Arte: Periodo Classico

Di Redazione Studenti.

Al periodo arcaico (ca. 650-480 a. C.) risale la comparsa del tempio in pietra o in marmo, massima espressione dell'architettura greca

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IL PERIODO CLASSICO

L'Heraion di Olimpia è il prototipo dello stile dorico, che ebbe i suoi migliori esempi nei templi, più grandi e spesso meglio conservati, della Sicilia e della Magna Grecia, i quali presentano spesso forme più libere e originali nell'organizzazione degli spazi interni (la cosiddetta basilica di Paestum).
Nell'età arcaica apparvero già quasi tutte le forme di templi, da quello a semplice cella rettangolare preceduta da un pronao colonnato (forma che restò canonica nei thesaurói, cioè nei tempietti votivi dei santuari) a quello periptero, tutto circondato da colonne. Nella G. continentale dominò l'ordine dorico; quello ionico, che compare nelle città dell'Asia Minore prima che in G. (grande Artemision di Efeso, tempio di Apollo Filesio a Didime presso Mileto), è presente nelle isole egee, nell'Heraion di Samo della metà del sec. VI a. C. e anche a Locri e Siracusa.
La decorazione templare fu dapprima in terracotta dipinta (metope del tempio di Termo della fine del sec. VII), poi in pietra o marmo, anch'essi dipinti. I frontoni arcaici sono ornati di sculture in un primo tempo a bassorilievo o a mezzo tondo (frontone della Gorgone a Corfù; frontoni arcaici dell'Acropoli di Atene), poi a tutto tondo (frontoni del tempio di Afea a Egina, dell'inizio del sec. V, oggi a Monaco, Antikensammlungen).
Il tesoro dei Sifni a Delfi, del 530 a. C. ca., era ornato anche da un fregio figurato. Importanti esempi di scultura architettonica sono in Italia le metope del thesaurós della foce del Sele o del tempio C di Selinunte (Palermo, Museo Archeologico), anteriori al 550 a. C., e, sulle coste asiatiche, le basi figurate delle colonne dell'Artemision di Efeso. Nella scultura arcaica la figura, prima rigida e squadrata perché vista dall'artista secondo piani paralleli, trovò poi punti di visione molteplici e un migliore inserimento nello spazio, passando così dall'astrazione dedalica a una maggiore aderenza alla realtà. Oltre che architettonica la scultura era votiva, funeraria, onoraria (statue di vincitori di gare atletiche; gruppo dei Tirannicidi).
Perduta è la grande scultura in bronzo (prima martellato o a fusione piena, ma già dall'inizio del sec. VI a fusione cava), ma restano molti originali in pietra o marmo; numerosissime poi le piccole statuette di divinità o di offerenti, in bronzo, avorio, terracotta, provenienti da diversi santuari greci.
Pochi erano i tipi della grande statuaria, tra cui anzitutto quello del koúros (statua maschile nuda, in piedi, con la gamba sinistra avanzata) e della kóre (statua femminile in posizione analoga, vestita di chitone e himátion), tipi documentati dai numerosi esempi trovati nella cosiddetta colmata persiana dell'Acropoli di Atene e oggi al Museo dell'Acropoli (dalla metà del sec. VI a. C. ai primi decenni del V) ma presenti in Attica (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e in altre località già alla fine del sec. VII; in essi è soprattutto evidente la progressiva conquista della conoscenza dell'anatomia umana. Si distinguono convenzionalmente lo stile dorico, proprio della G. continentale e del Peloponneso, piuttosto rigido e pesante; lo stile ionico, proprio delle isole egee, più ricercato e decorativo; e, dalla metà del sec. VI, lo stile attico, proprio di Atene, che fonde la severità dorica con l'eleganza ionica.
Le sculture di Mileto, tra cui le squadrate statue dei Branchidi (Londra, British Museum) sulla via sacra che portava al Didimeo, costituiscono il più ricco complesso di arte arcaica della Ionia asiatica. La ceramica figurata ebbe nel periodo arcaico una grandissima fioritura, ciò che compensa solo in parte la quasi totale scomparsa della pittura.
Oltre alla decorativa ceramica corinzia che terminò alla metà del sec. VI e all'elegante e delicata ceramica figurata laconica dal 600 al 540 a. C. ca., fabbriche di vasi figurati furono attive tra il sec. VII e il VI a. C. in diverse località greche. Il sec. VI fu dominato però dalla ceramica attica, prima a figure nere e poi, dal 530 a. C., a figure rosse.
Diversi artisti, noti da opere sparse in tutti i musei del mondo, firmarono i loro vasi (per le figure nere è famoso Exechia; per le figure rosse si ricordano tra i molti Eufronio ed Eutimide). Il passaggio dall'arte arcaica a quella classica si ebbe attraverso lo stile severo, dalle guerre persiane (480 a. C.) alla metà del sec. V: in esso si fusero le precedenti esperienze e, superata l'astratta monumentalità arcaica, si affrontarono i problemi del naturalismo e del movimento. Il tempio di Zeus a Olimpia è, in G., il capolavoro del periodo, soprattutto per le sue metope figurate e le sue sculture frontonali. L'architettura dei numerosi templi della Magna Grecia e delle colonie asiatiche è vicina a quella della madrepatria, anche se non mancano eccezioni (Olympiéion di Agrigento, con le pareti esterne della grande cella sorrette da telamoni).
Tra le sculture architettoniche, le metope del tempio E di Selinunte (Palermo, Museo Archeologico) si avvicinano nella loro intensità espressiva all'arte di Olimpia. Note solo da copie sono le opere dei maggiori scultori, come il gruppo dei Tirannicidi di Crizio e Nesiote, l' Afrodite Sosandra del delicato Calamide, il Discobolo di Mirone, in cui si ha un più libero articolarsi delle membra nello spazio.
Non mancano però insigni originali di artisti anonimi, come i grandi bronzi dell' Auriga di Delfi (Delfi, Museo) o dello Zeus(o Poseidon) di Capo Artemision (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e, tra i marmi, la testa dell' Efebo biondo dell'Acropoli e alcune belle stele attiche. La ceramica attica a figure rosse, nello stile detto per quest'epoca "grandioso", in cui sono superati i problemi dello scorcio, sembra ispirarsi alle grandi figure eroiche e tragiche di Polignoto.