Alessandro Manzoni: vita e opere

Alessandro Manzoni: vita e opere A cura di Silvia Corelli.

Biografia di Alessandro Manzoni: pensiero, trama, analisi e riassunto delle opere più importanti: Promessi sposi, Inni sacri, Il conte di Carmagnola

1Vita di Alessandro Manzoni

Fonte: ansa

Alessandro Manzoni nasce a Milano nel 1785 da Giulia Beccaria, figlia dell’illuminista Cesare Beccaria. I primi anni di collegio lasciano in lui un ricordo del tutto negativo ma lo avviano alla conoscenza di autori moderni come Alfieri e Parini e alla lettura dei pensatori francesi illuministi: la discendenza da Beccaria e l’ambiente milanese pongono sicuramente delle solide basi per il suo pensiero che, come vedremo fra poco, recepisce molti elementi dalla cultura illuminista rielaborandoli poi secondo la sua personale visione del mondo.  

Nel 1805 si trasferisce a Parigi dove la madre viveva con Carlo Imbonati, il nuovo compagno che morì però improvvisamente prima dell’arrivo di Alessandro in Francia. Questo evento luttuoso portò ad un forte legame fra Manzoni e sua madre che non si attenuò mai.  

Nel 1808 sposa, con rito calvinista, Enrichetta Blondel, che fu sua compagna anche nel graduale processo di conversione verso il giansenismo che avvenne dopo il “miracolo di San Rocco” quando Alessandro, durante la festa patronale, si perse nella grande calca parigina e, preso dal panico, invocò Dio perché riuscisse a ritrovare sua moglie e la strada di casa.   

Ritratto di Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni
Ritratto di Giulia Beccaria, madre di Alessandro Manzoni — Fonte: ansa

La conversione religiosa religiosa coincide con un distacco definitivo dalla poesia classicheggiante e neoclassica, compone gli Inni Sacri, le prime tragedie, fra cui spicca il Conte di Carmagnola, vedremo in seguito queste opere.

Ancora a Parigi nel 1819 frequenta lo storico francese J. Thierry da cui trarrà l’idea, fondamentale per la sua produzione artistica, dell’esigenza di una storiografia che nella sua indagine sia attenta alle masse e non solo ai governi o ai regnanti.

Dal 1820 è a Milano e comincia per lui un periodo appartato ma assolutamente creativo. Comincia in questi anni la stesura della prima versione del suo romanzo storico d’eccellenza (I Promessi Sposi) che viene pubblicato in una prima edizione del 1821-1823 con il titolo di Fermo e Lucia.    

Fonte: ansa

Gli anni seguenti vedono impegnato in una profonda riflessione sulla storiografia e sulla lingua italiana, argomento con cui si esprime il suo impegno nel processo risorgimentale: se è vero che fatta l’Italia bisognava fare gli italiani (come si espresse D’Azeglio) la questione della lingua diventava un tassello fondamentale per la costruzione di questa identità. Ricordiamo che in Italia solo la lingua letteraria ha uno statuto ormai riconosciuto sul piano nazionale, si usa cioè il fiorentino come lingua ufficiale scritta, ma il resto del popolo oltre a parlare esclusivamente dialetto è anche analfabeta e il fiorentino pone la popolazione davanti alla stessa difficoltà che si avrebbe davanti una lingua straniera.

Manzoni, che dal 1861 è senatore del neonato regno d’Italia, in linea con le idee romantiche che sposò nel corso della sua vita, predilesse una lingua fiorentina ma semplice: non il fiorentino aulico e pomposo degli scritti letterari ma una lingua schietta, popolare, che accogliesse anche i termini più pratici e comprensibili delle parlate locali (oltre il fiorentino di base quindi) e i termini stranieri circolanti all’epoca.
La sua morte avvenne a Milano nel 1873 e fu occasione di solenni cerimonie che ispirarono anche una Messa da Requiem di Giuseppe Verdi.
   

2Il pensiero di Alessandro Manzoni

Alla base di ogni poetica manzoniana c’è la sua personalità sensibile, profondamente religiosa e sempre ossessionata dall’idea del peccato in linea con le filosofie gianseniste, disillusa dal processo storico e per certi versi timida. Le idee che circolano all’epoca, i residui dell’Illuminismo e le nuove inquietudini romantiche, vengono accolte e interpretate secondo questo suo animo ritroso.  Vediamo come:
  

  1. Eredità dell’illuminismo: la formazione illuminista è alla base del pensiero di Manzoni. Il suo metodo nell’affrontare questioni letterarie e politiche è razionale e analitico. Critica i pregiudizi e le superstizioni ma, a differenza degli illuministi, Manzoni è segnato da una profonda disillusione verso la Storia. La sua religiosità lo porta a vedere l’uomo incapace di cavarsela con i propri mezzi, l’uomo un essere imperfetto e perennemente corrotto che non ha modo di risollevare il processo storico verso una nuova età dell’oro.

  2. L’interesse per la Storia: nonostante questa visione pessimistica l’interesse e la passione per la storia (argomenti che lo mettono in contatto sia con l’Illuminismo che con il Romanticismo) sono un punto fondamentale nel suo lavoro. Il fatto che la storia non sia un processo evolutivo verso un crescendo positivo non implica che l’indagine storiografica non sia istruttiva, appassionante e da rivalutare. Non lo interessano i governi o le guerre disputate fra i capi di Stato, poiché nutre una forte attenzione verso le masse e la loro sofferenza perdurante nei secoli.

