Art Nouveau: caratteristiche e stile

Art Nouveau: caratteristiche e stile A cura di Sonia Cappellini.

Art Nouveau: caratteristiche e stile della tendenza estetica che si manifesta nelle arti applicate e nell’architettura, con accenni al Liberty in Italia

1La nascita dell’Art Nouveau

Uno degli oggetti di design realizzati da Van De Velde
Uno degli oggetti di design realizzati da Van De Velde — Fonte: ansa

Nel 1895 il mercante tedesco Samuel Bing apre a Parigi il suo nuovissimo negozio-laboratorio. Il nome che campeggia sull’insegna realizzata dal designer belga Henri Van De Velde è Art Nouveau. I pezzi esposti sono i più svariati, mobili e stoffe, quadri, gioielli e pezzi d’arredo, accomunati da un unico stile decorativo basato su linee ondulate, sinuose, ispirate a motivi vegetali.
Questa moda si diffonde ben presto in tutta Europa e il termine Art Nouveau viene assunto per indicare una vera e propria tendenza estetica che si manifesta soprattutto nelle arti applicate e nell’architettura, con significative contaminazioni anche nel campo della pittura e delle arti tradizionali.
Secondo questo nuovo stile, gli oggetti, grandi o piccoli che siano, sono plasmati in modo in modo tale da mettere in risalto la loro funzione ma allo stesso tempo sono portatori di una valenza estetica fortemente espressiva e decorativa. Ogni opera, pervasa da linee continue, dall’andamento asimmetrico è attraversata da una sorta di movimento vitale, di flusso energetico che collega l’artificio alla natura, l’intervento umano al mondo. 

Il presupposto di questa corrente modernista dell'Art Nouveau è il movimento delle Arts and Crafts promosso in Inghilterra da William Morris nel decennio precedente. Secondo Morris arte e produzione industriale devono tendere allo stesso obiettivo: il bene comune. Non è sufficiente il soddisfacimento del mercato, la diffusione dei prodotti a tutti i livelli della scala sociale. La qualità della vita in altre parole non è misurabile esclusivamente con la possibilità per tutti di possedere e utilizzare oggetti, è necessario che alla fruizione e all’aumento del consumo faccia riscontro anche una equivalente crescita del gusto, del senso estetico che sono portatori di valori culturali. L’industria non deve in altri termini preoccuparsi esclusivamente di sfornare oggetti di consumo ma deve lavorare in sinergia con gli artisti perché quegli oggetti siano prodotti qualitativamente ed esteticamente elevati. 

L’esperienza dell’Art Nouveau è alla base delle teorie elaborate da Wilhelm Worringer, esposte nel saggio Astrazione ed empatia, pubblicato a Monaco nel 1908. Il critico tedesco, dopo aver meditato a lungo sulla lezione di Freud e di Jung, individua nella storia dell’uomo l’alternarsi di due condizioni psichiche, di due atteggiamenti diversi nei confronti del mondo, che si riflettono nelle arti figurative.
La prima di queste condizioni psichiche, l’empatia, incarna un atteggiamento di fiducia, di apertura e si manifesta nella ricerca di linee aperte, biomorfe, che richiamano elementi della natura. Non si tratta di imitazione, poiché l’opera d’arte vive in sé, ma di un sentimento vitale che parimenti risuona nel cosmo, nell’uomo e nell’oggetto e che può essere attivato da uno qualsiasi di questi elementi con la stessa intensità e la stessa efficacia.
All’empatia si contrappone ciclicamente la tendenza all’astrazione, la ricerca di forme chiuse, geometriche, cristalline. Anche il mondo inorganico ha la sua valenza estetica e rappresenta la ricerca di elementi immutabili, certi, non corruttibili dal tempo, quando la storia si profila come dramma e il ricorso alla natura non appare più consolatorio.

