Le Antiquitates: Res humanae e Res divinae

Di Redazione Studenti.

Le Antiquitates, opera di 41 libri divisa in Res humanae (antichità profane) e Res divinae (antichità sacre)

Le Antiquitates: Res humanae e Res divinae

Antiquitates rerum humanarum et divinarum (41 libri): (lo schema dell'opera è stato mantenuto da Agostino nel De civitate Dei che ce ne ha conservato lo schema strutturale), apprendiamo che essa si divideva in due parti, dedicate la I alle antichità profane (libri 1-25) Res humanae, la II a quelle sacre (libri 26-41) Res divinae.
La storia è soprattutto storia di costumi, di istituzioni, e anche di "mentalità"; è la storia collettiva del popolo romano, sentito come un organismo unitario in evoluzione. Varrone rifaceva la storia dei popoli e dei costumi antichi e tracciava un quadro completo delle antichità sacre.
Le quattro sezioni delle Res humanae trattavano successivamente degli uomini, dei luoghi, dei tempi, delle cose.
Le Res humanae ebbero successo presso i contemporanei, che vedevano, per la prima volta, fissati con autorevolezza alcuni punti fermi delle origini di Roma. Cicerone tesse un esaltante lode dell'opera e lo stesso Virgilio, che già per le Georgiche doveva molto al De re rustica, utilizzò certamente le Antiquitates per costituire la leggenda dell'Eneide.

Le prime quattro sezioni delle Res divinae, trattavano delle cerimonie religiose celebrate dagli uomini, in luoghi e in tempi prestabiliti.
Nelle Res divinae Varrone distingueva tre modi di concepire la divinità: una teologia "favolosa", contenente i racconti della mitologia e i loro rifacimenti ad opera de poeti; una teologia "naturale", l'insieme delle teorie dei filosofi sulla divinità. La teologia "naturale" deve restare possesso esclusivo degli intellettuali della classe dirigente, perché, se diffusa fra il popolo, potrebbe indebolire il concetto di "santità" delle istituzioni statali; infine la teologia "civile" che concepisce la divinità nel rispetto di un'esigenza politica, ed è pertanto utile allo Stato.
Varrone riprendeva dalla teologia stoica tale sistemazione della religione, ma la piegava alla necessità politica contingente di conservare il patrimonio culturale della religione romana, anche senza accettarne il credo.
La storia, come è concepita nelle Antiquitates e nel De vita populi Romani, è soprattutto storia di costumi, di istituzioni, di mentalità, è la storia collettiva del popolo romano considerato un organismo unitario in evoluzione.
Varrone, però, si dedicò anche a ricerche biografiche: oltre a brevi biografie di poeti romani, compose una raccolta di imagines, antologia di settecento ritratti di uomini famosi di ogni categoria, sia romani che greci (statisti, poeti e filosofi, ma anche danzatori e sacerdoti) accompagnati ciascuno da un epigramma che caratterizzava il personaggio.
È possibile che al testo poetico si affiancassero eruditi commenti in prosa. Varrone rivoluzionò la tradizione delle imagines degli antenati. Grazie alla sua opera, le imagines cessarono di essere il privilegio di una ristretta aristocrazia, infatti, Greci e Romani distintisi in qualsiasi attività "nobile" vi avevano ugualmente diritto.


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