Abilitazione avvocati: chiusa la via spagnola?

Di Tommaso Caldarelli.

La Corte di Giustizia Europea dovrà decidere se questa pratica è lecita

Sei laureato in giurisprudenza e vuoi fare l'avvocato? Quante volte hai sentito della possibilità di abilitarti in Spagna: magari da qualche annuncio visto su Internet o dai racconti di qualche amico? E' tutto vero: grazie alle norme dell'Unione Europea finora è stato possibile abilitarsi in Spagna alla professione di avvocato, sostenendo un'esame molto più semplice di quello del nostro paese, per poi tornare in Italia ed esercitare regolarmente.

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LA VIA SPAGNOLA - Una via molto appetibile che però oggi rischia di essere messa in discussione perché il Consiglio Nazionale Forense ha portato il caso all'attenzione della Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo. Tutto è partito dal rifiuto dell'ordine degli Avvocati di Macerata di iscrivere a ruolo due giovani avvocati che avevano tentato la via spagnola; i due allora si sono rivolti all'ordine nazionale che ha colto l'occasione per interrogare il giudice europeo. La pratica di abilitarsi in Spagna per poi tornare in Italia può essere considerata una truffa, un modo per aggirare le leggi?

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ABUSO DEL DIRITTO? - Lettera 43 ci ricorda perché la via spagnola sia così "appetibile" per i giovani avvocati italiani.

In Italia gli esami di abilitazione alla professione di avvocato prevedono tre giorni di prove scritte e dopo sei mesi gli orali. Il candidato spagnolo invece deve affrontare un solo esame e poi esercitare la professione per un periodo di almeno tre mesi, cosa che però non sempre accade. Per ottenere il riconoscimento dell'esame in Italia poi basta una prova attitudinale o tre anni di pratica presso un tutor.

Davanti alla Corte del Lussemburgo si è già tenuta l'udienza preliminare: il Consiglio Nazionale Forense vuole fare in modo che la Corte autorizzi l'Ordine a valutare caso per caso se iscrivere i giovani avvocati che si sono abilitati in Spagna. Secondo il Cnf ci sono ottime probabilità che la corte stabilisca questo principio, e decida che il comportamento degli "abogados", gli italiani che passano dalla Spagna per abilitarsi sia un caso di abuso del diritto: d'altronde "la rilevazione effettuata dall'ufficio studi del Cnf presso tutti gli Ordini forensi per 'censire' il fenomeno degli avvocati 'stabiliti' in relazione alla loro nazionalità ha dimostrato che il 92% degli avvocati iscritti nell'elenco di quelli 'stabiliti' sono italiani". E alla richiesta dell'Ordine italiano si sono associate anche Romania e Austria.