Agnosticismo e Ateismo: significato, differenze ed esponenti

Agnosticismo e Ateismo: significato, differenze ed esponenti A cura di Chiara Colangelo.

Agnosticismo e Ateismo: caratteristiche, differenze e definizione delle due correnti filosofiche ed accenni ai loro esponenti principali

1Agnosticismo e Ateismo: non è solo un problema di forma

Foto del biologo inglese Thomas Henry Huxley, il primo ad utilizzare il termine "agnosticismo"
Foto del biologo inglese Thomas Henry Huxley, il primo ad utilizzare il termine "agnosticismo" — Fonte: ansa

Nel corso della storia ci si è da sempre posti degli interrogativi sull’effettiva esistenza di Dio. Domande quali: “il mondo è stato creato da un’entità assoluta, perfetta e infinita?” o “come essere umani siamo stati generati da una mente creatrice?” o “c’è qualcosa dopo la morte?” o, ancora, “esiste un Ente perfetto a cui rivolgere le nostre preghiere, le nostre suppliche?”, hanno affollato la mente degli uomini dai tempi più remoti.
E le risposte sono state diverse, contraddittorie, il più delle volte tese a dimostrare razionalmente la presenza di Dio o a confutarne i presupposti. Tralasciando le varie teorie filosofiche volte ad affermare l’esistenza del divino, ci concentreremo ora su due filoni di pensiero, l’agnosticismo e l’ateismo, che in apparenza possono sembrare analoghi ma che, in realtà, giungono a delle conclusioni molto differenti.

1.1Cos'è l'ateismo?

Con il termine ateismo (dal greco “senza Dio”) si suole indicare una negazione esplicita dell’esistenza di Dio, accompagnata spesso dalla confutazione delle prove addotte a dimostrarne la presenza nel mondo.
Nei secoli il termine ha assunto, di volta in volta, delle coloriture differenti: basti pensare che, nel mondo antico, l’accusa di ateismo era rivolta a tutti coloro che si rifiutavano di omologarsi ai propri dettami religiosi. Così, atei erano gli ebrei e i cristiani per i Romani e i Greci. O, anche nell’età moderna, i protestanti erano considerati “senza Dio” dai teologi cattolici e viceversa.

1.2Cos'è l'agnosticismo?

Al contrario, con l’agnosticismo vi è una sospensione del giudizio in merito all’esistenza o all’inesistenza di Dio: il problema viene considerato insolubile in quanto non può essere razionalmente o materialmente verificato. La parola agnostico deriva anch’essa dal greco e significa, infatti, “non conoscibile” ed è stata utilizzata per la prima volta dal biologo inglese Huxley nel 1869.
Entriamo ora più nel dettaglio e, nonostante non sia possibile ripercorrere in modo sistematico le due teorie, analizziamo il pensiero di alcuni filosofi che, dall’antichità all’età moderna, possono essere considerati casi emblematici e ottimi rappresentanti delle due visioni.

2Il mondo antico

2.1Protagora: il primo agnostico della Filosofia

Nella Grecia del V sec. a.C. emergono dei pensatori originali, spregiudicati, amanti della democrazia e instancabili propugnatori dell’uso della ragione come strumento di critica della tradizione, delle credenze, del passato. Erano degli estimatori del dialogo, affidavano una grande importanza alla politica e all’educazione globale dell’individuo, insegnavano dietro compenso le arti retoriche per poter primeggiare nelle competizioni verbali. Tali pensatori vengono raggruppati sotto il nome di “sofisti” e sono, spesso, stati oggetto di denigrazione da parte dei filosofi successivi. Tra di loro spicca la figura di Protagora di Abdera, il cui pensiero può essere grossolanamente semplificato come una forma di relativismo conoscitivo e morale (cioè la teoria per cui non esistono verità assolute ma unicamente delle verità contestuali a chi giudica e alla situazione in cui lo fa). In linea con la sua visione, anche in merito all’esistenza di Dio Protagora si esprimeva in questi termini:

Degli dei non sono in grado di sapere né se sono, né se non sono, né quali sono: molte sono infatti le difficoltà che si frappongono: la grande oscurità della cosa e la limitatezza della vita umana.