Nell’ottica di Worringer quindi il nuovo stile dell'Art Nouveau altro non è se non empatia, vita che attraversa l’oggetto, che scaturisce dall’opera e che risuona nell’animo di chi osserva. Secondo Van De Velde “la linea è forza”, forza attiva, dinamica, capace di sdoppiarsi, di modificarsi si espandersi come un’onda.
Forza e vita sono tratteggiate nel motivo del “colpo di frusta”, creato da Hermann Obrist nel 1892 e destinato a diventare un modello. Uno stelo dorato compie una serie di curve e nello stesso tempo genera foglie, germogli, steli più piccoli. L’assenza di simmetria aumenta la sensazione di movimento, di vitalità interna. Questo motivo tornerà in dimensioni, materiali e supporti diversi in tutte le manifestazioni dell’Art Nouveau, dal corrimano dell’Hotel Solvay, al portale del Palazzo Guell, dai pilastri di Casa Tassel, all’ingresso della stazione di Place de L’Etoile. 

2L’Art Noveau in Belgio

Sedia in stile Art Nouveau realizzata da Henry Van De Velde  per la sua casa ad Uccle
Sedia in stile Art Nouveau realizzata da Henry Van De Velde per la sua casa ad Uccle — Fonte: ansa

Primo grande interprete del nuovo linguaggio dell'Art Nouveau è Victor Horta, architetto e docente a Bruxelles. Nel progetto per la casa Tassel introduce l’elemento innovativo delle scale sormontate da una calotta di vetro colorato, sostenuta da colonnine in ghisa che nella parte superiore si dipanano in racemi e motivi ondulati. Gli stessi motivi decorano le ringhiere, le pareti e il pavimento. L’eleganza delle linee è accentuata dalla luce che penetra dall’alto e si diffonde negli spazi circostanti.
L’esperienza si ripete nell’Hotel Solvay, dove la stessa linea sinuosa e movimentata caratterizza ogni dettaglio, dalle vetrate agli stucchi delle pareti, dalle porte alle maniglie. 

L’opera di maggior impegno dell’architetto, la casa del Popolo, è purtroppo andata distrutta. L’edificio aveva una struttura portante in ferro, l’andamento ondulato della pianta generava una facciata concava. All’esterno, ai materiali dominanti della ghisa e del vetro, si affiancavano elementi decorativi in pietra.
L’interno era progettato come un moderno centro congressi, con caffè e negozi al piano terra, ampie sale ai piani superiori e un grande auditorium all’ultimo livello. Un’architettura quindi funzionale, che si costituiva come spazio di aggregazione e si inseriva in modo armonioso nel tessuto urbano.

Henri Van De Velde, pittore, architetto, designer e teorico, fa della sua casa a Uccle, nelle vicinanze di Bruxelles, il manifesto dell’Art Nouveau, oltre all’edificio, articolato intorno a una hall centrale e illuminato da grandi vetrate, egli disegna anche ogni singolo pezzo d’arredo. Alcuni dei suoi mobili, come le sedie, riscuotono tale successo da essere successivamente duplicati e prodotti in serie. 

3L’Art Nouveau in Francia

Litografia raffigurante il Castel Béranger
Litografia raffigurante il Castel Béranger — Fonte: ansa

Le tendenze artistiche francesi sono strettamente collegate alla lezione belga. Hector Guimard è l’artefice principale della riscoperta del gotico. Nel 1895 progetta un edificio abitativo, il Castel Béranger, caratterizzato da solide masse strutturali, da linee squadrate e dall’evidente slancio verticale, chiaramente ispirato all’architettura delle grandi cattedrali. L’incontro con Horta segna però un punto di svolta. L’intero progetto viene completamente rivisto e aggiornato al linguaggio modernista. Adotta una pianta libera, in cui ogni appartamento è diverso nelle dimensioni e nelle forme, con pareti sagomate per l’alloggiamento di mobili appositamente disegnati. In facciata l’elemento portante della pietra si arricchisce di materiali diversi, plasmati con linee ondulate e guizzanti, come nell’elegante cancellata in ferro battuto e nei parapetti in bronzo. La superficie è resa preziosa da elementi coloristici mediante l’incastonatura di pezzi in ceramica e maiolica. A consacrarlo a grande pubblico è però il disegno delle 141 stazioni della metropolitana parigina. Celebri le pensiline d’ingresso in ghisa e vetro, rese preziose dal motivo di steli disposti a ventaglio che sostengono i lampioni. L’Art Nouveau diventa a tutti gli effetti uno stile popolare.