  3. Il romanticismo in Manzoni: in Italia il Romanticismo aveva tralasciato le tematiche più irrazionali e sconvolgenti che questo movimento aveva avuto nel resto d’Europa. Manzoni accoglie lo stesso tipo di Romanticismo e cioè rifiuta le idee di assoluto, di irrazionalità e di sentimentalismo prediligendo l’interesse verso il popolo e le credenze popolari, rifiutando la rigidità del classicismo per una letteratura “vera” (non servono modelli di perfezione ma una schietta rappresentazione del reale) e spontanea.

3I Promessi sposi

La stesura del grande romanzo storico, capolavoro di Manzoni, si dispiega attraverso due decenni e tre diverse redazioni che porteranno alla finale edizione degli anni quaranta dell’Ottocento.
Si passa da una versione provvisoria e da una veste linguistica lombarda, quella del Fermo e Lucia del 1821, all’edizione rivista e completa, linguisticamente coerente con le idee di Manzoni sulla questione della lingua, del 1841 con il titolo di Promessi Sposi.

Dalla trama emergono chiaramente le idee manzoniane, viste sopra:

  • I protagonisti sono popolani, umili, travolti da avvenimenti storici a loro estranei. Lotte di potere, epidemia di peste, rivolte cittadine mettono i protagonisti a dura prova.
  • Il lieto fine è affidato alla Divina Provvidenza: la peste uccide gli antagonisti e fa ricongiungere gli innamorati.
  • Rottura delle unità aristoteliche.

 

Saggio storico originariamente legato ai Promessi sposi
Saggio storico originariamente legato ai Promessi sposi — Fonte: ansa

Renzo e Lucia stanno per convolare a nozze ma un signorotto locale, Don Rodrigo, invaghitosi della donna, minaccia il pavido Don Abbondio, parroco che avrebbe dovuto unirli in matrimonio, e l’unione salta. I due si vedono costretti a separarsi per sfuggire alle minacce di Don Rodrigo e dopo varie vicissitudini e incontri con personaggi disonesti (Monaca di Monza e Innominato) o benevoli (Frate Cristoforo), riescono finalmente a ricongiungersi e a celebrare le nozze.

4La poetica di Alessandro Manzoni e la tragedia

  • Inni Sacri e Odi
    La raccolta intitolata Inni Sacri scaturisce dalla svolta spirituale della conversione al giansenismo. Nel progetto originario doveva comprendere dodici componimenti dedicati alle principali festività dell’anno liturgico ma ne scrisse solamente cinque (fra il 1815 e il 1822) e che recano i seguenti titoli: Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste.
    Ogni inno rievoca l’episodio della storia sacra che nella festività corrispondente viene celebrato, spiegando il significato che per la collettività riveste ognuna di queste ricorrenze. Ogni componimento ha il tono di una poesia collettiva e Manzoni parla sempre di “noi” e mai di un “io”. Il linguaggio è ancora molto lontano dalle idee espresse durante la carica di senatore perché usa termini aulici, latineggianti e arcaici.

    Le odi civili seguono la forma e il linguaggio degli Inni Sacri. Le più importanti sono Marzo 1821 e il Cinque Maggio, composta quando Manzoni venne a conoscenza della morte di Napoleone Bonaparte. La prima è ispirata alla speranza, disillusa, della liberazione di Milano dagli austriaci per opera del re sabaudo Carlo Alberto. Il fatto non avvenne e anzi la città fu sottoposta a una dura repressione e censura ma nel 1848 venne pubblicata dal suo autore con l’incitamento agli italiani di unirsi per liberare il Paese.

    Il cinque maggio, una delle odi più note del Manzoni, presta l’occasione all’autore per riflettere sulla vanità delle azioni umane sulla terra e sulla possibilità di una redenzione nella fede che è riuscita a placare anche l’animo bellicoso di Napoleone lasciandolo morire in pace.

L'arrivo della peste a Milano
L'arrivo della peste a Milano — Fonte: ansa
  • Conte di Carmagnola
    E' nelle tragedie che meglio si esprime l’interesse per la storia di Manzoni. Gli studi sulla tragedia sono al centro delle riflessioni sui generi letterari del tempo e Manzoni crede che la tragedia si presti benissimo per rappresentare i profondi conflitti morali che caratterizzano il processo storico. Nella prefazione al Conte di Carmagnola Manzoni espone le sue teoria sulla tragedia: rifiuta le unità aristoteliche prediligendo quello che definisce “sistema storico” già affrontato da Shakespeare e che prevede che il dramma si svolga in spazi diversi e in giorni diversi, in questo modo è possibile rendere i conflitti in modo più verosimile e storicamente attendibile.
    Le tragedie manzoniane sono quindi ricche di scenari e di situazioni e recuperano, modificandolo, il coro del teatro classico: in Manzoni i cori servono per inserire pause liriche alla fine di ogni scena e non a interpretare le idee dell’autore o del pubblico come avveniva nella sua funzione originaria. A tutto ciò accompagna una serie di approfondite ricerche storiche che erano state proprie anche dello sviluppo del suo romanzo storico.

    Il Conte di Carmagnola è il racconto ispirato ad un episodio delle guerre tra gli Stati regionali italiani nel Quattrocento. Il capitano di ventura, conte di Carmagnola, passa dalla fazione milanese a quella veneziana. Ottenuta la vittoria a Maclodio è visto con sospetto dai Commissari della Repubblica Veneziana per aver liberato dei prigionieri. Convinti di un futuro di tradimenti del Conte il Senato lo convoca a Venezia con un pretesto e lo condanna a morte. In questa tragedia si dispiega il tema classico dell’eroe contro un fato avverso incontrollabile.

Fonte: ansa

Il linguaggio è stato lavorato dagli uomini per intendersi tra loro, non per ingannarsi a vicenda