Protagora

A tutti gli effetti questo filosofo ha compiuto la prima professione di “agnosticismo religioso” in quanto sosteneva che l’uomo non ha gli strumenti o le facoltà (materiali e razionali) per potersi pronunciare in merito all’esistenza o l’inesistenza di Dio.

2.2L'ateismo di Democrito

Busto raffigurante il filosofo Democrito
Busto raffigurante il filosofo Democrito — Fonte: ansa

Nello stesso V sec. a.C. vale la pena comparare la figura del filosofo Democrito. Il suo pensiero sulla realtà si fondava sulla presenza degli atomi, da lui considerati come particelle immensamente piccole e non divisibili, componenti tutto ciò che esiste. Per Democrito non esisteva nient’altro che la materia (cioè gli atomi) dotata di movimento. Alla base del mondo non vi era, dunque, nessun Ente che presiedeva alla creazione o stabiliva un fine. Nella sua filosofia non vi era spazio per nessun progetto divino, per nessuna mente che potesse essere causa o origine del tutto. Qualsiasi cosa esistente aveva la sua causa, la sua spiegazione, negli atomi che, dividendosi e unendosi, generavano il mondo. Tale concezione è da considerarsi, a tutti gli effetti, come una esplicita affermazione di ateismo.
Inoltre, il filosofo ci offre una suggestiva spiegazione sul perché è nata la religione: a suo parere, gli uomini primitivi, spaventati dalle calamità naturali (la pioggia, i fulmini, i lampi) e non sapendone spiegare le origini, hanno associato agli dei la causa di tali fenomeni. E, inoltre, hanno rivolto loro preghiere e riti affinché non arrecassero loro del male. Tale visione, come vedremo, sarà una felice intuizione che verrà ampliata e approfondita molti secoli dopo.

3Il mondo moderno

3.1L'agnosticismo di Kant: la critica alle prove dell'esistenza di Dio

Ritratto di Immanuel Kant
Ritratto di Immanuel Kant — Fonte: ansa

È soprattutto nel XVIII secolo che, però, la ragione viene elevata a unico criterio oggettivo su cui misurare qualsiasi credenza nel divino e, soprattutto, viene utilizzata come lente attraverso cui giudicare le religioni e i loro dogmi. Saranno in particolare i cosiddetti “illuministi” a condurre le argomentazioni sino a degli esiti mai toccati prima di allora. Il deismo fu, sicuramente, la forma di religiosità maggiormente condivisa tra questi pensatori. Ma anche l’ateismo e l’agnosticismo furono delle correnti sostenute da filosofi di grande spessore. 

Illuminista sui generis era Immanuel Kant che, in merito all’esistenza di Dio, ci ha fornito le confutazioni razionali più rilevanti della storia del pensiero filosofico. Secondo il pensatore, infatti, l’idea di Dio rappresentava la personificazione di ogni perfezione e realtà, da cui derivano tutte le cose che esistono. Tuttavia, per Kant, poiché l’uomo non può fare diretta esperienza del divino (non possiamo vederlo, toccarlo, sentirlo attraverso i nostri sensi), non è in grado di pronunciarci in merito alla sua esistenza o inesistenza. Così, l’obiettivo del filosofo fu quello di confutare le prove sull’esistenza di Dio maggiormente in voga. Tra tutte, la cosiddetta “prova ontologica” di Anselmo da Aosta che faceva derivare l’esistenza di Dio dallo stesso concetto di Dio. L’obiezione di Kant consisteva nel dimostrare l’impossibilità e l’errore nel passare dal piano mentale a quello reale; tanto più che l’esistenza la si poteva confermare solo per via empirica (con i sensi) e non unicamente tramite la ragione. A tal proposito, Kant utilizzò il celebre esempio dei cento talleri (la moneta prussiana utilizzata all’ora):   

Cento talleri reali non contengono assolutamente nulla di più di cento talleri possibili… Ma rispetto allo stato delle mie finanze nei miei cento talleri reali c’è più che nel semplice concetto di essi (cioè nella loro possibilità).

