Anarchia: definizione, significato ed esponenti

Anarchia: definizione, significato ed esponenti A cura di Chiara Colangelo.

Anarchia: definizione, significato ed esponenti che hanno contribuito alla definizione delle teorie del movimento anarchico nel corso del XIX e del XX secolo

1Anarchia: che cos'è? Quando e con chi prende corpo come dottrina?

Quello dell'anarchia - o, più correttamente, dell'anarchismo - è un pensiero complesso, molto diversificato e difficilmente inquadrabile in un orizzonte unitario. È possibile rintracciare delle caratteristiche comuni? Pur riconoscendo le differenti “letture” della realtà proposte dai cosiddetti teorici dell’anarchismo, possiamo definire delle costanti che lo differenziano da altre dottrine politiche.  

In primo luogo è un pensiero legato indissolubilmente all’azione: è quest’ultima a dare origine al pensiero e non viceversa. L’anarchismo trova la propria ragion d’essere nella critica alla società esistente e nella concreta volontà di cambiarne i presupposti su cui si fonda. Le idee, per un anarchico, non hanno alcun valore se non si concretizzano e sperimentano nella vita quotidiana (tanto pubblica quanto privata).    

L’aspetto principale della dottrina è l’importanza assegnata alla libertà dell’individuo, alla sua possibilità di scegliere o rifiutare: in una parola ad autodeterminarsi.       

In termini generali mira, dunque, alla costruzione di una società in cui non esistano rapporti tra gli individui mediati dal principio d’autorità (politica, religiosa, morale, familiare, militare). Scrisse l’anarchico francese Sebastien Faure: “Chiunque neghi l’autorità e combatta contro di essa è un anarchico”.      

Il termine “anarchia” viene dal greco e significa letteralmente: senza principio, causa, governo o più genericamente potere. Sin dall’antichità è sempre stato accompagnato da una lettura negativa, associandolo al caos, al disordine, alla mancanza di un ordinamento sociale che strutturasse in senso progressivo la vita degli uomini. Al contrario, gli anarchici mirano alla costruzione di un nuovo ordine sociale fondato sul libero accordo tra gli individui: costruito, dunque, dal basso e non imposto dall’alto. Scrisse, infatti, Proudhon: “L’anarchia è l’ordine senza il potere”.      

L’anarchismo punta alla costruzione di una nuova tavola di valori che guidi la condotta umana, una nuova politica segnata dal presupposto etico secondo cui l’uomo non può mai essere schiavo di un altro uomo: la libertà è un presupposto imprescindibile.        

William Godwin (1756-1836): filosofo e scrittore inglese
William Godwin (1756-1836): filosofo e scrittore inglese — Fonte: getty-images

Gli esordi del pensiero: Godwin. Pur rifacendosi ad una lunga tradizione del pensiero occidentale, è nell’Ottocento che si sviluppano i temi fondamentali del primo anarchismo, chiamato anche “anarchismo classico”. Il primo pensatore che, pur non dichiarandosi anarchico, sviluppò una riflessione che contribuì a definire la dottrina fu il britannico William Godwin (1756-1836). Quest’ultimo partì dalla critica alla rivoluzione francese per giustificare la sua netta contrarietà all’utilizzo della violenza per affermare un principio di giustizia politica. Al contrario, solo la ragione poteva portare l’uomo ad un reale cambiamento interiore e guidarlo verso i principi di giustizia. La società doveva fondarsi sul libero esercizio delle libertà individuali. Aspirava, quindi, alla costruzione di una società di liberi e uguali senza l’intromissione di istituzioni repressive. “Ciascuno è abbastanza saggio da governarsi da solo” scriveva Godwin. Da qui la critica al potere politico che si fondava, in primo luogo, sul principio di ineguaglianza economica: ad ognuno doveva essere garantita una parte delle ricchezze prodotte da tutti.    

