Pittore di Midia), decadendo poi fino a estinguersi alla fine del sec. IV. Originali sono, tra il sec. V e il IV a. C., l'ampio gruppo di lékythoi funerarie dipinte a colori tenui su fondo bianco (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e, nella seconda metà del sec. IV a. C., i vasi policromi a rilievo detti di Ker c (San Pietroburgo, Ermitage).
Dopo il 450 a. C. sorsero nell'Italia merid. fabbriche locali di vasi figurati similissimi a quelli attici a figure rosse (vasi protoitalioti), che nel sec. IV (vasi italioti) assunsero caratteristiche proprie in relazione alle diverse fabbriche (vasi apuli, campani, lucani, pestani, sicilioti). Anche la ceramica italiota cessò, come quella attica, alla fine del sec. IV a. C.
Nel periodo ellenistico, in cui l'arte greca si diffuse sempre più estesamente in tutto il bacino del Mediterraneo e nell'Asia ellenizzata, Atene e la G. non furono né il solo né il più importante centro artistico.
L'architettura ebbe il suo maggiore sviluppo nelle ricche città dell'Asia ionica, con edifici monumentali coordinati in impianti urbanistici regolari (Priene, articolata su 4 terrazze quasi parallele). Peonio e Dafni ricostruirono in forme grandiose il Didimeo di Mileto, Ermogene quello di Artemide a Magnesia sul Meandro. L'assetto urbanistico delle città divenne sempre più regolare (Agorá di Atene, con nuovi grandiosi portici a più piani, tra cui la Stoà di Attalo II, 159-138 a. C., ricostruita nel 1953-56 dalla Missione Archeologica Americana). Si svilupparono o si inventarono nuovi tipi edilizi, come ginnasi grandiosi (Delfi, Delo, Olimpia, Pergamo), ninfei monumentali, grandi sale per riunioni ( bouleutéria) anche di pianta complessa (l'Arsinoéion di Samotracia è una grandiosa sala circolare), scene monumentali nei teatri, biblioteche a nicchie.
Predominò l'ordine ionico, codificato dall'architetto Ermogene tra il sec. III e il II a. C. (e la sua teoria influenzò notevolmente Vitruvio e l'architettura romana), e si affermò quello corinzio, il cui esempio più grandioso è il colossale Olympiéion di Atene, la cui costruzione riprese attorno al 170 a. C. e venne poi completata da Adriano. Importante fu anche l'architettura privata: le case, più ricche, si svilupparono attorno al peristilio (Delo) e furono spesso ornate da mosaici. Dopo il 146 a. C., quando la G. diventò una provincia romana, l'attività edilizia diminuì ma l'architettura, basata essenzialmente sulla linea retta e sull'architrave, che la distinguevano dall'architettura curvilinea romana, mutò molto lentamente le sue caratteristiche.
Di età romana sono, oltre al monumento di Paolo Emilio a Delfi e all'odeon di Agrippa nell'Agorá di Atene, i monumenti della ricostruzione adrianea di Atene, come la biblioteca di Adriano nell'Agorá romana, il completamento dell'Olympiéion e l'arco di Adriano, che divideva la "città di Adriano" dalla "città di Teseo" e che unisce le caratteristiche della porta ad arco romana a quelledell'architettura lineare greca. Altri monumenti (odeon alle pendici dell'Acropoli, grande stadio) sono dovuti al mecenatismo del filosofo e retore Erode Attico.
Importante a Salonicco l'arco di Galerio (fine sec. III a. C.), adorno di bassorilievi. La scultura, che ebbe alcuni tra i suoi centri più importanti nell'Asia Minore e anzitutto a Pergamo, continuò, con numerosi maestri, le tradizioni di Scopa, Prassitele e soprattutto Lisippo. Del primo ellenismo furono Eutichide ( Tyche di Antiochia) e Cherestrato ( Temi di Ramnunte); al sec. III a. C. appartengono Dedalsa ( Afrodite al bagno), Polieucto ( Ritratto di Demostene) e Archelao di Priene (rilievo con Apoteosi di Omero); al secondo periodo appartenne Damofonte di Messene, autore del colossale Gruppo di Licosura. Particolare importanza ebbe la scuola rodia (che inizia con Carete di Lindo, autore del Colosso di Rodi).
Si svilupparono il ritratto e, soprattutto ad Alessandria, il rilievo paesistico e la scultura di genere. L'ultima fase della scultura ellenistica ebbe nuovamente il suo centro ad Atene col neoclassicismo, che riprodusse, anche con varianti, capolavori classici od opere d'arte arcaica a uso soprattutto della clientela romana (Eubulide, Dionisio, Timarchide), mentre molti artisti greci (Arcesilao, Pasitele) si spostarono a Roma. La pittura ellenistica è documentata dalle fonti, da più tarde riproduzioni in pitture e mosaici di età romana, da pochi documenti originali (stele di Pagasai in Tessaglia, ora al Museo di Volo).
A Filosseno di Eretria, della fine del sec. IV a. C., la tradizione attribuisce l'invenzione della pittura "compendiaria", che si sviluppò poi nella pittura "a macchia" propria di tutta l'età ellenistica e romana. Si predilessero le scene di genere, la pittura di paesaggio, le nature morte. Caposcuola della pittura rodia fu Protogene, "pittore di navi" e ritrattista di Alessandro, che sembra essere stato anche scultore. Proprie dell'età ellenistica furono la ceramica detta megarese, i cui vasi emisferici ornati a rilievi impressi si fabbricavano, oltre che ad Atene e in altre città greche, in tutti i principali centri ellenistici, e la ceramica a fondo nero con motivi ornamentali sovradipinti, detta delle Pendici Occidentali dell'Acropoli, anch'essa ampiamente diffusa.
Sono anche da ricordare l'abbondante coroplastica, con eleganti figurine fittili ispirate al mondo di Afrodite (le cosiddette tanagrine, della fine del sec. IV, da Tanagra in Beozia) o con statuette di genere, e le numerose oreficerie (Museo Archeologico Nazionale di Atene, Museo Archeologico di Salonicco). In età imperiale romana le sculture (soprattutto ritratti), i mosaici, i prodotti di arti minori non furono particolarmente significativi né originali, pur conservando una classica purezza di linee che li distinse da altre opere di arte romana.