Immanuel Kant

Detto in parole povere, il concetto di “cento talleri” pensati o esistenti rimane lo stesso, ma c’è una grande differenza tra le due ipotesi: nel primo caso non posso fare acquisti, nel secondo si.
Con le sue critiche Kant non voleva, dunque, negare l’esistenza di Dio ma unicamente mettere in discussione la pretesa di dimostrarne razionalmente l’esistenza ponendosi, per questo, nel filone agnostico. 

3.2L'ateismo ottocentesco: Feuerbach e Marx

Il fondatore dell’ateismo filosofico ottocentesco è indiscutibilmente Ludwig Feuerbach. Secondo quest’ultimo non era stato Dio a creare l’uomo ma viceversa. Nello specifico, il divino rappresentava la personificazione di alcune qualità umane, la proiezione illusoria delle sue perfezioni (quali ad esempio la ragione, la volontà). Scriveva infatti Feurbach:

Tu credi che l’amore sia un attributo di Dio perché tu stesso ami, credi che Dio sia un essere sapiente e buono perché consideri bontà e intelligenza le migliori tue qualità.

Ludwig Feuerbach

Per capire Dio, secondo il filosofo, bisognava capire dunque l’uomo in quanto quest’ultimo aveva spostato “fuori di sé” ciò che apparteneva alla sua intima essenza.

Ma perché l’uomo ha creato Dio? A tal proposito, Feurbach ci offre diverse spiegazioni, tra cui le più importanti sono:   

  1. l’uomo ha creato l’immagine di un Dio in cui sono realizzati tutti i suoi desideri, impossibili da conseguire nella realtà in quanto l’essere umano è limitato (è, cioè, destinato a morire, non è perfetto né onnipotente). «Quali i desideri degli uomini, tali i loro dei», decretava il filosofo.
  2. l’uomo adora la natura da cui la sua vita stessa dipende: Feuerbach pensa, infatti, alle divinità dei popoli primitivi (associate al sole, ai fulmini, all’acqua ecc.).

La conclusione del filosofo non lasciava spazio ad equivoci: l’ateismo costituiva un dovere morale. Difatti, era necessario recuperare tutte quelle qualità positive che, come in uno specchio, erano state accostate a Dio e tolte all’uomo. Per rendersi conto, infine, che è l’uomo stesso l’Ente a cui si sottomette.  

La visione di Feurbach è stata poi rivista da un altro importante filosofo ateo: Karl Marx. Per quest’ultimo non era stato un uomo in generale a creare Dio, ma la religione si configurava come il prodotto di una società piegata dalle ingiustizie sociali. Difatti l’uomo sfruttato, proseguiva Marx, aveva creato Dio e la religione (considerata “oppio dei popoli”) per appagare in un illusorio aldilà tutto ciò che gli era precluso nell’aldiqua. Diceva il filosofo: 

La miseria religiosa è, da un lato, l’espressione della miseria effettiva e, dall’altro, la protesta contro questa miseria effettiva. La religione è il gemito della cultura oppressa.

Karl Marx

Per distruggere la religione, concludeva Marx, bisognava abbattere ciò da cui aveva tratto origine: la società diseguale.

4L'ateismo agnostico

Per quanto sia formalmente errato sovrapporre i termini agnosticismo e ateismo sotto un unico significato, esiste una corrente filosofica detta ateismo agnostico che tiene insieme i due concetti. Nonostante a molti sia sembrata contraddittoria, tale teoria, espressa dal filosofo scozzese Robert Flint agli inizi del 1900, ritiene che sia impossibile avere delle prove dell’esistenza di Dio (essere quindi agnostici) ed, al tempo stesso, credere che non esista alcun Dio (essere atei). Difatti, secondo Flint, nell’ateismo agnostico l’ateo non crede nell’esistenza di Dio ed, in più, «ha fallito nella ricerca di una buona ragione per credere nell’esistenza di un dio». E, aggiunge ancora, che quando un uomo «arriva a concludere che l’esistenza di dio non può essere provata, cessa di credere in esso basandosi sul fatto che non può sapere se è vero…egli è sia un agnostico che un ateo…mentre quindi è sbagliato identificare agnosticismo e ateismo, è altrettanto sbagliato separare i due concetti come se uno escludesse l’altro»