Arte: Periodo ellenistico (I° parte)

Di Redazione Studenti.

Periodo di grande splendore per la Grecia antica

Arte
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IL PERIODO ELLENISTICO
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Il periodo classico dell'arte greca, dalla metà del sec. V alla morte di Alessandro Magno (323 a. C.), ebbe il suo inizio, e anche il suo maggior splendore, nell'età di Pericle, in cui si raggiunse un felicissimo e uniforme equilibrio in tutto il mondo greco (i templi di Agrigento e Siracusa non si discostano dai canoni della madrepatria). L'Acropoli di Atene, nella nuova sistemazione periclea, accolse i monumenti più significativi dell'arte classica, dal Partenone dorico – anche se ingentilito dal lungo fregio continuo – di Ictino, l'architetto più famoso del tempo, ai propilei di Mnesicle (in cui l'ordine dorico si unisce a quello ionico), all'Eretteo di Filocle e al tempietto di Atena Nike di Callicrate, di pieno stile ionico.
Tutti i più importanti santuari del mondo greco si arricchirono di templi dorici e quindi anche ionici e corinzi (i tre ordini furono impiegati insieme da Ictino nel tempio di Figalia), di tesori, di monumenti votivi, in un primo tempo ancora non coordinati tra loro, secondo un concetto che fu abbandonato del tutto solo in età ellenistica.
Più rapidamente si regolarizzarono le città, che si impostarono su criteri urbanistici basati su assi ortogonali secondo il sistema detto ippodameo dal nome di Ippodamo da Mileto, autore della nuova sistemazione della città del Pireo, che Temistocle aveva congiunto ad Atene con le "lunghe mura" in un unico sistema difensivo. Le opere di fortificazione, in grossi blocchi perfettamente squadrati, difendevano e abbellivano le città (bastioni di Messene, fortezza di Eleutere in Beozia). L'Agorá, centro politico e, in un secondo tempo, soprattutto commerciale, assunse aspetto monumentale con la costruzione di templi, di portici ( stoai), di fontane monumentali, di altri monumenti pubblici (presso l'Agorá di Atene, della fine del sec. V, è anche il Theséion dedicato a Efesto, il tempio dorico meglio conservato).
L'architettura teatrale ha importanti esempi nel sec. IV nel teatro di Dioniso ad Atene (il primo impianto è ancora del sec. VI a. C.), in quelli di Delfi e Megalopoli e nel teatro di Epidauro, dall'acustica ancor oggi perfetta, creato da Policleto il Giovane insieme alla thólos, edificio circolare corinzio riccamente ornato, che completa la sistemazione di quel santuario, il cui tempio di Asclepio, pure del sec. IV a. C., fu opera di Teodoto.
Sale di riunione di nuova forma che danno sempre miglior struttura architettonica agli spazi interni sono, nel sec. V a. C., il Telesterio di Eleusi, opera di Ictino, il Bouleuterion dell'Agorá di Atene e, nel sec. IV a. C., la grande aula colonnata del Thersilion di Megalopoli. Notevole anche l'architettura funeraria, illustrata soprattutto dalle tombe reali di Macedonia, con sale a volta e ricca decorazione, da quelle principesche dell'Asia Minore (mausoleo di Alicarnasso, monumento delle Nereidi di Xanto) e dai vari tipi di monumenti della necropoli di Cirene.
Assai più modesta, invece, l'edilizia privata, nota soprattutto dagli scavi di Olinto (distrutta nel 348 a. C.), con case molto regolari caratterizzate da un cortile interno con un portico ( pastás) su uno dei lati; in alcuni ambienti sono i più antichi mosaici pavimentali figurati, formati da sassolini policromi. In tutto il mondo greco (tranne in qualche zona periferica) la scultura classica presenta differenze di qualità più che di stile e gli scultori nativi od operanti nelle diverse città si ispirarono all'uno o all'altro dei grandi maestri che, d'altra parte, erano chiamati a operare anche fuori della Grecia.
Nella scultura del sec. V a. C. Policleto diede nobiltà ideale ai corpi dei suoi atleti e, nel Doriforo, un nuovo canone di proporzioni della figura umana, concepita come una costruzione architettonica, mentre Fidia impostò nuove concezioni artistiche nella grandiosità di composizione delle scene, nella serena idealizzazione delle sue figure maestose, nell'abilità di trattazione del panneggio, come si riscontra non solo nelle sculture del Partenone (in parte oggi al British Museum di Londra) ma anche nelle opere note solo da copie, come lo Zeus di Olimpia e l' Athena Parthénos. Accanto a lui operarono Agoracrito (autore della Nemesi di Ramnunte), Alcamene (il cui capolavoro è l' Afrodite dei giardini), Crésila (cui si deve un ritratto di Pericle).
Alla corrente manieristica postfidiaca appartennero Callimaco, indicato dalle fonti come l'inventore del capitello corinzio, al quale si devono forse i rilievi "dal panneggio bagnato" della balaustra del tempietto di Atena Nike, e Peonio di Mende. Scultori ionici scolpirono nella seconda metà del sec. V a. C. i più antichi sarcofagi di Sidone ( I stanbul, Museo Archeologico) e, poco dopo, i rilievi e le statue del monumento delle Nereidi di Xantos (Londra, British Museum). Gli scultori del sec. IV, reagendo all'idealizzazione fidiaca, diedero maggiore importanza all'uomo e ai suoi sentimenti.
Famosi furono Prassitele, dolce e raffinato (forse originale è il famoso Ermete del Museo di Olimpia), Scopa, dalle figure colme di páthos, autore delle sculture del tempio di Atena Alea a Tegea, e Lisippo, lo scultore dell'ideale atletico, che fa muovere le sue figure nello spazio in piena tridimensionalità, introducendo l'arte ellenistica.
La celebrità di questi artisti è attestata dalle fonti classiche e da numerose copie delle loro opere, che consentono di ricostruirne la personalità. Altri artisti famosi furono Cefisodoto, padre di Prassitele (gruppo di Irene e Pluto), Timoteo (scultore del tempio di Asclepio a Epidauro), Briasside (base votiva di Atene; famosa era la sua statua di Serapide ad Alessandria), Leocare (autore di un gruppo raffigurante Ganimede rapito dall'aquila), Silanione, noto per i suoi ritratti, Eufranore.
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