Il 1968: storia e società nell'anno della contestazione

Di Redazione Studenti.

Anno di contestazioni studentesche, stravolgimenti sociali, lotte armate e ideologie politiche, il 1968 è stato l'anno in cui i movimenti di massa hanno fatto sentire maggiormente il proprio valore e la propria voce

A metà degli anni '60 il mondo occidentale evidenziava benessere economico e stabilità sociale. Scongiurato il pericolo di una terza - e definitiva - guerra mondiale con l'attenuarsi degli attriti tra Usa e Urss, la vita di tutti i giorni aveva ripreso a seguire i suoi ritmi naturali, che per milioni di individui erano scanditi dagli orari degli uffici e delle fabbriche. Il sogno di un'esistenza serena, agognata - soprattutto in Europa - durante i durissimi giorni della ricostruzione successiva al 1945, si era per molti realizzato, e negli anni '60 si poterono toccare con mano i primi risultati del cosiddetto "miracolo economico". Un numero sempre maggiore di famiglie poteva permettersi cose che, fino a pochi anni prima, erano viste come lussi irraggiungibili: l'automobile, la televisione, le ferie al mare.
Insomma, il lunghissimo periodo di instabilità che cominciò con la Grande Guerra del 1914 sembrava definitivamente consegnato alla storia, scalzato dall'idea di un mondo finalmente in pace con se stesso. Ma sotto la coperta della stabilità covava un germe di ribellione. Alla lunga, la società di quel tempo si dimostrò provinciale e un po' bigotta, e rivelò le sue prime rughe.

I padri di famiglia, appartenenti a una generazione che visse in prima persona la tragedia della seconda guerra mondiale, rivendicavano il diritto di vivere in santa pace senza scossoni; i loro figli, invece, si accorsero che col ritrovato benessere stava affermandosi una società immobile. I papà erano orgogliosi di aver tagliato il traguardo delle famose "tre emme" (Macchina, Mestiere, Moglie), che - appunto - significavano tranquillità. I figli, dal canto loro, cominciarono a sentirsi ingabbiati. Ad accentuare l'inquietudine dei giovani contribuirono la musica e la letteratura: erano, quelli, gli anni dei Beatles, dei Rolling Stones, di Bob Dylan. In Italia c'erano gli "urlatori", capeggiati da Celentano. Sul versante letterario, un urto violento si ebbe con la Beat generation: il mito di una vita "On the road", priva di schemi, faceva proseliti tra i giovani americani.

I genitori non gradivano questa incessante richiesta di libertà da parte dei loro figli, né riuscivano a comprendere le ragioni del loro rifiuto di una vita normale.
Così lo steccato tra due generazioni crebbe sempre di più e si arrivò al primo atto di protesta. Durante gli ultimi mesi del 1964, l'università californiana di Berkeley fu occupata dagli studenti, guidati da un ragazzo di chiare origini italiane, Mario Savio. Fu, quello, lo squillo di tromba che annunciò l'inizio della Contestazione. Il vento che soffiava dalle coste della California giunse in Europa due anni più tardi. L'Italia fu il primo paese del vecchio continente a recepire il messaggio della protesta che veniva di là dall'oceano: il 9 febbraio del '66, a Milano, vengono arrestati due anziani tipografi e sei giovani studenti e lavoratori. La principale imputazione che grava sul capo di alcuni di loro è quella di aver diffuso volantini a favore dell'obiezione di coscienza, in questo modo istigando i militari alla disobbedienza. Un vero e proprio caso, però, scoppia - sempre nel capoluogo lombardo - il 22 dello stesso mese, con l'incriminazione di tre studenti e del preside del liceo ginnasio Parini, Daniele Mattalia.
Accusa: incitamento alla corruzione.
Causa di tanto rumore fu un inchiesta pubblicata sul giornalino dell'istituto, La zanzara.
I redattori, affrontando il tema del sesso, scrissero: "Vogliamo che ognuno sia libero di fare ciò che vuole, a patto che ciò non leda la libertà altrui. Per cui assoluta libertà sessuale e modifica totale della mentalità".
L'inchiesta continuava: "Sarebbe necessario introdurre un'educazione sessuale anche nelle scuole in modo che il problema sessuale non sia un tabù, ma venga prospettato con una certa serietà e sicurezza". Quindi, la conclusione: "La religione in campo sessuale è apportatrice di sensi di colpa". Il tenore di queste frasi, oggi, fa pensare alla scoperta dell'acqua calda. Ma la magistratura reagì con la rabbia di chi subisce un'ustione.
Gli studenti e il preside furono rinviati a giudizio, e solo il presidente del tribunale dimostrò un minimo di equilibrio, pronunciando un giudizio di assoluzione accompagnato dalle seguenti parole: "Non montatevi la testa, tornate al vostro liceo e cercate di dimenticare questa esperienza senza atteggiarvi a persone più grandi di quello che siete".
L'episodio del Parini, conclusosi per il meglio, può essere visto come l'accensione della miccia di una bomba che sarebbe esplosa un anno dopo. Partita da un liceo, la protesta si estese alle università, il cui mondo viveva nel subbuglio creato dal disegno di legge "ventitrèquattordici" (dal numero, 2314), presentato dal ministro della Pubblica Istruzione Luigi Gui. L'ultima riforma universitaria si ebbe durante il Ventennio e a partire dagli inizi degli anni '60 il popolo degli aspiranti alla laurea era cresciuto a dismisura (più del 100%). Per evitare il collasso - che poi si ebbe comunque - il ministro proponeva una serie di interventi, trai quali l'istituzione di tre titoli: diploma al biennio, laurea, dottorato di ricerca.

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