Dal pensiero di Godwin prenderanno avvio due correnti dell’anarchismo teorico: quella dell’individualismo e quella del collettivismo.    

2Individualismo e Collettivismo

Joseph Proudhon (1809-1865): anarchico francese
Joseph Proudhon (1809-1865): anarchico francese — Fonte: getty-images

2.1Max Stirner e l'Individualismo

Max Stirner (1806-1856) è l’autore del testo di riferimento dell’anarco-individualismo: L’Unico e la sua proprietà (1845). Per il filosofo tedesco, concetti quali Stato, popolo erano semplici nomi privi di concretezza: l’unica realtà era l’individuo, con i suoi bisogni e desideri. Lo Stato era concepito come oppressione delle singole volontà da cui bisognava liberarsi e sottrarsi. Tutte le costrizioni sociali, politiche e ideologiche dovevano essere sostituite dall’affermazione dell’indipendenza del soggetto che avrebbe vissuto con gli altri secondo dei principi di unione e fratellanza, nati quest’ultimi unicamente dal bilanciamento degli egoismi individuali e dalla paura della distruzione reciproca. A una rivoluzione organizzata e pianificata per raggiungere obiettivi definiti e predeterminati, Stirner prediligeva una rivolta che nascesse dallo scontento e dall’autonomia individuale (capace di creare le migliori forme di autorganizzazione).  

2.2Proudhon e il collettivismo

L’orientamento collettivista è sicuramente maggioritario all’interno dell’anarchismo e trova il suo capostipite in Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865). All’interno della riflessione del pensatore francese possiamo rintracciare dei presupposti per le teorizzazioni successive:       

- l’individuo, pur essendo guidato da un fondamentale istinto all’indipendenza, è un animale sociale.       

- La società ideale doveva essere guidata da un principio di giustizia, realizzata attraverso l’abolizione della proprietà privata. Scrisse Proudhon: “Alla domanda: ‘Che cos’è la proprietà?’ non dovrei poter rispondere: ‘Furto?’”. Ma Proudhon salvava il possesso individuale (degli artigiani e dei piccoli produttori), purché non fosse mai finalizzato a perpetuare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Solo in tal modo poteva essere garantire l’autonomia individuale e l’eguaglianza sociale.       

- Il cambiamento non poteva avvenire attraverso la forza e la violenza ma sarebbe nato da un accordo pacifico tra gli individui, considerati capaci di autogestirsi senza bisogno dell’autorità (sia sotto forma di un’economia parallela basata su delle forme di cooperazione, sia attraverso la federazione di gruppi autonomi collegati tra loro). Solo così lo Stato sarebbe stato sostituito dalla semplice amministrazione.       

- Il comunismo proponeva l'organizzazione in partito della classe operaia. Proudhon rifiutava il partito (considerato un organismo gerarchico) ma non ogni forma di organizzazione. Infatti, proponeva la costituzione di associazioni in cui gli individui di ogni estrazione sociale avrebbero potuto cooperare per il bene comune.      

3Bakunin e l’insurrezione

Ritratto di Michail Aleksandrovic Bakunin (1814- 1876)
Ritratto di Michail Aleksandrovic Bakunin (1814- 1876) — Fonte: ansa

Il russo Michail Aleksandrovic Bakunin (1814- 1876) è sicuramente una delle figure più importanti all’interno del pensiero anarchico. Nella sua opera più celebre: Stato e anarchia (1873) condensa i motivi che hanno guidato tutte le sue riflessioni condotte fino a quel momento.      

Alla base del suo discorso c’era l’idea che fosse necessaria una “distruzione salutare e feconda” di tutte le istituzioni sociali, economiche, politiche e morali attraverso l’insurrezione (condotta soprattutto dai contadini). Solo dopo aver annientato l’esistente era possibile costruire un nuovo ordine fondato sulla libertà.