4Lo Jugendstil: l'Art Nouveau in Germania

In Germania il nuovo stile dell'Art Nouveau assume il nome dal periodico Jugend, edita a Monaco a partire dal 1896. Oltre al già citato Herman Obrist, decoratore di mobili e tessuti, si affacciano sula scena artistica i talenti di August Enedell, che mette a punto un particolare tipo di decorazione a rilievo per le facciate esterne degli edifici, e di Peter Behrens. A Darmstadt, dove si trasferisce nel 1899 su invito del granduca di Hessen, realizza la sua casa, dove su ogni facciata recupera il motivo ornamentale dell’arco a ogiva e dove sulla scorta di Van De Velde ogni elemento interno è curato nei minimi dettagli, pavimenti, infissi, mobili e suppellettili.   

A sinistra la Torre del Matrimonio dell'austriaco Joseph Olbrich
A sinistra la Torre del Matrimonio dell'austriaco Joseph Olbrich — Fonte: ansa

Nella stessa città arriva anche l’austriaco Joseph Olbrich, che si occupa della progettazione di una città degli artisti, con abitazioni, laboratori e un grande centro espositivo. Su tutti gli edifici, svetta la Torre del Matrimonio, una sorta di grande campanile a uso civico. L’alta struttura è rivestita in mattoni rossi, e presenta nell’angolo destro delle loggette che si sovrappongono e spezzano la monocromia. Il coronamento è composto da cinque archi a stretta campata, disposti in modo ascensionale e rivestiti in rame.
Lo stesso architetto, nel decennio precedente aveva realizzato a Vienna il Palazzo della secessione. Una struttura cubica con pareti lisce, dall’assetto tradizionale, che presenta però alla sommità una cupola sferica rivestita con brillanti foglie di rame.

5L’arte modernista catalana

A Barcellona nei primi anni del XX secolo opera il geniale Antoni Gaudì. Si misura con gli edifici abitativi, con gli spazi aperti e con le grandi cattedrali, inventando un linguaggio architettonico nuovo, che mira all’unità delle arti, che esalta i valori della fantasia, del cromatismo, dell’esuberanza plastica.

Nella casa Milà, del 1907, domina la linea mista. Il grande edificio presenta cortili interni dalla pianta irregolare e asimmetrica, ogni appartamento è diverso dall’altro, per dimensioni, orientamento e forma. Sorprendente è la facciata esterna, simile a una grande parete rocciosa, dove le linee ondulate che la attraversano orizzontalmente richiamano strati geologici o effetti di corrosione delle acque marine. Le superfici, interne ed esterne, sono trattate plasticamente per richiamare l’effetto della roccia, della vegetazione, delle incrostazioni calcaree.

La Sagrada Familia di Antoni Gaudì
La Sagrada Familia di Antoni Gaudì — Fonte: ansa

Il parco Guell è un mondo magico e colorato, in cui domina il sentimento della sorpresa. Le architetture, volutamente irregolari, pendenti, apparentemente squilibrate, sono abitate da creature del mondo animale, a volte reali a volte fantastiche, gli elementi vegetali sono richiamati nella decorazione e si armonizzano con quelli del bosco vero e proprio. Una quantità di tecniche contribuisce alla realizzazione di questo miracolo, dallo stucco al mosaico, dal ferro battuto alla maiolica. Il limite tradizionale tra architettura e artigianato appare totalmente dissolto.