Per edificare bisognava organizzarsi, ma al di fuori di istituzioni partitiche o simili. Tutti gli uomini erano portati naturalmente verso sentimenti di libertà, uguaglianza e fratellanza e bastava solo far esprimere e far procedere questa realtà senza imposizioni e guide esterne.       

Il partito, lo Stato e le istituzioni in generale minavano la liberà degli individui attraverso l’imposizione di ruoli, gerarchie, tradizioni da accettare.       

La critica a tutte le forme di potere politico si estendeva anche allo Stato guidato dal proletariato profetizzato dai comunisti: si sarebbe, in tal modo, creato un nuovo governo guidato da un minoranza (il partito) che avrebbe riproposto gli stessi meccanismi di potere sperimentati in precedenza (esplicabili negli interessi di pochi che opprimevano i molti). “La libertà può essere creata solo dalla libertà ovvero dalla rivolta di tutto il popolo e dalla libera organizzazione delle masse dei lavoratori dal basso in alto”, affermava Bakunin.  

La futura organizzazione sociale pensata da Bakunin doveva dunque assumere le forme di una federazione di comuni in cui vigeva un rapporto di equità tra le prestazioni lavorative offerte e l’approvvigionamento dei beni necessari. Era, dunque, in disaccordo con l’ideale comunista di una ripartizione egualitaria dei beni secondo il bisogno di ciascuno.  

4Dalla crisi al ripensamento della teoria

1894: l'omicidio del Presidente francese Carnot per mano dell'anarchico Sante Caserio
1894: l'omicidio del Presidente francese Carnot per mano dell'anarchico Sante Caserio — Fonte: getty-images

Dopo la rottura con i comunisti, il movimento anarchico, per non risultare marginalizzato e minoritario, dovette affrontare un ripensamento della propria prassi e teoria. In un periodo compreso tra gli anni ’80 dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, l’azione si rivolse verso tre direttrici:    

1) lo sviluppo della “propaganda del fatto”: era un’estremizzazione dell’individualismo anarchico e consisteva nella pretesa di riconquistare nuova visibilità attraverso atti di rottura con tutte le forme di potere. Si passò dall’uccisione di capi di Stato o di governo, ad attentati dinamitardi contro luoghi emblematici del potere (parlamenti ad esempio) o dove si riunivano le classi abbienti della società (ristoranti, caffè); o, ancora, si presero di mira le istituzioni ecclesiastiche cattoliche (incendi di chiese, contestazioni di processioni ecc). La Francia fu il paese in cui questa tipologia di azione prese maggiormente piede ma, anche in Spagna e in Italia, il fenomeno non fu irrilevante. Per quanto riguarda il nostro paese, ad esempio, ricordiamo l’omicidio di re Umberto I per mano dell’anarchico Gaetano Bresci (1900).    

2) L’anarco-sindacalismo si basava su due principi chiave: l’azione diretta e lo sciopero generale. Col primo si intendeva un’opposizione radicale al capitalismo praticata senza la mediazione di partiti; col secondo non ci si riferiva ad una semplice forma di pressione per ottenere miglioramenti sul salario o sulle condizioni di lavoro, ma ad un mezzo per unificare i lavoratori e minare le basi stesse dello Stato.

Petr Kropotkin (1842-1921): teorico del movimento anarchico
Petr Kropotkin (1842-1921): teorico del movimento anarchico — Fonte: getty-images

3) la rielaborazione teorica portata avanti dal principe russo Petr Kropotkin (1842-1921). Le sue teorizzazioni possono essere inquadrate nel filone del cosiddetto anarco-comunismo e prevedono:     

- una forte critica all’individualismo e al presunto carattere aggressivo e egoista dell’essere umano, basata sulla considerazione che, nella storia, aveva sempre prevalso la socialità (come spirito di cooperazione, solidarietà, accordo);     

- una riflessione negativa sullo Stato che, anziché promuoverne lo sviluppo, frenava l’evoluzione armonica della società. Per rovesciarlo, però, non era necessaria una rivoluzione violenta, bensì lo sviluppo di forme di collaborazione e di autogoverno popolare che avrebbero gradualmente cambiato lo stato di cose;     

- la ripartizione dei beni prodotti dagli uomini sulla base dei bisogni di ciascuno (contrariamente a Bakunin). La critica radicale di Kropotkin alla proprietà privata come principale fonte di diseguaglianza lo avvicinava alle teorizzazioni comuniste;     

- la netta contrarietà alle leggi o ad autorità governative che garantivano pace e sicurezza: nella futura società anarchica, poiché tutto sarebbe stato liberamente concordato, non ci sarebbero stati vistosi comportamenti antisociali.     

In Italia l’anarco-comunismo arrivò negli anni ’70 dell’Ottocento con Errico Malatesta; quest’ultimo lavorò instancabilmente per realizzare e guadagnarsi concretamente degli spazi “liberati”, coerenti con la sua visione. Fondò un giornale “Umanità Nova” ancora oggi esistente.     

5L’anarchismo nella contemporaneità

Errico Malatesta (1853-1932): anarchico italiano
Errico Malatesta (1853-1932): anarchico italiano — Fonte: ansa

5.1Le sconfitte

La prima parte del ‘900 fu segnata da due momenti in cui il movimento anarchico dimostrò grosse capacità di mobilitazione ma ne uscì sconfitto (soprattutto per opera dei comunisti):  

- la comune di Krostandt: nel 1921, a Kronstadt, una cittadina sul mar Baltico, ci fu una grossa protesta contro gli esiti della rivoluzione russa portata avanti dai comunisti (1917). Si formò, infatti, un comitato che chiedeva che fossero ripristinate le libertà politiche e posto un freno alla miseria dilagante. Credendo si trattasse di un tentativo “controrivoluzionario”, Lenin e gli altri dirigenti cannoneggiarono la fortezza di Kronstadt e, subito dopo, molti anarchici abbandonarono la Russia e non contribuirono alla costruzione dello Stato socialista.  

- la guerra civile spagnola: Sin dall’inizio del conflitto, gli anarchici - che controllavano alcuni territori spagnoli (Aragona e Catalogna) - avevano portato avanti, parallelamente alla guerra contro i nazionalisti, anche una rivoluzione sociale (collettivizzando terre, sperimentando nuove forme di autogoverno). Tuttavia, nel 1937, si aprì un grande scontro tra anarchici e comunisti: i primi erano intenzionati ad introdurre immediati cambiamenti nella società; i secondi credevano più opportuno allearsi con tutte le forze democratiche e sconfiggere prima i nazionalisti. Nel maggio, lo scontro divenne anche armato e gli anarchici, da quel momento, subirono le decisioni prese dalla componente comunista. Gli episodi sono ben narrati dallo scrittore George Orwell nel libro “Omaggio alla Catalogna” e raccontati dal regista Ken Loach nel film “Terra e Libertà”.   

5.2L’anarchismo post-classico

Dalla guerra civile spagnola in poi, l’anarchismo entrò in una grossa fase di crisi e dagli anni ’50 del ‘900 si può parlare dello sviluppo di svariate forme di teorizzazione. 

L’accento è stato spostato dalla critica allo Stato e dai progetti rivoluzionari alla teorizzazione di un cambiamento graduale e allo sviluppo di uno “stile di vita alternativo”. 

Le elaborazioni teoriche più fruttuose vengono dal continente americano (per esempio quelle espresse da Paul Goodman e Ivan Illich).

Prendono corpo e diventano maggioritarie nuove tematiche: l’emancipazione femminile, la liberazione sessuale, il rifiuto della famiglia tradizionale, dei manicomi e della psichiatria in generale, l’attenzione per i diritti degli animali e per l’ambiente. 

Tuttavia, nonostante la varietà di interessi, la mobilitazione anarchica non è mai più stata incisiva e capace di tramutarsi in un vero e proprio movimento politico organizzato.