Il tempio della Sagrada Familia è il suo capolavoro incompiuto. Tra le parti realizzate prima della morte dell’artista è la grande facciata della Natività, formata da tre portali sormontati da archi acuti dal forte sviluppo verticale e da quattro altissime torri in cui sembrano condensarsi elementi Art Nouveau, neogotici e barocchi. 

6L'Art Nouveau in Italia: lo stile Liberty

Scalinata di ingresso di Palazzo Castiglioni a Milano, simbolo dello stile Liberty italiano
Scalinata di ingresso di Palazzo Castiglioni a Milano, simbolo dello stile Liberty italiano — Fonte: ansa

In Italia l’Art Nouveau assume inizialmente il nome di stile floreale e successivamente quello di Liberty dal nome del famoso commerciante londinese Arthur Lasenby Liberty.
Centro di divulgazione del nuovo linguaggio modernista è la città di Torino, dove nel 1902 viene fondata la rivista Arte decorativa moderna e dove l’anno successivo si svolge la Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna, la prima grande occasione di confronto con gli altri paesi europei.
Significative espressioni Liberty sono anche a Milano dove Giuseppe Sommaruga realizza Palazzo Castiglioni, in cui la solida facciata di gusto vagamente rinascimentale è movimentata da un vivace apparato decorativo. Elementi aggettanti alleggeriscono l’aspetto severo delle finestre rettangolari, un coronamento in rame aggiunge policromia al materiale lapideo, mentre nel registro inferiore si inserisce l’elemento circolare delle aperture del seminterrato. All’ingresso un elegante portone che consente l’ingresso della luce attraverso una grata metallica lavorata a mo’ di ricamo.
A Palermo è invece attivo Ernesto Basile che realizza una serie di eleganti dimore e l’Hotel Villa Igiea, per il quale disegna anche l’intero arredo e la decorazione floreale delle pareti. Notevole la grande sala da pranzo. Coperta da una volta ribassata con travi metalliche a vista dove si ritrova su scala monumentale il motivo del “colpo di frusta”.   

7L’Art Nouveau e le secessioni

L’Accademia, istituzione che storicamente nella cultura europea forma gli artisti, garantisce la qualità delle opere e orienta il gusto, entra profondamente in crisi alla fine del XIX secolo.
Alcuni segnali significativi erano già emersi nel corso della seconda metà del secolo: nel 1855 Courbet, respinto all’Esposizione Universale allestisce il Pavillon du Relaisme; nel 1863 alle proteste dei numerosi pittori respinti al Salon Ufficiale segue l’organizzazione del Salon des Refuses; nel 1874 gli impressionisti organizzano la loro prima mostra con il nome di società anonima di pittori, scultori e incisori, nel 1884 infine prende vita il Salon des Indipéndants.
Si sente forte la necessità di esprimere valori nuovi, di trovare nuovi spazi, di superare i confini imposti dai dettami classici. 

La frattura diventa ancora più insanabile in Germania e in Austria nell’ultimo decennio dove all’interno delle accademie alcuni gruppi, in aperta polemica, scelgono di distaccarsi dalla linea ufficiale, dando vita al fenomeno delle secessioni. A Monaco la secessione è guidata dal pittore Franz Von Stuck nel 1892, segue Berlino nel 1893 con un gruppo che annovera tra gli altri Max Liebermann e Edvard Munch. Nel 1897 è la volta di Vienna con Gustav Klimt e nel 98 di Praga con Alphonse Mucha.
L’Art Nouveau costituisce per le secessioni una sorta di sostrato culturale, di linfa e nutrimento vitale: stesso desiderio di cambiamento, stessa voglia di ricerca di un linguaggio formale alternativo. Il primo germoglio delle Avanguardie Artistiche del ‘900